Silvia Romano: Al Shabab espelle due capi troppo ‘moderati’, loro nomi in indagini su rapimento 

Pubblicato da in data 2 Febbraio 2020

Al Shabab espelle capi 'moderati', i loro nomi in indagini su rapimento Silvia Romano

Silvia Romano, volontaria milanese dell’associazione cooperante della Africa Milele Onlus, rapita in Kenya da uomini armati. Foto tratte dal suo profilo Facebook in Africa (Fotogramma/Fotogramma, Milano – 2018-11-21) p.s. la foto e’ utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e’ stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Pubblicato il: 03/02/2020 23:24

Al Shabab, la più potente divisione di Al Quaida, l’organizzazione del terrore creata da Osama Bin Laden, in Somalia ha espulso i suoi capi più ‘moderati’, due terroristi ritenuti responsabili di decine di attentati in vari paesi dell’Est Africa, i cui nomi sono legati a indagini sugli ostaggi kenyoti, cubani e sulla nostra connazionaleSilvia Romano, che sarebbe finita in Somalia dopo un rapimento mirato in un villaggio del Kenya dove si trovava come volontaria.

Si tratta di Mahad Karate (anche conosciuto come Abdirahman Mohamed Warsame), capo finanziario e dei servizi segreti interni della organizzazione, e di Bashir Mohamed Mahamoud, alias Bashir Quorgaab: entrambi avevano espresso un qualche ripensamento sulla linea stragista che ha falciato negli ultimi mesi centinaia di civili indiscriminatamente. Una posizione evidentemente troppo “pacifista” per il capo supremo Ahmed Dirye, che ha dunque prontamente espulso i due membri più carismatici e noti della “cupola” di Al Shabab, formata da una decina di comandanti.

La complessa struttura terroristica che controlla gran parte del territorio della Somalia ha una rete amministrativa capillare che le consente di gestire i villaggi occupati, le attività economiche e, ovviamente, i traffici illeciti e le attività criminali, fra cui i sequestri di cittadini stranieri a scopo estorsivo e politico.

Quali possibilità si aprono a questo punto per gli ostaggi e per la pace in Somalia? Mario Scaramella, della Università del South West State, membro onorario della locale Alta Corte di Giustizia, raggiunto a Mogadiscio ha confermato: “Il paese vive un momento di ferocia e di confusione. Proprio ieri notte decine di posti di polizia e di controllo sono stati distrutti nel cuore della capitale da chi rifiuta la presenza dello Stato. Particolare violenza viene riservata dai terroristi a chi tenta un dialogo fra Al Shabab e le istituzioni in vista di una possibile pace, molti personaggi di collegamento sono oggetto di attentati ed anche di epurazioni. In questa ottica, la inaspettata apertura dei due capi più potenti, Karate e Bashir Quorgaab, rispettivamente ai vertici di Amnyat (la potente intelligence) e di Harakat (l’ala militare) ha portato all’immediata chiusura di ogni dialogo da parte del direttorio, che cosi dimostra una ulteriore lontananza dal paese ed anzi una vicinanza ad elementi estranei alla Somalia”.

“Quanto agli ostaggi stranieri non mi farei troppe illusioni, queste positive ‘aperture’, a cui seguono comunque ulteriori irrigidimenti, non alleviano la determinazione di Al Shabab nei suoi crimini più efferati – sottolinea Scaramella – Poco fa un medico siriano impiegato nell’ospedale Al Bushra di Baidoa, proprio adiacente alla nostra università, è stato vittima di un tentativo di rapimento, per fortuna questa volta il commando ha fallito e la locale sicurezza ha arrestato il capo del gruppo di pirati responsabile dell’agguato, ma per gli altri ostaggi le speranze sono nella azione qualificata delle autorità giudiziarie e di sicurezza, non certo nel pentimento dei terroristi”.


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