Caso Saguto: chiesti 15 anni ex giudice ‘quadro desolante, sistema perverso’/Adnkronos 

Pubblicato da in data 18 Febbraio 2020

Caso Saguto, chiesti 15 anni per l'ex giudice

Il procuratore Amedeo Bertone

Pubblicato il: 19/02/2020 19:28

(dall’inviata Elvira Terranova) – “Un quadro desolante” in cui gli imputati “si devono vergognare a vita” anche “se verranno assolti”. Usa parole durissime il pm Maurizio Bonaccorso, concludendo la requisitoria nel processo sul cosiddetto ‘cerchio magico’ di Silvana Saguto, l’ex Presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. E’ il Procuratore capo di Caltanissetta in persona, Amedeo Bertone, ad avanzare, poco prima dell’una, le richieste. Esemplari. Quindici anni e dieci mesi per Silvana Saguto, ritenuta fino a pochi anni fa la paladina dell’antimafia, ma anche per il marito Lorenzo Caramma, per il quale ha chiesto nove anni e 11 mesi di carcere. Prima di chiudere l’udienza, il pm Bonaccorso ha anche annunciato al Tribunale che chiederà la trasmissione degli atti alla Procura per falsa testimonianza per una decina di persone, tra cui il giudice Daniela Galazzi. “Emergono fatti di una gravità inaudita”, ripete Bonaccorso durante la mattinata mentre spiega alcuni dei reati contestati ai quindici imputati. Quello che viene fuori, secondo la Procura, “è un quadro desolante con pubblici ufficiali che hanno tradito la loro funzione. E tra loro ci sono magistrati, colonnelli, il tutto per il perseguimento di interessi privati”.

Silvana Saguto, che oggi ha preferito non venire, è accusata di numerosi reati, tra i più gravi l’associazione a delinquere, l’abuso d’ufficio e la corruzione. Chiesti dodici anni e tre mesi per l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, il “re” degli amministratori giudiziari, che lascia l’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta senza volere dire niente. Undici anni e 10 mesi sono stati chiesti, poi, per un altro dei protagonisti del ‘cerchio magico’, il professor Carmelo Provenzano, molto vicino alla ex giudice. Secondo la Procura, avrebbe anche scritto la tesi di laurea del figlio di Silvana Saguto. E poi avrebbe persino pagato il suo rinfresco.

Due anni e sei mesi sono stati chiesti per il giudice Lorenzo Chiaramonte, che faceva parte della sezione presieduta da Saguto, e ancor, due anni per il giovane avvocato Walter Virga, figlio del magistrato Tommaso Virga. Saguto aveva scelto proprio il ragazzo per affidargli un immenso patrimonio sequestrato. “Per le amministrazioni giudiziarie sotto la guida dell’ex presidente della sezione Misure di prevenzione di Palermo Silvana Saguto era la prassi inserire persone senza alcuna competenza, come si sente anche dalle stesse intercettazioni”, accusa il pm Maurizio Bonaccorso. “Sono persone che non sanno dove mettere le mani – dice il pm- persone scelte in base all’amicizia o alla parentela”.

Sei mesi sono stati chiesti per il figlio della ex giudice, Emanuele Caramma mentre i pm sollecitano l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” per l’anziano padre della imputata ‘eccellente’, Vittorio Saguto, oggi novantenne. Dieci anni e 11 mesi sono stati sollecitati per un altro amministratore giudiziario, Roberto Santangelo; sei anni per l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo; 4 anni e 4 mesi per il professore Roberto Di Maria; sempre 4 anni e 6 mesi per Calogera Manta, collaboratrice di Provenzano e 5 anni per Maria Ingrao, la moglie di Provenzano. Pena pesnate chiesta anche per un colonnello della Gdf, Rosolino Nasca. Infine, è stata chiesta l’assoluzione l’avvocato Aulo Gigante perché “il fatto non sussiste”. Secondo l’accusa, Silvana Saguto, che ha sempre respinto le accuse, avrebbe “sfruttato e mortificato il suo ruolo di magistrato”. Ma, ha sempre sottolineato il pm Bonaccorso durante la lunga requisitoria ”è sbagliato parlare di processo all’antimafia”.

Non risparmia nessuno degli imputati, il pm Bonaccorso. “Non so come finirà, magari Nicola Santangelo e Carmelo Provenzano verranno assolti, ma per questa vicenda dovranno vergognarsi a vita”, dice prima di chiudere la requisitoria. Parlando dei due imputati, spiega: “i due, con una lettera, decisero di trasferire a Castellammare del Golfo un ragazzo che lavorava alla Motor oil di Caltanissetta, Andrea Repoli, mandando a 250 chilometri di distanza un giovane che percepiva 800 euro al mese- spiega -Lo scopo era quello di metterlo con le spalle al muro e poi licenziarlo per giusta causa”.

Secondo la Procura, l’ex giudice Saguto “era la figura centrale di un vincolo associativo stabile” composto dalla stessa Saguto, da Carmelo Provenzano e Nicola Santangelo”, rispettivamente docente e coadiutore giudiziario e amministratore giudiziario. “La prova del vincolo associativo stabile – dice il magistrato, seduto accanto al Procuratore Amedeo Bertone e alla pm Claudia Pasciuti- emerge dalla frequenza dei rapporti dei soggetti”. Adesso la parola passa alle parti civili e subito dopo alle difese dei quindici imputati. La sentenza dovrebbe essere emessa a metà maggio.


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