Nobel Medicina, i premiati citano insegnanti, famiglia e uno scienziato italiano  

Pubblicato da in data 6 Dicembre 2019

Nobel Medicina, i premiati citano insegnanti, famiglia e uno scienziato italiano

I tre premi Nobel per la Medicina 2019

Pubblicato il: 07/12/2019 17:34

di Margherita Lopes

Relativamente giovani, sorridenti e fieri del proprio lavoro, i tre premi Nobel per la Medicina 2019 si conoscono e si citano l’un l’altro nel corso dell’intervento oggi in Aula Medica a Stoccolma, per la Nobel Week. Ma soprattutto Gregg L. Semenza, William G. Kaelin Jr e Sir Peter J. Ratcliffe, hanno buona memoria: non dimenticano di ringraziare i propri maestri – nel caso di Semenza si parte dall’ormai celebre professoressa di Biologia Rose Nelson, che preconizzava ai suoi studenti un futuro da Nobel – ma anche una scienziata pioniera degli studi sull’ipossia e tutti i collaboratori: squadre di cervelli più o meno giovani che hanno contribuito alle scoperte premiate quest’anno.

Fra questi, l’italiano Francesco Licausi della Scuola Sant’Anna di Pisa, citato lungamente da Ratcliffe nel suo intervento, per aver scoperto che il meccanismo di percezione dell’ossigeno messo in luce dai tre premi Nobel 2019 è presente anche nelle piante. I tre scienziati sono stati protagonisti di una conferenza oggi a Stoccolma, al Karolinska Institutet, per ripercorrere la genesi delle loro scoperte sul ‘respiro della cellula’, i meccanismi attraverso i quali le cellule (non solo quelle umane) percepiscono e si adattano alla disponibilità di ossigeno. Parlando in una sala affollata soprattutto da studenti, Semenza ha dedicato il premio alla sua professoressa di Biologia, “senza la quale oggi non sarei qui”, e a tantissimi ricercatori e collaboratori – fra cui Roberto Pili – “perché questo è un lavoro fatto dal mio laboratorio, non da me”. Lacrime e una pausa commossa, prima di concludere ringraziando la moglie Laura e i figli “per l’amore incondizionato e il continuo supporto”. (segue)

E’ partito con un’immagine in bianco e nero del 1911, invece, l’intervento di Sir Ratcliffe: il suo tributo è andato ad una pioniera degli studi sull’ipossia, la fisiologa Mabel Fitzgerald, ritratta durante una spedizione a Pike’s Peak in Colorado. Un “tributo a una donna che per prima ha mostrato che l’emoglobina nell’organismo aumenta, se i livelli di ossigeno si riducono”, e il cui lavoro ha avuto un ruolo cruciale per le ricerche del futuro premio Nobel britannico. Dopo aver ricordato il recente lavoro con Licausi e i componenti della sua squadra – non senza un’allusione scherzosa all’effetto della Brexit e all’importanza dell’European Reseach Council per gli scienziati britannici – anche Sir Ratcliffe ha ringraziato la famiglia: moglie, figli e un nipotino arrivato a “pochi giorni dalla notizia del premio”.

Sull’importanza del lavoro di squadra si è espresso anche Kaelin: “Gli eroi della storia sono le persone con cui ho lavorato”, ha detto. Lo scienziato americano ha ricordato il suo mentore e i suoi insegnanti, come Victor McKusick, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione e nell’indirizzare la sua carriera. E ha concluso dedicando commosso il premio “a mia moglie Carolyn, la mia compagna e anima gemella, chirurga oncologa, sopravvissuta a un tumore al seno e morta nel 2015 per un glioblastoma”.


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