Lavoro: LinkedIn, in Europa poche assunzioni talenti legati a intelligenza artificiale  

Pubblicato da in data 18 Novembre 2019

LinkedIn, in Europa poche assunzioni di talenti legati a intelligenza artificiale

Pubblicato il: 19/11/2019 16:22

I talenti attivi nell’ambito delle intelligenze artificiali, sono distribuiti in maniera disomogenea, sia a livello geografico che a livello demografico. Ad esempio, analizzando alcuni tra i dati principali, emerge che solo tre paesi in Europa ospitano da soli la metà di tutti i professionisti che operano nel settore delle Ia, ovvero Regno Unito (24%), Germania (14%) e Francia (12%). Altri paesi che attraggono un buon numero di talenti in questo ambito, sono Irlanda, Finlandia, Cipro, Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi. La ricerca rivela, inoltre, che l’Europa è in evidente ritardo rispetto agli Stati Uniti. Gli Usa assumono il doppio delle persone qualificate per le ai rispetto ai paesi membri dell’Unione europea, nonostante la forza lavoro totale sia solo la metà di quella europea.

A dirlo LinkedIn che, utilizzando i dati generati dall’Economic graph, è stata in grado di delineare nuovi spunti basati su dati oggettivi sulle dinamiche che connettono l’emergere delle ia e il mercato del lavoro. Il nuovo report dedicato alle ultime tendenze relative ai talenti operanti nell’ambito delle intelligenze artificiali in Europa e in Italia, dimostrano quanto le giuste politiche da adottare in questo settore possono cambiare in positivo lo scenario attuale.

Prendendo in esame il talento nell’ambito delle Ia da un punto di vista industriale, vediamo che due terzi delle persone con competenze in materia di ia lavorano nel settore tecnologico (Ict) o in ambito accademico. Le conoscenze e le tecnologie legate all’intelligenza artificiale non sono ancora diffuse in molti segmenti dell’economia europea, vediamo che altri settori sono sottorappresentati quando si tratta di talenti Ia.

Inoltre, è emerso anche che la distribuzione del talento nell’abito delle intelligenze artificiali risulta disomogenea anche a seconda del sesso, del livello d’istruzione e demografico. Con il fine di trasformare l’Unione europea in un’area leader nell’ambito dell’intelligenza artificiale, e allo stesso tempo con l’obiettivo di rendere più equilibrata la distribuzione dei talenti del settore in tutti gli ambiti socioeconomici e geografici, i responsabili politici hanno oggi il dovere di agire per rendere più stabili e ‘nutrire’ gli ecosistemi di intelligenza artificiale in Europa.

Infatti, gli ecosistemi industriali dell’Ia favorirebbero una maggiore diffusione nell’ambito della ricerca teorica e applicata, contribuirebbero alla diffusione delle competenze in materia di Ia nei vari programmi di studio e a diversi livelli di istruzione. Monitorando le modalità di acquisizione delle competenze in materia di intelligenza artificiale in tutta l’Ue, e gestendo in maniera idonea la definizione di parametri di riferimento tra i paesi, si potrebbe contribuire anche a determinare se le attuali disparità possono essere collegate alle politiche comunitarie esistenti, o all’assenza di tali politiche.

Senza questo tipo di approccio, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un nuovo fattore di disuguaglianza in Europa, il che rischia di compromettere i principi chiave del progetto europeo. La presenza di lavoratori operanti nell’ambito delle intelligenze artificiali varia in modo significativo tra gli Stati membri dell’Unione europea. La maggior parte dei talenti è concentrata in Europa occidentale e le competenze sono una risorsa più rara nell’Europa centrale e orientale. Anche la disparità geografica all’interno dell’Europa occidentale è a sua volta netta.

La metà di tutti i lavoratori attivi nel campo delle Intelligenza artificialI in Europa ha sede in soli tre paesi: Regno Unito (24%), Germania (14%) e Francia (12%). Il Regno Unito è in testa con un margine significativo, con quasi un quarto di tutti i talenti in Europa, anche se la sua popolazione attiva rappresenta solo il 13,4% della forza lavoro totale dell’Europa. In questa classifica, l’Italia si posizione ad un livello medio-basso con appena il 7,32% sul totale, ovvero con un valore tre volte inferiore rispetto al Regno Unito, e metà della Germania. Anche prendendo in esame la concentrazione geografica dei talenti in Europa attivi nel settore delle intelligenze artificiali, appare evidente il divario tra Ovest ed Est in Europa. Allo stesso tempo, l’analisi della concentrazione geografica rivela che sono principalmente sei i paesi europei ad attrarre e sviluppare i talenti delle ia, ovvero Irlanda (3,5), Finlandia (2,18), Cipro (1,91), Lussemburgo (1,88), Svezia (1,84) e Olanda (1,81). In questo contesto, l’Irlanda si distingue in maniera particolare, e questo dato potrebbe essere spiegato dalla forte presenza di aziende tecnologiche internazionali in questo paese.

Anche in questo contesto, l’Italia si posiziona ad un livello medio basso rispetto alla media europea con un valore di 0,71.La ricerca di LinkedIn rivela che il pool di talenti nell’ambito delle intelligenze artificiali è soggetto al cosiddetto gender gap, al pari delle altre discipline stem. Solo il 16% di tutti i lavoratori attivi nel campo delle ia in Europa sono donne. Ciò è paragonabile agli Stati Uniti, dove meno del 20% dei lavoratori ia sono donne. E, nonostante alcune variazioni in Europa, la percentuale di donne nella forza lavoro ia non supera mai il 30% in nessuno Stato membro dell’Ue. Questa constatazione vale senza alcun riferimento significativo alla partecipazione femminile all’interno del mercato del lavoro.

Ad eccezione della Finlandia, la quantità di donne nell’ia non è quantitativamente più elevata nei paesi con un alto livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro (ad esempio, nei Paesi Nordici o in Germania). Alcuni paesi con una minore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro hanno una presenza relativamente forte di donne nella forza lavoro ia. In Italia, Romania e Croazia, vediamo circa il 25% delle donne nel settore, nonostante il tasso di occupazione femminile sia rispettivamente del 52,5%, 60,2% e 58,3% nel 2017. L’Italia ha il più basso tasso di partecipazione femminile nella forza lavoro dell’Ue, per cui ci si aspettava che il divario di genere nell’ia fosse uno dei maggiori. I dati LinkedIn mostrano, invece, che in realtà si tratta di uno dei divari più marginali, subito dopo Lettonia e Finlandia. Una possibile spiegazione fornita dalla letteratura relativa alle donne nel settore stem, è che dei role model molto forti stanno giocando un ruolo chiave nel nostro paese, per l’aumento della partecipazione delle donne nell’ambito delle discipline scientifiche.


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