“Cannabis terapeutica, così sono tornata a vivere”  

Pubblicato da in data 20 Gennaio 2020

Cannabis terapeutica, così sono tornata a vivere

(Fotogramma)

Pubblicato il: 21/01/2020 16:49

Il primo approccio con l’uso della cannabis a scopo terapeutico per lei è arrivato 10 anni fa. “Soffrivo di anoressia e di artrite psoriasica e mi sono accorta che il suo utilizzo mi faceva stare meglio. Avevo maggiore appetito e i dolori, che nel tempo erano diventati insopportabili, si attenuavano”. Santa Sarta, vice presidente del Comitato pazienti cannabis medica, ha vissuto per anni nell’illegalità. “Alimentavo il mercato nero della criminalità organizzata”, racconta all’Adnkronos. Poi arrivò il blitz dei carabinieri, la contestazione della detenzione di droga e il processo. “Sono stata assolta, il giudice ha confermato l’uso medico della cannabis“, ricorda.

Nel 2017 è iniziato il percorso a pagamento. “Per la prima ricetta pagai 450 euro, la somministrazione prevedeva oli, creme e infiorescenze”. Oggi Santa ha 33 anni ed è mamma. “Ho due figli di 14 e 6 anni e grazie all’uso terapeutico della cannabis riesco a vivere una vita dignitosa“. L’artrite psoriasica è una malattia caratterizzata da un’infiammazione articolare cronica. “Ero arrivata al punto che non riuscivo neppure a vestirmi – dice -, mi aiutava mio marito”. Le cure tradizionali si erano rivelate inefficaci. “Persino lavorare era diventato impossibile, non mi sentivo più utile per la società. Una vita terribile“. Poi la rinascita. “Oggi ho una forza e una consapevolezza nuova”.

Oggi per i pazienti che ricorrono all’uso della cannabis per scopi terapeutici in Sicilia è arriva una prima conquista. La Regione siciliana si farà carico dei costi per alcune patologie. Lo ha previsto un decreto firmato dall’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza. “Negli anni abbiamo lottato tanto perché si parlasse dell’uso terapeutico della cannabis e perché tutti i pazienti avessero il diritto di curarsi e vivere meglio”. Il decreto che ha ottenuto il semaforo verde nell’Isola per lei è “un grande passo in avanti”. Ma assicura: “Continuerò a lottare fino a quando le terapie non saranno garantite a tutti i malati, perché non ci sono pazienti di serie A e di serie B. Tante patologie sono rimaste fuori e tra gente comune e specialisti ci sono ancora tanta disinformazione e pregiudizi”.


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