Storie di donne con Sm, tacco 12 e viaggi da sole in carrozzina 

Pubblicato da in data 13 Novembre 2019

Storie di donne con Sm, tacco 12 e viaggi da sole in carrozzina

Pubblicato il: 14/11/2019 18:54

“Convivo con ‘sua maestà’ da 20 anni, ho avuto i primi sintomi mentre ero in vacanza alle Maldive: un problema agli occhi e continui giramenti di testa. Al rientro la visita con l’otorino, che mi ha mandata dal neurologo, il quale mi ha subito infilata nel ‘tubo’, come io chiamo la risonanza magnetica. Poi il prelievo del liquor e la diagnosi, che è arrivata al telefono, mentre ero a Londra. Oggi in tanti mi chiedono come mai non sono su una sedia a rotelle: io rispondo, no, sto su un tacco 12 perché sono una guerriera”. E’ la storia di Daniela, mamma di un figlio e persona affetta da sclerosi multipla, che oggi a Roma ha partecipato alla presentazione della nuova tappa del progetto ‘Io non sclero’, alla Fondazione policlinico Gemelli Irccs di Roma, sostenuto da Biogen Italia.

“Quando è arrivata la diagnosi ero sola. E meno male – ha proseguito Daniela – mi sono guardata allo specchio e mi sono detta il classico ‘perché proprio a me?’. Ma da li è iniziata la guerra, quasi sempre vinta. Sono stata seguita dall’eccellenza, sia a Roma che a Milano, ma ho capito subito che avrei dovuto fare il grosso da sola, senza aiuto da parte di nessuno. Dopo la gravidanza ho avuto una ricaduta, ma poi ho ricominciato le cure e sono stata meglio. Purtroppo lavorativamente parlando ho perso terreno, e alla fine ho deciso di lasciare il mio impiego. Mi sono anche separata, ma ho sempre ripreso la mia vita senza aiuti, con il coraggio delle donne, che è un coraggio da leoni. Oggi vivo con il mio splendido figlio di 13 anni e nascondo il mio farmaco nell’insalata, in frigo, in modo che non lo veda”.

Anche Simona è una guerriera: “La diagnosi è arrivata 7 anni fa – ha raccontato alla platea seduta sul suo ‘motorino’ – e mi dissero subito che sarei finita su una sedia a rotelle. Ci sono voluti 2 anni perché ciò avvenisse, ma non ho mai smesso di coltivare la mia passione più grande: viaggiare e conoscere nuove persone. Dopo la diagnosi sono partita da sola per il Brasile, ci sono stata due mesi, con la valigia che mi faceva da stampella”.

“Sono andata ovunque – ha proseguito – senza meta nonostante le cadute, e sono tornata contenta, anche se con diverse problematiche. Con una forma primariamente progressiva di sclerosi multipla non c’è molto da fare e infatti ora non riesco più a muovere le mani. Ma continuo a viaggiare. Volevo rivedere l’Islanda e sono partita da sola in sedie a rotelle. Spesso ho chiesto aiuto alla prima persona che mi si è seduta accanto. Sono andata in India, Nepal e Indonesia. E finché i miei occhi vedono, voglio continuare a guardare il mondo”.


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