Costruzioni: Fillea, ‘250mila posti lavoro sbloccando 30% appalti pubblici’  

Pubblicato da in data 12 Novembre 2019

Fillea: 250mila posti lavoro nelle costruzioni sbloccando 30% appalti pubblici

Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea Cgil

Pubblicato il: 13/11/2019 14:17

“Noi abbiamo fatto una simulazione: anche solo sbloccando, nei prossimi 3 anni, il 30% delle opere pubbliche finanziate, si creerebbero tra i 180-250mila nuovi posti di lavoro” nelle costruzioni, “più l’effettivo moltiplicativo che hai, perché una volta che c’è una nuova ferrovia, una nuova strada, è la competitività di quel distretto industriale che cresce. Per questo, noi scendiamo in piazza il prossimo 15 novembre: non vogliamo soldi in più sugli appalti pubblici, ma che i 150 miliardi di euro che già ci sono siano spesi subito e bene”. E’ chiaro, con Adnkronos/Labitalia, il messaggio al governo di Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, che per il 15 novembre ha proclamato, con Feneal Uil e Filca Cisl, la mobilitazione del settore delle costruzioni con manifestazioni in 100 piazze italiane.

Per Genovesi, non c’è tempo da perdere, per fare ripartire il Paese gli appalti pubblici devono riprendere a ‘correre’. “La parola d’ordine -spiega- è non avere nuovi soldi ma spendere presto quelli che ci sono. Nei direttivi unitari che abbiamo fatto lo scorso 21 ottobre con Feneal e Filca, abbiamo deciso la mobilitazione anche per dare continuità alla piattaforma del 15 marzo 2018 quando dopo 20 anni abbiamo fatto lo sciopero generale dell’intera filiera”.

Il confronto con il governo è iniziato. “Abbiamo iniziato un’interlocuzione con il governo ai tavoli, con De Micheli e altri. Per noi, il problema non è avere maggiori risorse, visto che tra stazioni appaltanti pubbliche (Regioni, Comuni e Mit), tra Anas e Rfi e progetti communitari abbiamo già 150 miliardi di euro stanziati. Il nostro problema è accelerare la spesa”, rimarca. E quindi il ‘motivo’ che spinge alla piazza è chiaro. “Il tema della mobilitazione del 15 novembre è sollecitare l’accelerazione di spesa sugli appalti pubblici”, sottolinea il leader degli edili della Cgil.

Ma il settore delle costruzioni non riparte solo con gli appalti pubblici. “E poi noi rivendichiamo la ‘sistematizzazione’ degli incentivi. Anche quest’anno la Finanziaria -spiega Genovesi- non solo conferma incentivi ed eco bonus per ristrutturazione e anti-sismico ma aggiunge anche un incentivo interessante: il bonus facciate. Però, noi chiediamo che questi incentivi vengano ‘sistematizzati’, con una riforma che li renda intercambiabili e ‘comunicabili’ tra di loro. Significherebbe -sottolinea Genovesi- dare una scossa in positivo alle piccole e medie imprese dell’edilizia, che poi sono i grandi acquirenti del mercato del calcestruzzo e dei laterizi”.

Ma Genovesi propone anche una soluzione nuova per dare una spinta ulteriore al settore degli incentivi. “Dobbiamo poi rendere cedibile l’incentivo alla banca. In altri Paese questo è avvenuto e ha comportato una grande accelerazione della riconversione green, ecologica. Ci sarebbe con la cedibilità bancaria un’iniezione di liquidità e un’accelerazione enorme per le imprese”, spiega ancora.

“La terza cosa da fare -aggiunge- è la riforma delle norme urbanistiche, che sono ancora pensate per la città che si espande, che cementizza e consuma suolo. Serve, invece, una riforma urbanistica che permetta la rigenerazione dei quartieri, con abbattimento e ricostruzione”.

E intervenire sulle norme urbanistiche è la prima cosa da fare, secondo Genovesi, già nelle prossime settimane. “E’ necessario aprire il tavolo per la riforma urbanistica, per permettere la rigenerazione urbanistica. Non c’è nessun green deal se non cambiamo le regole urbanistiche delle città. E quindi un grande tavolo con il coinvolgimento non solo delle parti sociali, ma anche delle università, degli urbanisti. Su questo prima si parte e prima si arriva”, aggiunge ancora Genovesi.

E, poi, Genovesi non smette di rimarcarlo, accelerare sulla spesa, con soluzioni per superare gli ‘scogli’ che finora l’hanno frenata. “Bisogna mettere mano alle procedure di tutela dei dirigenti pubblici perché uno dei motivi per cui non si spendono i 150 miliardi è il cosiddetto sciopero della firma del dirigente che non è tutelato né dal danno erariale, né dal contenzioso verso i terzi. Vogliamo introdurre il controllo preventivo da parte della Corte dei Conti? Va bene, ma questa cosa non va se non si porta appresso la riforma del danno erariale e il cosiddetto ‘scudo’ per il dirigente, al netto della corruzione naturalmente”, sottolinea.

E servono anche le competenze tecniche che negli anni si sono perse negli enti pubblici. “In questi dieci anni di blocco del turn-over abbiamo perso 15mila tra geometri, ingegneri e architetti nelle stazioni appaltanti pubbliche e nel Genio Civile”, spiega. “Il motivo per cui non parte la ricostruzione nel Centro Italia è che nei piccoli comuni interessati non è c’è più il geometra e l’ufficio lavori pubblici. Una cosa che si potrebbe fare subito è nello sblocco del turn-over e nei nuovi piani assunzionali dare priorità agli ingegneri, agli architetti e ai geometri per recuperare almeno quei 15 mila professionisti, quelle competenze tecniche che i comuni non hanno. Sono cose compatibili con la finanza pubblica ma che richiedono un accelerazione di spesa”, conclude Genovesi.


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