Ex Ilva, riunione a Palazzo Chigi e tensioni su scudo penale  

Ex Ilva, riunione a Palazzo Chigi e tensioni su scudo penale

(Foto IPA/Fotogramma)

Pubblicato il: 12/11/2019 13:13

A quanto apprende l’Adnkronos da fonti autorevoli, questa mattina a Palazzo Chigi c’è stata una riunione tra il premier Giuseppe Conte, i ministri Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli e Federico D’Incà e i parlamentari pugliesi del M5S sull’ex Ilva. Una riunione, a quanto si apprende, dai toni accesi. A scaldare gli animi, lo scudo penale, uno dei motivi a cui AncelorMittal si è appellato per giustificare la volontà di recedere dal contratto sull’ex Ilva.

Conte, raccontano alcuni presenti all’Adnkronos, avrebbe sondato gli umori su una eventuale reintroduzione dello scudo, cancellato dal dl imprese proprio per volontà dei 5 Stelle. Il premier avrebbe tuttavia trovato alcuni parlamentari M5S sul piede di guerra. Tra i più battaglieri, naturalmente, la senatrice Barbara Lezzi, anche se altri eletti presenti all’incontro sarebbero in realtà disposti a ragionare sulla possibilità di reintrodurre l’immunità penale pur di agevolare il dialogo con AncelorMittal.

Del resto le distanze sullo scudo penale sono state registrate anche nel corso della riunione di ieri tra i deputati M5S, con Nunzio Angiola, da un lato, che ha spiegato ai colleghi la sua posizione favorevole allo scudo, e altri colleghi pronti a far valere le loro ragioni, decisamente contrarie. In particolare, a scagliarsi contro Angiola sarebbero stati Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese.

Intanto, è stato depositato l’atto di citazione che ArcelorMittal ha indirizzato ai commissari straordinari e con cui si chiede di recedere dal contratto di affitto dell’ex Ilva. A questo punto la causa verrà iscritta a ruolo, trasmessa alla sezione specializzata imprese del tribunale di Milano che poi l’assegnerà al giudice. Solo allora il titolare del fascicolo provvederà a fissare la prima udienza della causa.

In particolare ArcelorMittal chiede in via principale di “accertare e dichiarare l’efficacia del diritto di recesso” e in subordine di dichiarare che lo stesso “si è risolto per sopravvenuta impossibilità” essendo venuto meno un requisito essenziale del contratto stesso.