Usa: un ex procuratore, un ex ministro e società gas al centro del ‘Kievgate’/Adnkronos  

Pubblicato da in data 22 Settembre 2019

Un ex procuratore, un ex ministro e una società del gas al centro del 'Kievgate'

Barack Obama, Joe Biden e Hunter Biden (Fotogramma)

Pubblicato il: 23/09/2019 17:06

Il candidato alle primarie del Partito democratico alle elezioni presidenziali del prossimo anno Joe Biden è stato un portavoce dell’impegno dell’amministrazione di Barack Obama a sostegno del nuovo governo a Kiev, dopo la Maidan e l’uscita di scena di Viktor Yanukovich, uno dei rappresentanti Usa ad aver maggiormente sostenuto il riavvicinamento dell’Ucraina all’Europa e agli Stati Uniti. Il figlio Hunter, privo di esperienza significativa in Ucraina o nel settore del gas, nel maggio del 2014, è stato nominato consigliere di amministrazione della società ucraina per l’estrazione del gas Burisma Holdings Ltd, con la delega all’ufficio legale della società. Una carica, con uno stipendio mensile di 50mila dollari, che ha mantenuto fino allo scorso aprile, dopo che Biden padre ha iniziato la sua campagna per la Casa Bianca.

Da qui, l’offensiva di Rudolph Giuliani e dello stesso Donald Trump per indagini sui Biden, alla ricerca di possibile corruzione di Hunter, conflitto di interesse di Joe, e del corto circuito fra politica estera degli Stati Uniti e affari privati. Il presidente americano ha cavalcato l”affaire’ ucraino sin dai tempi della sua campagna elettorale, quando la Casa Bianca aveva più di una volta risposto alle sue esternazioni escludendo un conflitto di interesse: Hunter Biden, si sottolineava, è un privato cittadino, un avvocato, e come tale opera in Ucraina.

Il nuovo presidente ucraino Volodymir Zelensky, che si è insediato a Kiev con la promessa di contrastare la corruzione, dilagante anche dopo la Maidan e malgrado le promesse del suo predecessore Petro Poroshenko, inizia oggi una visita di tre giorni negli Stati Uniti, per intervenire all’Assemblea generale dell’Onu a New York e per un incontro con Donald Trump mercoledì, dopo la diffusione della notizia dei media americani della denuncia di un funzionario dell’intelligence, per cui Trump, in una conversazione telefonica con Zelensky lo scorso 25 luglio, dopo la vittoria del suo partito “Servo del Popolo” alle elezioni legislative anticipate, gli aveva chiesto ben otto volte l’avvio di indagini su Hunter Biden, condizionando a tale inchiesta il proseguimento degli aiuti militari americani a Kiev.

A metà di questo mese, la Casa Bianca ha sbloccato 250 milioni di dollari di assistenza per addestramento ed equipaggiamenti militari all’Ucraina, uno stanziamento che era stato in effetti congelato per consentire, questo il wording dell’Amministrazione Usa, una revisione alla ricerca di possibile corruzione.

La notizia della sospensione degli aiuti era stata data da Politico lo scorso 28 agosto. Il 13 settembre Zelensky aveva ringraziato Trump per aver sbloccato gli aiuti e annunciato che ai 250 milioni originariamente previsti ne sarebbero stati aggiunti altri 140.

Trump e Giuliani tornano ora a insistere nel ricordare che era stato Joe Biden a esercitare pressioni su Kiev per il licenziamento del procuratore generale dell’Ucraina dal febbraio del 2015, Viktor Shokin (chiesto da Poroshenko nel febbraio del 2016 e formalizzato con un voto del Parlamento a marzo) allo scopo, questa la tesi dei due esponenti repubblicani, di bloccare una sua inchiesta su Burisma e i Biden.

