Cos’è il Cantico dei Cantici che conquista Sanremo 

Pubblicato da in data 6 Febbraio 2020

Cos'è il Cantico dei Cantici che conquista Sanremo

(Afp)

Pubblicato il: 07/02/2020 01:01

Uno dei libri della Bibbia ebraica dove Dio non viene mai nominato, ma che parla d’amore, spirituale e fisico, fra due sposi. Il ‘Cantico dei Cantici’ sbarca a Sanremo per mano – e voce – di Roberto Benigni, con le sue parole immortali che da più di 2000 anni raccontano l’intreccio d’anima e corpo fra Sulamita e Salomone. Ma qual è la storia della “canzone delle canzoni”? A rispondere è l’enciclopedia Treccani.

“Il ‘Cantico dei cantici’ fa parte della terza classe, detta dei Kethūbhīm o Agiografi, in un gruppo dei cinque più brevi scritti: i Cinque Rotoli o Volumi. Nella versione greca dei Settanta e nella Vulgata, che non conservano unito il gruppo dei Cinque Rotoli, questo libro ha, nella collezione biblica, un posto differente. Il nome del libro è in ebraico ‘Šīr haš-šīrīm’ (letteralmente “cantico dei cantici”), equivalente a un superlativo dell’idea di “cantico”, come avviene in analoghe espressioni ebraiche, e quindi a “eccellentissimo cantico” e simili; è perciò erronea l’opinione di alcuni antichi, che interpretano l’espressione come equivalente a “cantico fra i cantici” (di Salomone, a cui è attribuito il libro). Questo nome è tradotto letteralmente in tutte le antiche versioni della Bibbia, salvo che nel Targūm, e alcune di esse vicino alla traduzione dànno anche la trascrizione del nome ebraico”.

Il contenuto di questo libro – continua la Treccani – è fra i più originali e, si direbbe, fra i più inaspettati della Bibbia: parla infatti esclusivamente di amore. Questa la suddivisione del Cantico: “La Sposa esprime avanti alle Figlie di Gerusalemme i suoi desideri amorosi e le lodi per lo Sposo, e intreccia con esso dialoghi d’encomio (I, 2-II, 7). – Soliloquio della Sposa che descrive una visita fattale dallo Sposo, ripetendo la descrizione della primavera che egli recitò sotto la sua finestra e le lodi che le indirizzò (II, 8-17). – La Sposa, avendo perduto lo Sposo, lo cerca nottetempo per la città. Si vede quindi venir su dal deserto un solenne corteggio di armati che accompagna la lettiga su cui è Salomone; ampia descrizione del corteo (III, 1-11). – Lo Sposo descrive le bellezze della Sposa (IV-V, 1). – La Sposa narra che, avendo inteso di notte lo Sposo che bussava alla porta di lei, fu lenta ad aprirgli, e quando gli aprì egli si era già allontanato; si diede allora a cercarlo per la città, s’imbatté nelle Figlie di Gerusalemme con le quali intrecciò un dialogo descrivendo loro il suo Sposo (V, 2-VI, 3). – Nuova descrizione della Sposa e sue lodi, fatte dallo Sposo (VI, 4-12). – Descrizione della Sulamite e sue lodi (VII, 1-10). – La Sposa invita lo Sposo ad andare con lei per le campagne fiorite; desiderî di lei a riguardo di lui (VII, 11-VIII, 4). – La Sposa vien su dal deserto appoggiandosi sul suo Sposo; si accennano ricordi del passato e propositi per l’avvenire, in forma di aforismi morali (VIII, 5-7). – Dialogo fra la Sposa e i suoi fratelli, ostili ad essa. La Sposa quindi afferma la superiorità della sua vigna rispetto a quella di Salomone. Invito dello Sposo e dei suoi compagni alla Sposa; risposta di costei (VIII, 8-14)”.

Non è forse mai avvenuto – continua Treccani – che un libro di così piccola mole abbia provocato una letteratura così abbondante e disparata come il Cantico: dal Voltaire, che lo chiamò “canzone degna d’un corpo di guardia dei granatieri” a S. Teresa che trovò in esso l’occasione delle più eccelse elevazioni mistiche, è tutta una fittissima graduatoria esegetica rappresentata da centinaia di commenti, israeliti e cristiani, in buona parte ancora inediti”.

A quale epoca risale? “Se il ‘terminus a quo’ è oggi generalmente fissato a dopo l’esilio babilonese, regna ancora grande divergenza fra gli studiosi nello stabilire il terminus ad quem; ed è naturale, mancando in proposito ogni riferimento anche approssimativo. Gli allegoristi più recenti suppongono che il Libro sia stato scritto a metà circa del sec. IV av. Cr.; il Budde lo reputa raccolto dalla bocca del popolo e messo in iscritto nel sec. III o II, ma qualcuno degli ultimi suoi seguaci suppone che ciò sia avvenuto anche più tardi, e fa scendere questa fissazione in iscritto al sec. I d. C.; i seguaci della teoria drammatica quasi convengono per l’epoca col Budde, e ritengono almeno come possibile che l’autore abbia subìto l’influenza del dramma greco”.


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