Pausa bagno negata, azienda dovrà risarcire operaio che si urinò addosso  

Pubblicato da in data 23 Settembre 2019

Pausa bagno negata, azienda dovrà risarcire operaio che si urinò addosso

(Immagine di repertorio – Fotogramma)

Pubblicato il: 24/09/2019 16:45

La Sevel Spa di Atessa, Chieti, è stata condannata a risarcire un lavoratore al quale, durante il turno, fu impedito di andare al bagno, tanto che si fece la pipì addosso. A deciderlo è stato il Tribunale di Lanciano, che, accogliendo il ricorso dell’operaio non autorizzato all’abbandono della propria postazione, assistito dall’avvocato Diego Bracciale, ha disposto che lo stabilimento del Ducato dovrà corrispondergli una somma di 5mila euro, più la rivalutazione monetaria e le spese di giudizio.

Secondo la ricostruzione dei fatti che si legge nella sentenza, erano le 16.45 del 7 febbraio 2017 quando il lavoratore ha azionato la prima volta il dispositivo di chiamata-emergenza per potersi allontanare dalla postazione, senza che nessun team leader si portasse nella sua postazione.

L’operaio “ha dunque azionato il dispositivo di chiamata- emergenza della postazione vicina”, sempre “con esito negativo” e alla fine ha chiesto ai team leader che si trovavano nei paraggi il permesso di recarsi alla toilette, senza però ottenere risposta positiva, fino a quando, “giunto allo stremo, e non avendo alternativa alcuna, lasciava la postazione e correva verso i servizi igienici, non riuscendo ad evitare di minzionarsi nei pantaloni. Nonostante ciò – si legge ancora – riprendeva immediatamente il suo lavoro; chiedeva di potersi cambiare in infermeria, ma tale permesso gli veniva negato”, tanto che il lavoratore è riuscito a cambiarsi solo “durante la pausa, alle 18, presso il cosiddetto “Box Ute”, al cospetto di tutti i lavoratori vicini, donne comprese”.

“La vicenda – spiega l’Usb – riguarda il lavoratore che finì con l’urinarsi addosso durante il turno di lavoro, il quale è riuscito a ricostruire i fatti grazie all’attenta assistenza legale dell’avvocato Diego Bracciale, oltre che per i diversi colleghi di lavoro che hanno deciso di testimoniare, assumendo così un ruolo importante nell’iter giudiziario. Il giudice ha stabilito che il datore di lavoro ha arrecato concreto e grave pregiudizio alla dignità personale del lavoratore nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione, indubbiamente derivante dall’imbarazzo di essere osservato dai colleghi con i pantaloni bagnati”.

“La sentenza ha reso giustizia al lavoratore in questione, restituendogli in parte la dignità che rimane irrimediabilmente lesa, anche per le conseguenze che la vicenda ha inevitabilmente generato a livello morale e psicologico. Ci si augura che il fatto, che ha avuto comprensibilmente una grande risonanza mediatica per la sua gravità, non si verifichi mai più. Il ringraziamento di Usb va all’avvocato Bracciale per la sua professionalità e per la sua assistenza legale, nonché per aver preso a cuore una vicenda estremamente delicata. e anche ai colleghi del lavoratore, che concoraggio hanno permesso di ricostruire la vicenda in modo univoco, concordante, lineare e coerente, come ritenuto testualmente dal giudice di Lanciano”.


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