In uno dei suoi tanti viaggi a Kiev, nel 2016, l’allora vice presidente aveva comunicato al governo che gli Stati Uniti erano pronti a trattenere un miliardo di dollari di garanzie sui prestiti se non fossero state adottate misure efficaci contro la corruzione. Due anni dopo, in un discorso pubblico al Council on Foreign Relations, Biden aveva spiegato di aver detto in quell’occasione a Poroshenko: “lascio Kiev fra sei ore, se il procuratore generale non viene licenziato, non avrete i soldi. E cavoli se è vero, è stato licenziato. E al suo posto hanno nominato qualcuno di solido” (yuri Lutsenko, ndr).

Joe Biden non ha quindi mai negato di aver sollecitato le dimissioni di Shokin, pressioni in atto dalla fine del 2015, per la sua mancanza di azione contro la corruzione. Richiesta condivisa con molti altri, inclusi esponenti della società civile ucraina e reduci della Maidan. “Tutti, nella comunità occidentale, volevano che Shokin fosse licenziato. L’intero G7, l’Fmi e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo”, ha testimoniato, in una intervista al Wall Street Journal, Anders Aslund, esponente di spicco dell’Atlantic Council di Washington. La co fondatrice del Centro di azione ucraino contro la corruzione, Daria Kaleniuk, ha dichiarato al Washington Post nei giorni scorsi che “Shokin è stato licenziato non perché si opponeva a una inchiesta su Burisma, ma al contrario, perché l’aveva lasciata dormiente” (come molte altre).

Sotto la lente degli inquirenti ucraini, vi era il proprietario di Burisma, l’ex ministro delle risorse naturali (fino al 2012) Mykola Zlochevsky, accusato di aver assicurato licenze per l’estrazione del gas in modo illecito a compagnie affiliate alla sua holding, di arricchimento illegale e riciclaggio di denaro. L’inchiesta, già aperta quando Hunter Biden aveva assunto l’incarico, è rimasta dormiente durante la gestione Shokin che ora invece sostiene che nel quadro della sua indagine avrebbe chiesto la testimonianza di Hunter Biden.

Dopo la sua uscita di scena, l’inchiesta è stata suddivisa in tre diversi tronconi. Uno dei quali è passato all’Ufficio nazionale anti corruzione (Nabu) che l’ha poi archiviata. Un secondo troncone, relativa al riciclaggio di denaro in Gran Bretagna, è stato chiuso dopo che le autorità a Kiev non hanno rispettato i tempi massimi per la presentazione di rogatorie internazionali. Un terzo filone si sarebbe concluso con una condanna per evasione per milioni di dollari, secondo quanto aveva reso noto, in una intervista a The Hill, il successore di Shokin, Yuri Lutsenko, senza precisare chi sia stato condannato. Lo scorso anno, uno dei filoni dell’inchiesta su Burisma è stato riaperto.

Già nel nel 2015, l’ambasciatore americano a Kiev, Geoffrey Pyatt, aveva denunciato il procuratore generale Shokin – che ha in seguito spiegato in interviste con i media ucraini, di essere stato licenziato illegalmente per far contenti i “mungi aiuti”, le ong attive in Ucraina con contributi in occidente – come “un ostacolo” agli sforzi anti corruzione del governo, citando in particolare la fuga di capitali all’estero, e quantomeno in Gran Bretagna, che aveva nella primavera del 2014, congelato 23,5 milioni di dollari di beni di Zlochevsky, per il sospetto di riciclaggio.

Ma a questo punto è necessario fare un altro passo indietro. Subito dopo la Maidan, il socio americano di Hunter Biden Devon Archer entra nel cda di Burisma. Poco dopo, ad aprile di quell’anno, Biden incontra Archer. Un mese dopo ancora, Hunter entra in Burisma.

La Rosemont Seneca Partner LLC che fa capo ad Archer e Hunter Biden ha ricevuto, trasferimenti su uno dei suoi conti, per più di 166mila dollari al mese dalla Burisma dall’aprile del 2014 all’ottobre del 2015, come è emerso nel corso di una inchiesta separata nei confronti di Archer da parte della procura di Manhattan, come ha reso noto il giornalista investigativo americano John Solomon su The Hill.


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