Biglietti gratis e ricatti, la Juve e la curva da incubo  

Pubblicato da in data 15 Settembre 2019

Biglietti gratis e ricatti, la Juve e la curva da incubo

(Fotogramma)

Pubblicato il: 16/09/2019 14:50

Centinaia di biglietti gratis o sarebbero partiti i cori razzisti, con sanzioni per la società. Venivano chieste consumazioni ‘free’ al bar. E poi pressioni ai normali tifosi della Juventus, costretti a tacere. E’ il quadro delineato dall’indagine della Digos della Questura di Torino, coordinata dal Gruppo Criminalità Organizzata della locale Procura della Repubblica, che ha portato all’esecuzione di 12 misure cautelari (sei in carcere, quattro ai domiciliari e due obblighi di dimora) nei riguardi dei principali leader dei gruppi ultrà juventini.

La Juventus, per “evitare ripercussioni e danni di immagine”, ha dovuto garantire “circa 300 biglietti a pagamento per le gare in trasferta di campionato e di Champions League che sono stati poi in parte redistribuiti dai capi ultrà ricavando indebiti profitti (autoriciclaggio)”, emerge dall’inchiesta.

I capi ultras dei ‘Drughi’ e di ‘Tradizione’, in particolare, hanno utilizzato la propria forza intimidatrice anche per ottenere indebitamente dai gestori della società concessionaria del bar del settore dove si siedono abitualmente 25 consumazioni gratuite per ogni partita casalinga.

La ”strategia estorsiva” è stata attuata anche esercitando “pressioni” sui frequentatori “normali” della curva che hanno “dovuto” attenersi ai divieti “imposti” dai capi ultrà di “non” intonare cori e slogan durante le partite al fine di far percepire (anche ai mass media) un “clima ostile” verso la società, evidenziando, nel contempo, anche la loro capacità di condizionare il tifo di tutta la curva sud dell’Allianz Stadium.

Un momento chiave è rappresentato dalla fine del campionato 2017-2018, con lo stop ad alcuni privilegi concessi ai gruppi ultrà ha determinato, sin da subito, una ‘reazione’ dei leader storici che, vistisi negare alcuni abbonamenti gratuiti per i cosiddetti ‘striscionisti’, hanno definito una capillare strategia criminale per ‘ripristinare” quei vantaggi soppressi ed affermare nuovamente la posizione “di forza” nei riguardi della Juventus.

Come le cosche mafiose cercano di controllare il territorio, così le persone coinvolte nell’indagine cercano di controllare una parte dello stadio, in particolare la curva sud, con comportamenti tipici di metodi mafiosi, come le intimidazioni”, ha spiegato Patrizia Caputo procuratore aggiunto, coordinatore del gruppo criminalità organizzata.

“Il tifo è un pretesto, quello che hanno fatto per la Juventus potevano farlo per qualunque altra squadra che potesse garantire un giro di denaro come quello della Juventus perché poi è questo ciò che interessa a questi soggetti. Però – ha precisato il magistrato – per contestare il 416 bis ci vuole qualcosa di più, non ci sono condotte sufficienti per contestare il reato di associazione di stampo mafioso e tra l’altro, nella nostra indagine non abbiamo elementi di contatto fra questi gruppi ultra’ e organizzazioni mafiose”, ha osservato ancora.

Dalle indagini e’ emerso, hanno spiegato gli investigatori durante la conferenza stampa, che i principali privilegi che i soggetti coinvolti nell’indagine rivolgevano alla societa’ erano biglietti gratuiti o a prezzi calmierati per poterli rivendere. In mancanza della soddisfazione delle richieste le principali ritorsioni erano cori razzisti che per la società determinano sanzioni da parte della giustizia sportiva e lo sciopero del tifo che veniva imposto ai normali frequentatori della curva. In taluni casi venivano utilizzate anche condotte intimidatorie nei gestori della societa’ concessionaria del bar per ottenere consumazioni gratuite per ogni partita casalinga.

“Nel corso degli accettamenti – hanno concluso gli investigatori – è emersa un’organizzazione di tipo militare, dove anche le persone più fidate potevano venire allontanate qualora non rispondessero alle indicazioni date dal capo assoluto e dai coordinatori delle tifoserie della curva Sud. E un controllo del territorio stadio effettuato avvalendosi di una forza intimidativa che deriva dall’associazione”.


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