“Cinque proposte contro crescita zero”  

Pubblicato da in data 20 Settembre 2019

Cinque proposte contro crescita zero

(Fotogramma)

Pubblicato il: 21/09/2019 10:19

Per rilanciare la crescita dell’Italia che è virtualmente a zero (+0,2%) da almeno vent’anni la Cgia di Mestre propone al nuovo governo cinque interventi mirati in particolar modo sulle esigenze delle Pmi che costituiscono il tessuto connettivo del Paese. Il primo è la forte riduzione delle tasse e la semplificazione del sistema tributario, con uno choc fiscale che riduca, in 3 anni, la pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali. Fra le misure possibili, spiega la Cgia, il taglio del cuneo fiscale, l’eliminazione dell’Irap per le micro e piccole imprese e dello split payment, il reverse charge nell’edilizia e la riduzione progressiva degli acconti Irpef, Ires, Irap e Inps.

Il secondo intervento dovrebbe puntare a favorire l’accesso al credito, visto che dal 2011 ad oggi gli impieghi alle imprese sono diminuiti del 27 per cento. Magari con uno speciale finanziamento della Bce alle banche con vincolo di destinazione a favore delle micro e piccole imprese.

La Cgia propone quindi di tornare ad investire, visto che rispetto al 2007 (anno pre-crisi) in Italia gli investimenti sono crollati di quasi 20 punti percentuali.

Il quarto punto per il rilancio della nostra economia dovrebbe essere poi l’incentivazione degli interventi per il lavoro e la formazione, soprattutto quella “professionalizzante in un’ottica di filiera che metta a regime il sistema duale (alternanza scuola/lavoro e apprendistato), aiutando economicamente gli istituti tecnici e professionali di ‘frontiera’”.

Infine la Cgia invita a sostenere l’impresa 4.0 – con una attenzione anche alle micro imprese e a quelle artigiane – e l’utilizzo del digitale fornendo “le stesse corsie preferenziali burocratiche e le medesime risorse speciali attribuite alle start-up e Pmi tecnologiche”.

Uno dei problemi della nostra economia – commenta il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo – è il persistere di forti squilibri territoriali tra Nord e Sud: “Negli ultimi 20 anni, ad esempio, il Settentrione è cresciuto del 7,5 per cento, il Mezzogiorno, invece, è crollato di 6 punti percentuali. Sempre in questo arco temporale, la crescita media annua registrata nel Settentrione è stata dello 0,4 per cento, pari al doppio del risultato medio nazionale. Nel Meridione, invece, il Pil medio annuo ha subito una contrazione dello 0,3 per cento”.


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