Vaticano, L’Espresso: “Corruzione, peculato e truffa: ecco le accuse dei pm di Bergoglio” 

Pubblicato da in data 16 Ottobre 2019

Vaticano, L'Espresso: Corruzione, peculato e truffa: ecco le accuse dei pm di Bergoglio

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 17/10/2019 16:17

L’Espresso, dopo l’inchiesta che ha svelato i contorni del nuovo scandalo finanziario in Vaticano, ha ottenuto nuova documentazione riservata dell’inchiesta penale aperta dai pm del Papa su alcune operazioni immobiliari a Londra. Carte che sono al centro del servizio esclusivo in edicola da domenica 20 ottobre e già online su Espresso+.

“Si tratta -si legge nell’anticipazione diffusa alla stampa- della denuncia del Revisore generale del papa e delle accuse arrivate dal direttore dello Ior Gian Franco Mammì. Di alcuni report riservati dell’affare da 200 milioni di dollari per l’acquisto di un palazzo da 17mila metri quadri a Londra. E soprattutto le 16 pagine integrali del decreto di perquisizione del Promotore di giustizia con cui sono stati indagati dipendenti della Segreteria di Stato e pezzi da Novanta della Santa Sede come don Mauro Carlino e il direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza. Analizzando i documenti, è evidente che la Santa Sede si trovi di fronte a uno scandalo che ha pochi precedenti nella storia recente“.

I promotori Gian Piero Milano e Alessandro Diddi ritengono infatti di aver individuato “gravi indizi di peculato, truffa, abuso d’ufficio, riciclaggio e autoriciclaggio” in merito a comportamenti di ecclesiastici e raider d’assalto, mentre un’altra relazione il Revisore Alessandro Cassinis, di fatto il ‘Raffaele Cantone’ di Francesco, ipotizza gravissimi reati quali l’appropriazione indebita, la corruzione e il favoreggiamento”.

Le carte rivelate dall’Espresso mostrano soprattutto come la Segreteria di Stato possieda e gestisca fondi extrabilancio per la bellezza di 650 milioni di euro, “derivanti in massima parte dalle donazioni ricevute dal Santo Padre per opere di carità e per il sostentamento della Curia Romana”. Si tratta dell’Obolo di San Pietro, “che il Vaticano invece di girare ai poveri e ai bisognosi investe in spericolate operazioni speculative”. Con l’aiuto, pure, di Credit Suisse, “nelle cui filiali svizzere e italiane risulta versato circa il 77 per cento del patrimonio gestito”.

Circa “500 milioni di euro”, segnala l’Ufficio del Revisore Generale, finiti in operazioni finanziarie che a parere dei magistrati mostrano “vistose irregolarità”, oltre ad aprire “scenari inquietanti”. Per Francesco, rileva l’Espresso, “non sarà facile, davanti al nuovo scandalo, districarsi tra nemici veri, falsi amici, buoni suggeritori e cattivi consiglieri”.


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