Contro la violenza di genere l’incontro ‘Innamòrati di Te’  

Pubblicato da in data 18 Settembre 2019

Contro la violenza di genere l'incontro 'Innamòrati di Te'

Pubblicato il: 19/09/2019 19:46

Sono aumentati i casi di violenza nei confronti di minori. Da 104 casi nel 2016 si è arrivati a 202 nel 2018. Sono i dati del Report 2018 della Polizia Postale sui reati online. Per questo motivo, la violenza di genere nei confronti delle più giovani è il tema della tappa del progetto “Innamòrati di Te” che si svolgerà a Gargnano in provincia di Brescia. Il progetto itinerante ideato da Codere Italia, che negli ultimi appuntamenti ha voluto approfondire il tema della violenza sui minori e l’applicazione della Carta dei Diritti della Bambina, dopo Roma, si ferma al Cafè del Porto di Bogliaco dove si sono date appuntamento: Elisabetta Sionis, Maria Antonietta Labianca e Rosaria Avisani.

Ricatti, estorsione sessuale, diffamazioni, pedopornografia, hate speech, stupro online, porn revenge, cyberbullismo, terrorismo informatico e phishing sono i reati che giungono maggiormente all’attenzione dell’autorità giudiziaria. “Le conseguenze possono essere drammatiche sia che il minore rivesta il ruolo di vittima ma anche nel caso si sia reso responsabile di reati online – sottolinea Elisabetta Sionis, criminologo clinico ed ex Magistrato Onorario presso il Tribunale dei Minori di Cagliari – e parte della responsabilità è dei genitori e degli adulti di riferimento. L’abbandono virtuale del minore che dispone di uno smartphone in età sempre più tenera, non solo lo espone all’adescamento da parte di soggetti privi di scrupoli, ma anche a contatto con realtà che non è in grado di comprendere”.

Gli stessi adulti, sempre più spesso mamme e papà, “fanno sfoggio – spiega Sionis – sui social di immagini che ritraggono i loro piccoli in varie situazioni della giornata, di fatto esponendoli per primi al rischio di essere oggetto di interesse di individui insidiosi. Questi genitori manifestano una nuova forma di incuria e abbandono, paradossalmente non più correlata a problematiche di indigenza economica e/o culturale, ma legata al consumismo in cui il minore diventa cliente e oggetto del consumismo tecnologico. Risulta sempre più urgente – conclude Sionis – l’introduzione di una legge che disciplini i reati online e che contempli il divieto di internet ai minori di anni 14 (l’art 97 del codice penale stabilisce che i minori di anni 14 sono incapaci di intendere e volere), introduca l’obbligatorietà di iscrizione ai social attraverso la registrazione dei dati personali e ne impedisca l’utilizzo in modo anonimo, anche attraverso una sorta di patentino digitale teso a identificare i reali dati, anche anagrafici, degli internauti”.

In Europa quasi 18 milioni di bambini hanno subito abusi sessuali (dato 2013 World Health Organization). In Italia, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2015 sono state avviate 1.032 indagini per il reato di atti sessuali con minori, nonché 720 per pornografia minorile. Un’indagine Doxa Kids e Telefono Azzurro del 2014 ha messo in luce come fenomeni quali il sexting, il revenge porn e la sextortion sono sempre più presenti sul nostro territorio: circa il 35,9% dei giovani intervistati ha infatti confermato di avere conoscenza di qualcuno legato a questo tipo di reati. Proprio SOS Il telefono Azzurro ONLUS nel suo dossier Abuso sessuale e pedofilia 2019 ha evidenziato che solo nel 2018 sono arrivate al centro nazionale di ascolto e consulenza di Telefono Azzurro – dedicato a bambini e adolescenti fino ai 18 anni – ben 124 casi aventi come oggetto l’abuso sessuale. Di questi, 6 su 10 (61,6%) hanno avuto come oggetto l’abuso sessuale offline, mentre più di 1 un caso su 5 (21,20%) ha riguardato il sexting. A seguire sono stati segnalati casi di adescamento da parte di adulti (7,9%) e pedopornografia (5,4%).

