Borsa: Piazza Affari chiude in rosso, decennale greco rende meno del Btp  

Pubblicato da in data 10 Novembre 2019

Piazza Affari chiude in rosso, spread a 160 pb

(Ipa/Fotogramma)

Pubblicato il: 11/11/2019 18:18

Ai minimi intraday nel corso della prima parte a causa delle forti vendite sui listini asiatici, nel pomeriggio i listini europei hanno recuperato terreno, chiudendo in sostanziale parità, in scia dell’ottimismo sulle trattative Washington-Pechino. Anche questa volta a muovere i mercati è stato il presidente statunitense Trump, secondo cui le trattative con le autorità cinesi stanno andando “molto bene”.

A Piazza Affari, dove il Ftse Mib ha terminato in rosso dello 0,19% a 23.489,93 punti, il comparto bancario si è trovato a fare i conti con la risalita dello spread in quota 160 punti base (-0,37% a 158,8 punti). Nel corso della seduta, per la prima volta dal 2008, è accaduto un fatto inimmaginabile fino a qualche anno fa: il rendimento dei decennali greci, e quindi anche il relativo spread, è risultato inferiore quello del Belpaese (che in parole povere vuol dire che il mercato si fida più di prestare i soldi alla Grecia che all’Italia).

La crescita del rendimento dei Btp a 10 anni è riconducibile ad una serie di fattori tra cui spiccano le tensioni politiche e la debolezza dell’economia (le indicazioni diffuse questa mattina dall’Istat hanno evidenziato il calo, il settimo consecutivo, della produzione industriale). Sull’altro fronte, la pressione sui titoli targati GR si sta riducendo a seguito delle promozioni arrivate dalle maggiori agenzie di rating (ad ottobre Standard & Poor’s ha alzato il giudizio a “BB-“), dell’andamento dell’economia (all’1,9% annuo nell’ultima rilevazione) e alla speranza che il nuovo governo guidato da Kyriakos Mitsotakis metta in campo un processo riformatore.

Tra le banche a Piazza Affari spicca il -0,87% di UniCredit, il -1,82% di Ubi Banca e il -0,82% di Banco BPM. Segni più invece per BPER (+1,66%) e Intesa Sanpaolo (+0,6%). Il comparto dei titoli legati al made in Italy ha pagato pegno allo stop delle attività commerciali ad Hong Kong: Moncler ha perso l’1,17%, Tod’s lo 0,39% e Ferragamo ha chiuso piatto.

Due velocità per FCA (-0,85%), nel giorno in cui Jefferies ha portato il prezzo obiettivo a 17 euro, ed Exor (+0,75%) dopo che la controllata Partner Re ha annunciato conti migliori delle stime. -1,45% di Telecom Italia sui rumor che fondi statunitensi sarebbero contrari all’aggregazione con Open Fiber. (in collaborazione con money.it)


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