Migranti: Natale in mare per le Ong, diritto alla vita non va in vacanza 

Pubblicato da in data 23 Dicembre 2019

Natale in mare per le Ong, diritto alla vita non va in vacanza

(Fotogramma – Ipa)

Pubblicato il: 24/12/2019 16:11

(di Sibilla Bertollini)

In mezzo al mare anche a Natale. Con gli occhi aperti verso chi potrebbe trovarsi in difficoltà rischiando la propria pelle. Nessuna pausa per gli equipaggi delle navi delle Ong, tornate di recente nelle acque del Mediterraneo centrale in missione di salvataggio: il diritto alla vita non va in vacanza. La nave della ong spagnola Open Arms, questioni di maltempo, è ferma per una breve sosta a Siracusa ma è pronta a navigare di nuovo già dal 26 dicembre.

“Si torni al rispetto delle persone e della vita”, è l’auspicio del capo missione di Open Arms Riccardo Gatti per il nuovo anno. “Le lunghe attese in mare con i soccorsi a bordo, i porti chiusi, i ‘no’ ai diritti inviolabili di tutte e tutti, inaccettabili in una società civile, sono una messinscena becera che abbiamo visto troppe volte e ci auguriamo resti solo un brutto ricordo”, sottolinea Gatti all’Adnkronos a giudizio del quale va inaugurato un nuovo corso superando “l’ipocrisia, la prepotenza e il disprezzo di certa politica. Di chi, solo di recente, da una parte prendeva in mano un crocifisso, dall’altra lasciava affogare persone in mare”. Torni ad essere norma, aggiunge Gatti, “quel che è scritto nel diritto marittimo, nelle convenzioni internazionali, quel che rispetta diritti umani e civili. Sono cose che non vanno pretese ma applicate”.

Dall’inizio dell’anno (fino al 15 ottobre) oltre 1.000 persone sono morte per il loro sogno di raggiungere l’Europa. Che ci siano meno sbarchi non è certo “un traguardo”, secondo il capo missione di Open Arms, visto che il Mediterraneo centrale (la rotta più letale) continua a contraddistinguersi per il suo tasso di mortalità. “Le stime di fine anno – fa notare – dicono che 1 su 8 di coloro partiti dalla Libia hanno perso la vita in mare, mentre nel 2018 il rapporto era una persona ogni 39”. Ben poco da aggiungere nella lista dei desideri per il nuovo anno se non che i decreti sicurezza e gli accordi con la Libia “siano cancellati”: l’intesa “di riportare indietro le persone in un posto di guerra, dove la vita è a rischio, non può essere migliorata, va abolita”.

E a Natale continuano le operazioni della nave umanitaria Ocean Viking, gestita in collaborazione da Medici Senza Frontiere (Msf) e Sos Mediterranee, che dopo aver sbarcato a Taranto le 159 persone soccorse nei giorni scorsi, si prepara a ripartire verso la zona di ricerca e soccorso, nelle acque internazionali al nord della Libia, per fornire assistenza a nuove possibili imbarcazioni in difficoltà. A bordo della nave il medico di Msf Angelo Onofri che descrive all’Adnkronos la situazione di queste ore: “Dopo giorni davvero difficili, ora il sole splende e il mare è calmo, abbiamo una piccola finestra di bel tempo e speriamo di riuscire a sfruttarla per tornare in mare ad aiutare altre persone in pericolo. Domani è Natale e scambiarci gli auguri navigando verso il largo, dove potremo fare la differenza fra la vita e la morte, sarà un modo meraviglioso di passare questo giorno. Con il migliore augurio che si riesca al più presto a porre fine a queste inaccettabili morti e sofferenze, nel nostro mare e lungo tutte le sue coste”.

In attesa che il tempo migliori, la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea-Eye ha trovato riparo nel porto di Marsala. Un pausa utile anche per lavori di manutenzione. Ma presto, ha assicurato, sarà di nuovo in mare nella zona di ricerca e soccorso. In un post su twitter, l’organizzazione oggi è tornata a chiedere “al governo federale tedesco, all’Ue e ai suoi stati membri di porre fine al sostegno della cosiddetta guardia costiera libica e di evacuare immediatamente le persone dai campi di detenzione libici”. Fino a quel momento, dice, “l’Europa sarà colpevole”.

Nessuna data certa al momento, ma ben presto tornerà in missione anche la Sea Watch 3, dai primi di luglio ferma a Licata. L’annuncio, qualche giorno fa, lo ha dato la stessa organizzazione riferendo del dissequestro della nave dopo aver vinto il ricorso al Tribunale civile di Palermo nella vicenda che ha visto protagonista la comandante Carola Rackete.


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