Le vittime hanno prevalentemente un’età compresa tra i 15 e i 17 anni e in oltre 7 casi su 10 (75,9%) sono femmine. “Da tempo, in Italia e nel mondo, si parla di parità di genere e di contrasto alla violenza – evidenzia Maria Antonietta Labianca Avvocato penalista cassazionista, Vice Presidente nazionale per il Sud e le Isole dell’ADGI (Associazione Donne Giuriste Italia) e membro di Futuro Forense -. Diverse sono state le iniziative promosse da numerose associazioni atte a predisporre protocolli di intesa per l’educazione alla parità di genere e per innalzare l’attenzione costante al contrasto della violenza sulle donne fin dalla nascita”. Su questi capisaldi, 300 comuni italiani hanno approvato l’adozione della “Carta dei Diritti della Bambina”, ispirata alla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, la quale integra la stessa convenzione internazionale, distinguendo bambini e bambine in termini di caratteristiche e bisogni, avendo riguardo delle diverse connotazioni fisiche ed emozionali.

“Attualmente – spiega Labianca – la Carta viene letta come una premessa fondamentale per l’affermazione e la tutela dei diritti delle donne fin dalla nascita, affinché ogni bambina possa crescere nella piena consapevolezza dei suoi diritti e dei suoi doveri in ambito familiare, scolastico e comunitario in genere”. La Carta dei Diritti della Bambina è stata presentata e approvata nel 1997 a Reykjavik in occasione del Congresso della BPW-Business Professional Women Europa e il suo obiettivo è quello di eliminare la discriminazione e attribuire alla bambina, fin dalla nascita, le stesse opportunità dei loro coetanei maschi. Si tratta di nove articoli per affermare che: ogni bambina ha il diritto di essere sé stessa e di essere felice sempre; deve essere protetta e trattata con giustizia dalla famiglia, dalla scuola, dai servizi sociali, sanitari e della comunità; deve essere tutelata da ogni forma di violenza fisica e psicologica. Purtroppo, dopo tanti anni dalla proclamazione di tali principi, la realtà per molte bambine del nostro tempo è un’altra, e troppi sono ancora i diritti negati e violati. “Lavorare ogni giorno per sensibilizzare e creare opportunità e rispetto. In due righe si potrebbe riassumere così la mia attività – dice Rosaria Avisani, Presidente Fidapa Sezione Brescia “Vittoria Alata” e curatrice del libro “Percorsi di farfalle”-.

Un lavoro che passa anche attraverso l’impegno per l’adozione della Carta dei Diritti della Bambina, un documento che non ha la pretesa di essere vincolante ma che sottolinea il diritto delle bambine di essere rispettate, protette e trattate con giustizia. La Sezione FIDAPA che presiedo ha molto lavorato per promuoverla: 28 le Amministrazioni Comunali che hanno adottato la Carta, insieme con: l’Università Statale di Brescia, per ora la prima ed unica Università italiana, l’Accademia Belle Arti Santa Giulia di Brescia e altre importanti istituzioni della città. Da questo lavoro è nato anche un testo scritto dalle socie e amiche della Fidapa, dal titolo “Percorsi di Farfalle – Riflessioni sulla Carta dei Diritti della Bambina”, un omaggio a tutte le donne che aiutano nella divulgazione della Carta ma ancor di più alle bambine incontrate in questi anni”.

Il libro è il risultato del grande lavoro compiuto in collaborazione con le Amministrazioni Comunali presenti in Provincia e le diverse istituzioni, al fine di mettere in pratica l’adozione della Carta dei Diritti della Bambina, supportandone la divulgazione e organizzando eventi di presentazione ad essa correlati. I nove capitoli del libro, che commentano gli altrettanti articoli della Carta, sono stati elaborati da donne professioniste ed esperte in vari settori sia Socie della FIDAPA che care amiche. Nove i capitoli, quanti gli articoli della Carta, ricchi di contenuti, di eleganti ed inediti disegni, espressione di colori ed emozioni, opera degli studenti dell’Accademia Belle Arti Santa Giulia di Brescia. “L’auspicio più grande sarebbe di poter smettere di organizzare eventi che hanno come oggetto la violenza contro le donne, le tante discriminazioni subite in termini di opportunità e di educazione. Purtroppo siamo ben lontani da quel momento. La cronaca ci costringe ad affrontare ogni giorno episodi di violenza su donne di ogni nazionalità ed età. In nome di queste donne, nella speranza che acquisiscano sempre più consapevolezza e crescano in autostima, continueremo a dare il nostro contributo attraverso “Innamòrati di Te”, che prima di essere un format che ci consente di conoscere tante realtà e diffonderle, è un quesito che ripetiamo costantemente a noi stesse, alle nostre figlie, alle nostre colleghe” – conclude Imma Romano, Direttore Relazioni Istituzionali di Codere Italia.

Dopo Gargnano, “Innamòrati di Te” continuerà a girare l’Italia per sensibilizzare il maggior numero possibile di persone su queste tematiche con incontri sempre gratuiti e aperti al pubblico.


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