Prada, in un libro 30 anni di sfilate 

Pubblicato da in data 17 Ottobre 2019

Prada, in un libro 30 anni di sfilate

Alcuni dei look illustrati nel volume ‘Prada – Sfilate’. Da sinistra la spring/summer 2011, la spring/summer 2019

e la spring/summer 2000

(Foto ©firstVIEW. All’interno del pezzo foto

courtesy of Prada/Alfredo Albertone

)

Pubblicato il: 18/10/2019 13:18

Ci sono collezioni che hanno segnato la storia della moda. E poi ci sono stilisti che attraverso le loro creazioni hanno contribuito a rendere immortali abiti e accessori. E’ il caso di Miuccia Prada, sapientemente celebrata nel volume ‘Prada – Sfilate‘, un’antologia delle collezioni della griffe meneghina dal 1988 a oggi. Il libro, edito da ‘L’Ippocampo Edizioni’ e in libreria dal 23 ottobre, ripercorre l’intero universo Prada, corredato dal commento critico della giornalista e scrittrice Susannah Frankel, direttore responsabile di AnOther magazine ed ex fashion editor di ‘Guardian’ e ‘The Independent’.

Dotato di un ricchissimo archivio fotografico – oltre 1.300 immagini – ‘Prada – Sfilate’ permette, scatto dopo scatto, di osservare da vicino il cammino di una delle maison più riconoscibili e apprezzate al mondo. E’ il 1913 quando Prada nasce a Milano come pelletteria di lusso. Miuccia ne raggiunge il vertice nel 1979 e dopo l’esordio negli accessori tratteggia la prima passerella nel 1988.

“Sono arrivata alla moda perché non trovavo nulla da comprare. Per 10 anni mi sono vestita o di vintage o di usato” ammetterà la stilista stessa in un’intervista. Il debutto nel pret-à-porter è un elogio al minimal e ai tagli maschili. Così come gli accessori, che negli anni diventeranno veri cult. Uno su tutti? Lo zainetto di nylon che nella prima versione appare senza logo, consacrandosi così a status symbol del minimalismo.

Sofisticata e sobriamente sovversiva, negli anni Miuccia ha contribuito a riscrivere i concetti di austerità e minimalismo, conservando sempre un approccio profondamente personale. Dalle sfumature prettamente bianche, nere e marroni dei primi anni ’90 a sperimentazioni più decise con colori, tagli e tessuti rubati al guardaroba maschile. E ancora l’obiettivo, centrato, di dare nuova linfa al ‘banale’ rendendolo unico e subito riconoscibile, come quell’ugly chic che per trent’anni ha dominato nelle sue collezioni e dettato, al tempo stesso, i codici estetici a tutta una generazione di stilisti.


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