Geraci: “Mes da bloccare ma Lega non mette in discussione Euro” 

Pubblicato da in data 9 Dicembre 2019

Geraci: Mes da bloccare ma Lega non mette in discussione Euro

(Fotogramma)

Pubblicato il: 10/12/2019 13:38

di Francesco Saita

“Il Mes è un rischio e va bloccato. Nel merito, il fondo salva stati, come è stato congegnato, crea paesi di serie A e di serie B, paesi che hanno più facilmente accesso al fondo e paesi che non lo avrebbero, tra questi l’Italia, mentre tutti, anche quelli di serie B devono finanziare il fondo”. Michele Geraci, ex sottosegretario vicino alla Lega nello scorso governo, dice la sua sul tema del momento. “Siamo in una situazione economica dove è inutile impantanarci in un trattato, che non è una riunione di condominio, senza prima capirne bene gli effetti che, a bocce ferme, sembrano comunque negativi”.

“Quando si parla di qualcosa credo serva aver la competenza – sottolinea il professore – io insegnavo teoria dei mercati obbligazionari alla New York University di Shanghai e ho lavorato nella City per 15 anni, occupandomi di mercati azionari in primis, ma anche obbligazionari, quindi ne capisco un po’ meglio di altri che oggi sono al Mef; per esempio il single-limb Cac è una novità i cui effetti possono dare adito ad effetti collaterali inaspettati, anche qua, serve, per questo, uno studio serio della distribuzione attuale e future del debito per varie scadenza prima di poterne comprenderne gli effetti”.

“A me sembra paradossale che i cosiddetti europeisti siano a favore di un trattato che invece di dare collante, crea divisioni e sospetti all’interno dei 28 e che noi sovranisti invece vogliamo bloccarlo – sottolinea – . A scanso di equivoci, Salvini, Borghi e Bagnai hanno ulteriormente chiarito che non si mette in discussione l’appartenenza all’Euro e che l’opposizione al Mes è solo perché si rischia che l’Italia paghi i debiti degli altri ma non ne tragga mai vantaggio”, conclude Geraci.

LEGA – Geraci ritiene che “la Lega incarni una speranza seria per il nostro paese, un partito le cui idee economiche, per esempio flat tax, no al liberismo del commercio estero, investimenti in infrastrutture anche in deficit, sono esattamente le cose che vanno fatte e subito”. “Mi ritengo un leghista – aggiunge – ma non per fede cieca ma perché ho analizzato per bene le proposte economiche e politiche della Lega e sono, a mio avviso, l’ultima chance per il nostro paese, più tempo passa e peggio sarà, mi auguro quindi un pronto ritorno di Salvini al governo”.

MANOVRA – Quanto alla “manovra dell’attuale governo, fondamentalmente, non serve a niente. Mi rattristano i proclami ‘grazie a noi abbiamo evitato l’aumento dell’Iva’, cosa che avrebbe fatto qualsiasi governo, ‘abbiamo trovato i soldi’, soldi trovati in deficit, cosa che avrebbe fatto qualsiasi governo. Insomma, fuffa pura“. Per Geraci “il dibattito corrente dimostra che il governo attuale non ha compreso le dinamiche dell’economia internazionale, con paesi come il Giappone che attuano piani di centinaio di miliardi, mentre Gualtieri ed il Pd sono occupati su ordini di grandezza assolutamente irrilevanti”. “Su questo ha ragione a Boccia che provocatoriamente, ma nella giusta direzione, propone un piano da 170 miliardi di euro. Ecco, così si comincia a parlare”, conclude il ‘tecnico’ leghista.

CINA – L’ex sottosegretario al Mise, scelto nello scorso governo gialloverde da Matteo Salvini, non ‘rinnega’ la sua simpatia per Pechino, nonostante ora la Cina di Xi Jinping sia finita nel mirino dei sovranisti italiani, dallo stesso Salvini a Giorgia Meloni. Il pil della Cina, ricorda, “cresce del 9.5% all’anno, 800 milioni di persone sono state sottratte alla povertà e i salari dei cittadini sono di 100 volte più alti oggi di quanto erano nel 1978, sfido chiunque a dire, sul piano economico, che si sarebbe potuto fare di più”. Il professore palermitano, che per anni ha insegnato a Shanghai, accompagnando Di Maio per due volte a Pechino, invita a guardare i numeri: “Ci sono invece state – avverte – distorsioni della realtà che ho notato soprattutto quando per dieci anni ho vissuto in Cina, e visto tante aziende italiane andare a sbattere contro la dura realtà, realtà che non gli era stata ben raccontata”.

Geraci non si nasconde l’altra faccia della medaglia, i costi sostenuti per arrivare a questi dati: “Certo, l’ambiente, per esempio è stato penalizzato, ma adesso stanno lavorando anche a quello”. Poi sul 5G aggiunge: “Il 5G per esempio – sottolinea l’ingegnere che insegna materie finanziarie – è sia una sfida ed una opportunità, e va ben capito, senza proclami, è un tema che ha aspetti tecnici e geopolitici, lascio le analisi e chi ne sa più di me, al ministro degli Esteri e alla presidenza del Consiglio”. “Ci tengo però a precisare che, essendo in quota Lega, la sicurezza nazionale, la protezione della nostra sovranità nazionale è sempre stata messa avanti ad eventuali altri obbiettivi economici, come ha sempre, giustamente, ricordato Salvini”. Idem per la via della seta: “Un progetto che ha molte facciate, che va ben capito, analizzato e che può dare alle nostre imprese delle grandi opportunità in vari settori, ma ci sono anche preoccupazioni, le solite, trappola del debito, vendita di asset strategici ed altro che ho tenuto ben presente”.

DAZI – Altro tema caldo, quello dei dazi. “Io credo -afferma Geraci – che oggi al governo non ci sia nessuno capace di capire le implicazioni dei dazi sul nostro export, sulle nostre importazioni, nessuna fa analisi di impatto, si parla un po’ a caso, senza capire le sottigliezze, che poi sono determinanti”. “I dazi ed il commercio internazionale sono materia complessa. Anche i massimi economisti al mondo hanno visioni diverse, perché i modelli non danno risposte sempre chiare e quindi bisogna avere cautela”, spiega.

“Proprio giorni fa, parlavo con il professor Rodrik, massimo esperto di commercio estero – ricorda Geraci – abbiamo condiviso la preoccupazione che i liberismo commerciale fa molti danni alle fasce più deboli della popolazione, in cambio di vantaggi che, oggi, sono sempre meno visibili rispetto a decenni fa. Quindi, non solo io, ma i massimi esperti al mondo, la pensano così”.

“I dazi di Trump, sono in realtà dazi su cui l’Omc ha dato l’ok, quindi è la conferma che l’Europa, in questo caso la Francia e Germania, danno aiuti a Airbus, e poi a pagare è il gruppo dei 28, Italia compresa, senza che i due paesi ‘colpevoli’ della ritorsione americana si prendano carico di compensare, come chiedo, i nostri esportatori di formaggi per esempio”, conclude l’ex sottosegretario del Mise.


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