Fava: “Aggredito e intimidito dalle Iene” 

Pubblicato da in data 11 Febbraio 2020

Fava: Aggredito e intimidito dalle Iene

(Fotogramma /Ipa)

Pubblicato il: 12/02/2020 13:55

Una “aggressione verbale”, una “forma di intimidazione”, una “sedicente intervista che si è rivelata subito essere altro”. Così il presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava racconta ai giornalisti un’intervista rilasciata domenica, a Comiso, alla trasmissione televisiva le Iene – e non ancora andata in onda – sul caso Antoci e sul lavoro a riguardo della commissione Ars.

“Sono stato avvicinato dal giornalista mentre ero nel mio albergo a Comiso – racconta incontrando i giornalisti nelle stanze della commissione Antimafia a Palazzo dei Normanni – Mi hanno chiesto un’intervista e nonostante non fosse programmata, ho accettato. Ma sono stati 84 minuti di aggressione violenta nei toni, nelle affermazioni e nei contenuti molto minacciosi. Non erano previste domande, ma solo affermazioni anche calunniose sull’operato della commissione, accusata persino di aver imbeccato gli auditi durante i lavori sul caso Antoci”. La commissione, ha fatto sapere Fava, “ha deciso di trasmettere il file audio alla procura di Ragusa e alla Dda di Catania per le loro opportune valutazioni”. Il file è stato anche messo a disposizione dei giornalisti.

Fava ha sottolineato come l’incontro con il giornalista de Le Iene nell’albergo di Comiso sia seguito “a una serie di telefonate, appostamenti e tentavi di incontro, messi in atto nei giorni passati anche nei confronti di altri componenti della commissione regionale Antimafia”. “Più che un’intervista – aggiunge il presidente – ci è sembrata un’intimidazione, un avvertimento a non occuparci più di questa vicenda (il caso Antoci ndr). Perché? A che scopo? Le nostre intenzioni sono sempre state senza pregiudizi e senza nessun fine politico”. La relazione della commissione Ars sul caso Antoci, approvata all’unanimità, è stata presentata a ottobre 2019.

Fava parla di una “imbarazzante quantità di falsità dette dal giornalista in questa finta intervista. Mi è stato detto che ‘avevamo dato la miccia a tutti i mafiosi dei Nebrodi’, che nella relazione ‘avevamo riportato solo stronzate’. Non c’era alcuna intenzione giornalistica e considero tutto questo un atto di una gravità istituzionale irreparabile nei confronti di questa commissione”. L’intervista non è ancora andata in onda ma, sottolinea il deputato dell’Ars, “potrebbe anche non essere mai trasmessa, mi interessa poco. Quello che considero grave è il fatto in sé, le provocazioni, le ingiurie, le calunnie portate avanti per 84 minuti col solo scopo di intimidire. Non pensiamo che questa sia tutta farina del sacco di questo giornalista”. Questa, aggiunge, “è un’aggressione attentamente e a lungo studiata”, una “operazione che ha altre intenzioni e altri mandanti, che non sappiamo chi siano, ma se – conclude – l’obiettivo è intimidire il lavoro di questa commissione si sbagliano”.


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