Casapound imbavaglia statue: “No a censura” 

Pubblicato da in data 17 Ottobre 2019

Casapound imbavaglia statue: No a censura

Pubblicato il: 18/10/2019 11:45

Un bavaglio sulla bocca delle statue di tutta Italia. E’ questa la simbolica protesta con la quale i militanti di Casapound tengono alta l’attenzione sulla censura in Rete, a 40 giorni dalla disattivazione delle pagine e dei profili dei suoi attivisti da parte delle piattaforme Facebook e Instagram e in attesa della prima udienza della causa intentata contro i siti di Mark Zuckerberg, fissata per il 13 novembre.

“Non si è trattato di un episodio isolato – spiega Casapound in una nota – anzi, l’azione contro di noi è stata probabilmente la prova generale rispetto al tentativo di mettere a tacere gradualmente la voce dei sovranisti, come del resto dimostrato dalle censure che continuano a oscurare innumerevoli profili e pagine, ma anche ad esempio dal processore di pagamento PayPal contro imprenditori colpevoli solamente di essere lontani da posizioni globaliste”.

“Per fortuna – prosegue il movimento – inizia ad allargarsi il fronte di coloro che hanno compreso la gravità delle censure in atto, come dimostrato dalla partecipazione al convegno sulla libertà di espressione ‘Riprendere la parola’, organizzato da Il Primato Nazionale e che si terrà oggi alle 17, insieme a Simone Di Stefano, personalità del mondo dell’informazione e della cultura quali il membro del Cda Rai Giampaolo Rossi, il docente universitario Marco Gervasoni, l’attore Edoardo Sylos Labini, la giornalista Francesca Totolo, il deputato di Fratelli d’Italia Federico Mollicone e il direttore del Fatto Quotidiano online Peter Gomez”.

“E anche in considerazione del momento cruciale per il fronte sovranista e dell’attacco senza precedenti in corso – conclude CasaPound- che domani pomeriggio saremo in piazza San Giovanni, senza simboli ma con centinaia di tricolori, con la volontà di arricchire anche con le nostre idee e battaglie di sempre una piattaforma programmatica, quella dell’opposizione al governo da incubo giallofucsia, che non può limitarsi ai pur fondamentali temi dell’immigrazione e della pressione fiscale, ma deve iniziare a occuparsi con forza anche di casa, lavoro, famiglia, salari e Stato sociale”.


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