Mef: “Tra 2020-24 discesa più rapida del debito/pil” 

Pubblicato da in data 22 Settembre 2019

Mef: Tra 2020-24 discesa più rapida del debito/pil

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Pubblicato il: 23/09/2019 16:44

Verso “una discesa più rapida del rapporto debito/pil” nel periodo 2020-24. A sottolinearlo in una nota è il ministero dell’Economia e delle Finanze in merito a ‘Conti Economici Nazionali – Anno 2018’ di Istat e ‘Revisione del debito delle Pubbliche Amministrazioni’ della Banca d’Italia. “Il combinato disposto delle revisioni del debito e del pil comunicate oggi – sottolinea il ministero – danno luogo ad una dinamica del rapporto debito/pil che è complessivamente più favorevole, con una discesa che diventa più marcata negli anni dal 2015 al 2017 e una risalita più modesta nel 2018”. Infine il ministero sottolinea come, “considerato il profilo delle scadenze di capitale e interessi dei Bpf in questione, con volumi più elevati nel 2020-2024, questo dovrebbe contribuire ad una discesa più rapida del rapporto debito/pil nello stesso periodo, pur partendo da un livello iniziale più elevato”.

La revisione dello stock del debito delle Pa degli anni 2015-2018 in larga parte, rileva il Mef, “si deve alla revisione del trattamento statistico degli interessi maturati sui Buoni Postali Fruttiferi (Bpf) del Mef, lo strumento di raccolta postale emesso fino al 2001 che, con la trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni (avvenuta nel 2003), è stato trasferito al Mef diventando a tutti gli effetti parte del debito pubblico”.

Come noto i Bbp trasferiti al Mef, nelle due tipologie di serie ‘ordinarie’ e a ‘termine’, sottolinea, “non sono negoziabili, hanno quasi esclusivamente formato cartaceo, sono rimborsabili a vista e maturano interessi con un meccanismo di capitalizzazione che ne prevede il pagamento solo al momento del rimborso, che può essere anche anticipato rispetto alla scadenza naturale (che per le serie ordinarie arriva anche fino a 30 anni)”.

Lo stock in circolazione di tali strumenti alla fine del 2018, rileva il Mef, “era pari a 12,8 miliardi di euro in termini di valore capitale e 58,2 mld di euro in termini di interessi accumulati. La dimensione molto rilevante di questi ultimi rispetto al capitale si deve sostanzialmente a tre fattori: diverse serie dei Bpf oggetto della riclassificazione sono state emesse in anni caratterizzati da tassi di interesse sul debito pubblico molto elevati (alcune serie riportano tassi al 9%); una quota rilevante dello stock dei Bpf ha una durata molto lunga; il funzionamento stesso dello strumento prevede che la corresponsione degli interessi avvenga solo al momento del rimborso e non lungo la vita dei titoli (come ad esempio avviene per tutti i titoli di Stato con cedola). Le serie attualmente in circolazione scadranno progressivamente fino al 2031; per tutte le serie i sottoscrittori hanno diritto al rimborso entro massimo 10 anni dalla data di scadenza”.

Come descritto nel comunicato della Banca d’Italia, ai sensi del nuovo Manuale su Deficit e Debito Pubblico (Manual on Government Debt and Deficit) di Eurostat pubblicato il 2 agosto dell’anno in corso e in discontinuità con le precedenti edizioni, rileva il Mef, “gli interessi accumulati su strumenti del tipo dei Bpf vanno ora inclusi ai fini del calcolo del loro ‘valore facciale’ (face value). Come è noto, il valore facciale costituisce l’unico riferimento adottato dall’art. 1 del Regolamento Europeo 479/2009 di applicazione del protocollo della procedura deficit eccessivi (Edp) per il calcolo del debito pubblico. Questo spiega l’entità dell’incremento del debito, revisione la cui natura è quindi puramente contabile. Si tratta di un esercizio di riclassificazione noto e previsto da tempo”.

Dal punto di vista della contabilità nazionale va ribadito che,” al di là della revisione dello stock del debito appena citata, tale intervento non ha alcun impatto sulle altre variabili, in particolare sull’indebitamento netto delle Pa che ha sempre incluso gli interessi maturati su questi prodotti. D’altra parte nei conti finanziari italiani pubblicati dalla Banca d’Italia in base agli standard previsti in sede europea, il valore degli interessi accumulati sui Bpf del Mef è stato sempre puntualmente riportato”.

Da un punto di vista finanziario il Mef “gestisce i pagamenti su questi strumenti mediante conti ad esso intestati appositamente creati nel 2003 proprio per fare fronte ai rimborsi e quindi per corrispondere il capitale e gli interessi accumulati. Al 31-12-2018 sui conti in parola erano accantonati circa 45,4 miliardi di euro”.


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