Ex Ilva, “all’alba diverse esplosioni a impianto Idf” 

Pubblicato da in data 21 Gennaio 2020

Ex Ilva, all'alba diverse esplosioni nell'acciaieria 2

(Foto Fotogramma/Ipa)

Pubblicato il: 22/01/2020 12:39

All’ex Ilva di Taranto, “questa mattina alle ore 4,30, vi sono state diverse deflagrazioni all’impianto Idf a servizio del convertitore 1 di acciaieria 2. Si sono aperti diversi squarci alle tubazioni, nei pressi del pulpito stiring, laddove c’è transito di personale per le normali attività di affinazione”. E’ quanto riferiscono in una nota le rsu di Fiom e Uilm.

“L’acciaieria 2, a conferma di quanto sostenuto da Fiom e Uilm nei giorni scorsi e verificato nel corso del sopralluogo effettuato ieri, non può sostenere l’aumento produttivo a 3 convertitori e gli ultimi episodi lo testimoniano”, affermano i coordinatori di fabbrica Fiom e Uilm, Francesco Brigati e Gennaro Oliva. “ArcelorMittal – dicono – deve tornare sui suoi passi e sospendere immediatamente la scelta unilaterale di fermare l’acciaieria 1 in quanto i continui rinvii e ritardi su manutenzione ordinaria e straordinaria determinano, in caso di aumento produttivo, situazioni di pericolosità sia dal punto di vista della sicurezza che dell’ambiente”.

“I fatti ci danno ragione”. È la considerazione del segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano, dopo il guasto verificatosi all’alba di questa mattina. “Non sono trascorse nemmeno 48 ore dall’incontro consumato nello stabilimento di Taranto dalle organizzazioni sindacali con i vertici di ArcelorMittal, sulla decisione di fermare Acciaieria 1 e marciare a pieno regime con l’Acciaieria 2, ed ecco emergere le prime criticità”. “Lunedì scorso nel corso dell’incontro – aggiunge Prisciano – avevamo esposto le nostre perplessità sul nuovo assetto di marcia, evidenziando che quella esposta dall’azienda non poteva rappresentare la strada giusta. Una decisione aziendale che abbiamo rigettato e definito inaccettabile, sia per i problemi che potevano verificarsi in termini di sicurezza ed ambientali, sia per l’impatto occupazionale che di fatto determina la collocazione in Cigo di 250 lavoratori”.

“Da tempo – rileva Prisciano – dichiariamo che gli impianti all’interno dello stabilimento necessitano di manutenzioni ordinarie e straordinarie. Così come diciamo che l’azienda deve programmare in maniera capillare, con interventi specifici. I fatti, ancora una volta, ci danno ragione”.


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