Mappato il ‘baby bioma’, batteri diversi nei nati da cesareo  

Pubblicato da in data 18 Settembre 2019

Mappato il 'baby bioma', batteri diversi nei nati da cesareo

(Fotogramma)

Pubblicato il: 19/09/2019 14:13

Batteri di mamma e batteri di corsia. Nascere con un parto naturale o con un taglio cesareo cambia il ‘baby bioma‘, influenzando in modo diverso la popolazione di germi che abita nell’intestino dei bimbi nel primo anno di vita. Lo dimostra il più grande studio genetico del microbioma neonatale, pubblicato su ‘Nature’ da scienziati inglesi del Wellcome Sanger Institute, University College London, dell’università di Birmingham e da collaboratori. L’analisi, condotta su 1.679 campioni di batteri intestinali di quasi 600 bebè sani e 175 mamme, indica che i germi dei bambini venuti alla luce per via vaginale provengono per la maggior parte dall’intestino materno, mentre i ‘figli del bisturi’ presentano più batteri di origine ospedaliera.

Gli autori premettono che “l’esatto ruolo dei batteri intestinali del bambino non è chiaro”, che al momento “non è noto se le differenze riscontrate alla nascita avranno o meno effetti sulla salute futura” e che per saperlo “sono necessari ampi studi di follow-up”. I ricercatori precisano inoltre che le diversità rilevate vengono “largamente compensate” nel primo anno di vita, mentre gli esperti del Royal College of Obstetricians and Gynecologists sottolineano che “questi risultati non dovrebbero dissuadere le donne dal parto cesareo” nel caso in cui si rendesse necessario o preferibile. Ciò detto, lo studio fotografa ‘inquilini’ intestinali molto diversi fra i bebè a seconda di come sono nati.

I campioni fecali analizzati nei bimbi sono stati prelevati a 4, 7 o 21 giorni di vita, da piccoli nati negli ospedali del Regno Unito con parto naturale o cesareo. Alcuni bambini sono stati seguiti successivamente, fino a un anno di età. Sequenziando il Dna batterico i ricercatori hanno potuto ‘tracciare’ i germi intestinali, ossia scoprire da dove arrivavano.

Ricerche precedenti avevano suggerito che, percorrendo il canale del parto, i bebè ingeriscono batteri vaginali materni. Un elemento smentito dal ‘Baby Biome Study’: questa analisi su larga scala dice che i neonati presentano pochissimi germi vaginali di mamma nell’intestino, indipendentemente dal tipo di parto naturale o chirurgico. Cosa che – osservano gli scienziati – getta nuove ombre sulla pratica, già controversa, di tamponare i bambini partoriti con cesareo con i microbi vaginali della madre.

L’indagine ha piuttosto evidenziato che il microbioma dei neonati ‘vaginali’ era composto in gran parte da batteri intestinali della mamma. Mentre i nati con cesareo presentavano quantità molto minori di questi germi, mostrando invece più batteri tipicamente acquisiti in ambiente ospedaliero, con una maggiore probabilità di resistenza antimicrobica. Gli autori hanno infatti isolato e coltivato oltre 800 di questi microrganismi potenzialmente patogeni, mappandone il genoma e confermando che si trattava degli stessi ceppi responsabili di infezioni negli ospedali Uk coinvolti nello studio. “Batteri che in genere non causano malattie quando si trovano nell’intestino“, puntualizzano gli esperti, ma che “possono provocare infezioni se entrano nel posto sbagliato o se il sistema immunitario fallisce” nel suo compito di sentinella.

Le prime settimane di vita sono una finestra critica per lo sviluppo del sistema immunitario del bambino, ma ne sappiamo ben poco – commenta Peter Brocklehurst dell’università di Birmingham, autore principale del lavoro – Dobbiamo con urgenza dare seguito a questa ricerca, monitorando i bambini esaminati durante il loro percorso di crescita per verificare se le prime differenze riscontrate nel microbioma portano a problemi di salute. Ulteriori studi ci aiuteranno inoltre a comprendere il ruolo dei batteri intestinali nella prima infanzia e potrebbero contribuire allo sviluppo di terapie per un microbioma più sano”.


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