Prix Italia: bollino blu contro le fake? Il dibattito è aperto  

Pubblicato da in data 23 Settembre 2019

Pubblicato il: 24/09/2019 16:34

(di Pippo Orlando)

E’ possibile dare un ‘bollino blu’ di qualità alle notizie per combattere le fake? Se n’è parlato oggi al Prix Italia, la manifestazione organizzata dalla Rai ai Mercati di Traiano di Roma, nel corso di un convegno aperto dal presidente di Viale Mazzini, Marcello Foa, che ha sottolineato come “qualità, autorevolezza e pluralismo siano i valori fondamentali per una democrazia sana e avvicinano i media ai cittadini”. Il convegno, dal titolo ‘News: è possibile un marchio di qualità internazionale?’, moderato dal direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, ha visto dibattere Claudio Cappon, segretario generale del Copeam, Peter Gomez, direttore de ‘ilfattoquotidiano.it’, Andrea Pontini, ad de ilGiornale online, e Olaf Steenfadt, capo del progetto internazionale ‘Trust Journalism Initiative’, che sta studiando un sistema di certificazione Iso delle news.

Mettere su un meccanismo di certificazione delle notizie per contrastare le fake news è un tema estremamente attuale ma scivoloso, “un terreno minato”, l’ha definito Sangiuliano per il quale è difficile “stabilire la qualità di una notizia. Chi è il giudice?”, è la domanda posta dal direttore del Tg2 che ha fatto l’esempio della prima mostra sull’Impressionismo a Firenze nel 1910, “accolta dai giornali dell’epoca con sprezzo perché per loro i canoni artistici erano quelli della pittura ottocentesca. Oggi un quadro ottocentesco lo paghi 500 euro mentre per comprare un Cezanne o un Renoir non basta vendere uno dei palazzi della Rai”. Diverso è il caso dei diritti civili “che vanno rispettati e per la cui tutela esistono leggi attraverso le quali i giornalisti possono muoversi”. Inoltre, per Sangiuliano va separato “il giornalismo dalla propaganda, che è sempre esistita”, e bisogna sperare “nella maturità e nella consapevolezza dei cittadini”.

D’accordo anche Peter Gomez per il quale “è difficile stabilire la qualità, mentre è facile individuare le notizie vere e quelle false”. Secondo il direttore de ‘ilfattoquotidiano.it’, “le fake news sono un problema, ma non il problema dei problemi. E soprattutto non sono in grado di influenzare una grande porzione di opinione pubblica. La carta stampata è in crisi e ha bisogno di dire: ‘leggete noi perché tutto quello che c’è in rete è robaccia’. E non è vero perché spesso accade che le fake vengano corrette dalla rete stessa”.

Per Gomez ci sono quattro antidoti alle fake: “il primo è la consapevolezza che i cittadini hanno delle bufale, il secondo è appunto la capacità di autocorrezione della rete, il terzo è l’adesione volontaria dei giornalisti non all’Ordine, cui siamo obbligati ad aderire, ma a un’associazione che certifichi la veridicità. Il quarto è smettere di raccontare balle – sottolinea – perché la credibilità di noi giornalisti è bassissima e non dipende dal fatto che un giornale sia schierato politicamente, cosa lecita, ma dal raccontare bene i fatti”. Quanto alla crisi della carta stampata, per Gomez dipende anche dal “mercato ristretto dei giornali italiani, perché la nostra lingua si parla solo fino al Canton Ticino e finita l’epoca di Berlusconi all’estero dell’Italia interessa soltanto la mafia e il Papa, tutto il resto poco o niente”.

Cappon, invece, crede nel progetto ‘Journalism Trust Initiative’, al quale “hanno aderito decine di organizzazioni giornalistiche europee ma anche mondiali, dalla Russia a Taiwan, oltre all’Iso e per l’Italia l’Agcom. Quando mi hanno coinvolto – dice il segretario generale del Copeam – ero pieno di quello scetticismo tipicamente italiano. Man mano che il lavoro avanzava però, mi sono detto che in certe situazioni cruciali bisogna abbandonare la nostra italianità. La certificazione allo studio non prevede un giudice ma degli standard o procedure riconosciute che valutano il processo di produzione delle news. Dopodiché liberi tutti di rinunciare, ma credo che rinunciarvi possa essere rischioso”, osserva.

E’ un’iniziativa partita lo scorso marzo che tiene conto “della disintermediazione tra cittadini utenti e professionisti della comunicazione. Le ricerche e gli studi sulle fake news all’estero hanno un approccio più scientifico rispetto all’Italia. La Bbc, ad esempio, ha avanzato due programmi per contrastare le bufale. Il Journalism Trust Initiative parte dall’ipotesi che alcuni indicatori di qualità o affidabilità dell’industria delle news possano essere identificati, misurati e quindi certificati come avviene per altri processi. L’obiettivo non è solo combattere le fake ma ridare valore alla professione giornalistica, senza analizzare e giudicare i contenuti, ma solo i processi produttivi. Questo attirerebbe anche gli investitori pubblicitari”.

Gli fa eco Steenfadt secondo il quale “è importante distinguere le opinioni dai fatti” e “rendere oggettivi i processi che generano la qualità dell’informazione”.

Ma Pontini ribadisce che il “tema della certificazione di qualità è molto scivoloso”. Per l’ad de ilGiornale online il vero grande bagaglio dei giornali “è il rapporto di fiducia con i lettori, che dobbiamo custodire e che invece soggetti come Google o Facebook non hanno, essendo portatori asettici di informazioni. La strada per salvare i giornali – dice – è quella del giornalismo di qualità e del rapporto di fiducia con i lettori. Serve raccontare i fatti con lealtà e serve anche dare spazio ai lettori. Pensare che internet sia all’origine della crisi dell’editoria è perdere l’opportunità di capire cosa sta accadendo”. Il dibattito però, conclude Sangiuliano, è appena cominciato.


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