Bancarotta, confermata condanna per Danilo Coppola 

Bancarotta, confermata condanna per Danilo Coppola

(Fotogramma)

Pubblicato il: 17/02/2020 17:35

La corte d’appello di Milano, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna a 7 anni di carcere per l’immobiliarista Danilo Coppola per bancarotta in relazione ad alcuni fallimenti tra cui il crac di Porta Vittoria spa.

Per Coppola, l’imprenditore romano tra i protagonisti dell’indagine sui ‘furbetti del quartierino’ e arrestato tre volte, i giudici d’appello – a due anni dalla sentenza di primo grado – hanno confermato i risarcimenti per danni patrimoniali e non patrimoniali alle società, ora parti civili, che lui stesso, per l’accusa, avrebbe fatto fallire: oltre 153 milioni a Porta Vittoria spa e una provvisionale di 50 milioni al Gruppo Immobiliare 2004 spa.

La corte presieduta dal giudice Piero Gamacchio non ha riconosciuto la tesi avanzata dall’accusa che durante la requisitoria aveva chiesto di ridurre la condanna di Coppola da 7 anni a 5 anni e 10 mesi perché l’imputato non avrebbe cagionato con dolo il dissesto e quindi ipotizzando episodi di bancarotta impropria. L’imputato, assistito dal difensore Luca Ricci, era presente in aula, ma non ha rilasciato dichiarazioni dopo la lettura della sentenza. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni.

Al centro del processo ci sono tre bancarotte, quella del Gruppo Immobiliare 2004 dichiarato fallito nel 2013 con un buco di circa mezzo miliardo, di cui 320 milioni di debiti con l’erario; quella di Mib Prima, fallita nel luglio 2015 e quella di Porta Vittoria, la società titolare di un progetto di rilancio di un’area residenziale milanese e fallita nell’aprile 2016, dalla quale, per i rappresentanti dell’accusa, Coppola avrebbe drenato parecchi milioni che sarebbero, poi, stati ‘dirottai’ nelle sue società in Lussemburgo.

COPPOLA: “SBIGOTTITO” – “Non avendo accettato di patteggiare a quattro anni, probabilmente sono stato punito con questa condanna, ma nonostante tutto non voglio smettere di credere nel diritto e nella giustizia”. Lo ha dichiarato Danilo Coppola dopo la sentenza. “Sono sbigottito dalla sentenza emessa dalla Corte di Appello di Milano”, ha aggiunto l’imprenditore, spiegando: “Mi era stata prospettata la possibilità di un accordo sulla pena a 4 anni con la Procura Generale e il presidente del collegio aveva manifestato disponibilità a concluderlo. Non ho accettato perché sono innocente e ho sempre creduto nella giustizia, per cui nonostante il consiglio del mio avvocato, ho deciso di affrontare il processo e discutere la mia estraneità da tutte le ipotesi di reato, soprattutto dopo gli enormi sacrifici fatti per versare 140 milioni di Euro al Fisco, non dovuti ma pagati per eliminare qualsiasi tipo di problematica”.