“Così sono tornato a vivere”, Edoardo dalla droga alla rinascita  

Pubblicato da in data 27 Dicembre 2019

Così sono tornato a vivere, Edoardo dalla droga alla rinascita

Immagine di repertorio

Pubblicato il: 28/12/2019 15:38

(di Rossana Lo Castro) La prima canna a 14 anni per “colmare quei vuoti che ogni adolescente ha”, poi, dopo un paio d’anni, sono arrivate la cocaina e l’eroina. E con loro la tossicodipendenza. Da allora un percorso durante il quale ci sono stati “tanti fallimenti e ricadute” ma che oggi è segnato dalla luce della rinascita. Edoardo Lembo, 53 anni, è l’esempio di chi ce l’ha fatta. Di chi dal tunnel della droga e da “una vita al buio” è riuscito a uscire. “La mia famiglia mi è stata accanto, mio padre non mi ha mai mollato. Oggi per lavoro vivo quotidianamente a contatto con le sostanze stupefacenti, ma verso di loro ho un vero e proprio ripudio, mi fanno paura. E’ il segno che ho sconfitto la dipendenza“, racconta all’Adnkronos.

Per lui la sentenza della Cassazione, secondo la quale coltivare marijuana in casa in piccole quantità e per uso personale non costituisce reato, è “sbagliata” perché “è come dire che accettiamo lo sballo dei nostri giovani. Un messaggio devastante. Gli studi scientifici dicono che l’uso di queste sostanze, soprattutto in un’età adolescenziale, crea danni irreparabili. Bruciano i neuroni e gli effetti sono visibili a lungo termine: mancanza di concentrazione, difficoltà nei rapporti interpersonali…”. La sua esperienza e la sua storia oggi Edoardo la mette a disposizione di coloro, ragazzi e non solo, che lottano per vincere la battaglia contro la droga. Educatore di strada e dipendente della Comunità terapeutica Sant’Onofrio dell’Opera don Calabria di Trabia (Palermo), Edoardo è anche responsabile della Onlus Nuova Rinascita, un centro di ascolto, informazione e prevenzione che si occupa di tossicodipendenze, droghe e Aids.

“Nessuno è irrecuperabile – dice – e la comunità terapeutica è una risorsa indispensabile. Insieme si può vincere e ritornare alla vita da una cultura di morte“. Per farlo, però, è necessario “avere l’umiltà e il coraggio di chiedere aiuto perché da soli è molto difficile farcela”. E’ stato così anche per lui. “Ho girato molte comunità, ho fallito spesso e sono ricaduto tante volte“. Poi la svolta. “Quando ho toccato il fondo mi sono detto ‘basta’ e mi sono fatto aiutare. Chiudere con le sostanze stupefacenti ha significato riacquistare la lucidità, vivere di nuovo una vita a colori e non nel buio perenne perché la droga ti congela le emozioni“. Il primo incontro con i cannabinoidi per lui è arrivato all’età di 14 anni. “Ognuno di noi può avere dei vuoti dentro, una sensazione di malessere che durante l’adolescenza si acuisce. Le sostanze stupefacenti per me sono state una sorta di anestetico. Ho iniziato con la marijuana ma nel giro di qualche hanno sono passato alle droghe pesanti, soprattutto cocaina ed eroina”.

Il percorso di disintossicazione è iniziato all’età di 29 anni. “Non è stato facile, ho affrontato tanti fallimenti – ammette Edoardo -. La comunità è importante perché ti toglie da quell’ambiente malato, ti allontana dalle frequentazioni sbagliate. E’ un allenamento perché la vera sfida è fuori, è riuscire a dare un senso di nuovo alla tua vita”. Lui ce l’ha fatta. Si è sposato e ha un lavoro. Aiuta gli altri ad affrontare la battaglia che lui ha vinto. “Negli ultimi anni il fenomeno è aumentato e contemporaneamente si è abbassata l’età media dei consumatori: 13-14 anni“. Cannabinoidi ma non solo. “Fumano anche eroina e crack, non bucandosi non percepiscono neppure la pericolosità di queste droghe, pensano ‘smetto quando voglio’, invece sono sostanze maledette che creano immediatamente dipendenza”.


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