L’economista, ‘sindacati a Palazzo Chigi? Bene, ma superino divisioni interne’  

Pubblicato da in data 24 Settembre 2019

L'economista, 'sindacati a Palazzo Chigi? Bene, ma superino divisioni interne'

Palazzo Chigi

Pubblicato il: 25/09/2019 12:58

“Con la nuova maggioranza giallo rossa al Governo, i Sindacati ritornano nel salotto buono della politica, recuperando una visibilità mediatica persa da tempo” ma perché l’interlocuzione con Palazzo Chigi sia efficace bisogna che sindacati “superino le criticità al loro interno che hanno reso debole ed occasionale il loro ruolo nei confronti dei governi”. Lo afferma l’economista Giuseppe Bianchi, direttore della Nota dell’Istitito di Studi delle Relazioni industriali e di lavoro (Isril).

Per il sindacati dunque è fondamentale, consiglia Bianchi “riaffermare il loro ruolo di intermediazione sociale e di autorità legittima ed esclusiva nella regolazione dei rapporti di lavoro”. “Problema che dovrebbe essere percepito, soprattutto da Cisl ed Uil la cui cultura pluralista ed associativa sta divenendo soccombente al movimentismo di classe della Cgil”, aggiunge.

E’ senz’altro positivo che le organizzazioni sindacali siano state convocate a Palazzo Chigi perché “non si possono autoconfinare nella contrattazione collettiva dei rapporti di lavoro in quanto sono le condizioni macro-economiche a monte a regolare i flussi di reddito e i tassi di occupazione che costituiscono le materie principali delle tutele dei lavoratori”.

“Un Paese che non cresce, che non produce ricchezza penalizza il lavoro, in quanto fattore produttivo oggi sfavorito dalle dinamiche di un mercato sempre più interconnesso e competitivo. E’ quanto puntualmente avvenuto nella lunga stagione di stagnazione economica da cui non si è ancora usciti”, spiega Bianchi.

Ma nello stesso tempo la partecipazione concertativa dei sindacati presenta criticità. “I sindacati -dice l’esponente dell’Isril- rappresentano interessi parziali (quelli del lavoro) non sempre facilmente conciliabili con quelli della collettività nazionale”.

“Ciò avviene soprattutto in presenza del peso assunto nella composizione sociale dei sindacati dalle categorie dei pensionati, dei dipendenti pubblici, degli insegnanti. La difesa corporativa dei loro interessi entra spesso in contraddizione con le esigenze di modernizzazione del Paese che richiederebbero recuperi di efficienza e di equità intergenerazionale che toccano proprio queste categorie più sindacalizzate”, osserva.

“Criticità aggiuntive provengono poi da un assetto istituzionale sempre più caratterizzato da Governi deboli e precari, dalla crisi dei partiti che hanno perso il loro radicamento sociale e, soprattutto negli ultimi tempi, da un dibattito politico che si è progressivamente allontanato da un confronto di valori e di scelte programmatiche per aprire una stagione permanente di scontro elettorale alimentato da una rincorsa di promesse a debito”, sostiene Bianchi.

“Questo è il contesto del nuovo coinvolgimento politico dei sindacati. Ciò nonostante, come si diceva, i sindacati non possono estraniarsi, -sottolinea l’esperto- anzi la loro partecipazione porterà a risultati che è già facile prevedere: la riduzione del cuneo fiscale a beneficio dell’aumento dei salari e l’introduzione di una legge sui minimi salariali”.

“Esistono già forze politiche che si intestano il primo risultato indicando il secondo come una riaffermazione di una cultura politica che, nel privilegio accordato alla democrazia diretta, tende a svuotare di significato il ruolo di intermediazione sociale del sindacato”, conclude Bianchi.


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