Pamela e il suo carnefice in opera choc 

Pubblicato da in data 15 Ottobre 2019

Pamela e il suo carnefice in opera choc

(Foto dal profilo Facebook)

Pubblicato il: 16/10/2019 17:13

di Sara Di Sciullo

Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa e fatta a pezzi a Macerata a gennaio dello scorso anno, rappresentata come la ‘Madonna con Bambino’, con in braccio il suo carnefice, Innocent Oseghale, nelle vesti di Gesù Bambino.

L’opera choc, dell’artista torinese Andrea Villa, ha fatto il giro del web in occasione del lancio di una sua mostra personale, conclusasi pochi giorni fa a Torino, dove tuttavia l’opera, come si apprende dalla galleria, non è stata esposta. L’immagine ha scatenato la reazione della famiglia della 18enne uccisa: “Noi andremo a fondo in questa vicenda per capire come sono andate le cose. Siamo venuti a conoscenza, per un caso fortuito, di questo quadro e lo abbiamo trovato blasfemo, dissacrante e offensivo sia della religione che di Pamela e della sua tragedia, oltre che dei familiari”, afferma all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio della ragazza.

“Ci dispiace che il viso di Pamela sia usato in questo modo, non avremmo avuto da ridire se fosse stato usato per messaggi positivi o di beneficenza, ma che venga usato a nostra insaputa, in un contesto come questo, non fa che aumentare l’amarezza e la rabbia – conclude Verni – Al di là di qualsiasi messaggio l’artista volesse mandare, è raccapricciante averne preso visione. Valuteremo le azioni più opportune”.

L’opera non è stata esposta e nemmeno prodotta, non ci ho guadagnato neppure un soldo”. Così all’Adnkronos Andrea Villa, ribattezzato da qualcuno il ‘Banksy torinese’ per il suoi blitz a suon di manifesti satirici e perché nasconde la sua identità, riferendosi alla reazione della famiglia di Pamela Mastropietro. L’immagine dell’opera è stata diffusa sul web in occasione del lancio di una sua mostra personale, ma poi, racconta l’artista, non è stata esposta al pubblico. “Potevo intuire cosa sarebbe successo e così ho preferito mantenere un profilo più basso. Sono convinto della mia opera, ma ho preferito, in quel momento, non esporla per rispetto della famiglia: mi sembrava fosse un po’ troppo”, sottolinea. L’immagine è salita comunque alla ribalta del web ed è scoppiata la polemica. “Io da sempre faccio ricerca sui mass media e su come vengono rappresentate le varie questioni – sottolinea Villa – La mia riflessione è stata come l’immagine di Pamela sia stata sfruttata da alcuni giornalisti e mass media per motivi puramente propagandistici. Io lavoro sulla strumentalizzazione mediatica del personaggio“. La reazione dei familiari “è comprensibile, ma il mio era anzi un lavoro in favore di questa ragazza. Mi sono ispirato a un’opera di Marcus Harvey esposta nella mostra ‘Sensation’ alla Royal Academy Of Arts nel 1997, a Londra”, racconta. “Con il mio lavoro volevo criticare come alcuni politici e alcuni giornalisti hanno cercato di strumentalizzare la vicenda e come la realtà venga distorta per tante vicende tragiche – conclude – Massimo rispetto, la mia era una critica a chi ha sfruttato l’immagine mediatica della ragazza per strumentalizzare voti e programma”.

“Quando dovevamo lanciare la mostra in termini mediatici, l’artista mi ha inviato l’immagine incriminata, una sua opera. L’immagine è stata postata sulla pagina Facebook dell’evento ed è girata, ma poi nel corso della programmazione l’immagine è stata sostituita con un’altra opera, che raffigura Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti rappresentati come due angeli e la scritta ‘Peneangeli'”, racconta dal canto suo all’Adnkronos Riccardo Costantini, gallerista di Riccardo Costantini Contemporary a Torino, dove dal 20 settembre al 12 ottobre scorsi si è svolta la mostra ‘Salotto borghese, Italia agli immigrati’ di Andrea Villa. “E’ stata una scelta dell’artista non esporla. Io come gallerista mi trovo spesso davanti a opere contraddittorie come questa e non è mio compito esprimere giudizi morali sugli artisti – sottolinea – Non essendone l’autore non ne sono responsabile e non lo sono a maggior ragione dal momento che l’opera non è mai stata esposta”.

Il gallerista spiega che “nella mostra sono state esposte circa 25 opere”, la maggior parte a sfondo politico e non sul tema dell’immigrazione. “L’aspetto dell’immigrazione è stato relegato solo a una performance: in una stanza c’era una gabbia di ferro con dentro un ragazzo di colore, un rapper performer – racconta il gallerista – I partecipanti arrivavano in una stanza vuota con la gabbia e il ragazzo e tiravano monetine per farlo esibire come una scimmietta”. “E’ una performance ispirata a quella di due artisti di area latino-americana, ‘Due amerindi visitano il west’ che mette in scena la stereotipizzazione dell’immigrato, ridicolizzato e deriso come avvenuto nella nostra galleria”, continua Costantini. “Io credo che l’intento di Andrea fosse quello di far capire che un tema così scottante vive di situazioni molteplici e la strumentalizzazione avviene da più parti – conclude il gallerista – anche da politici che usano quel tipo di notizia per fare propaganda”.


Opinioni dei lettori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato sul nostro sito.* campo obbligatorio.



Traccia corrente

Titolo

Artista

Background