Coronavirus, ‘psicosi’ alla Camera tra gel e mascherine 

Coronavirus, 'psicosi' alla Camera tra gel e mascherine

Pubblicato il: 24/02/2020 17:03

Il mio regno per un’Amuchina“. La politica ai tempi del coronavirus si conferma ancora una volta specchio del Paese, tra tic, nevrosi e comprensibile preoccupazione per il diffondersi del ‘nemico invisibile’ arrivato dall’Oriente. E così, a Montecitorio, alla ripresa dei lavori dopo il week end nero che ha visto il numero dei contagi in Italia salire vertiginosamente, gli onorevoli si confrontano: e se da un lato c’è chi ostenta sicurezza e self control, dall’altro non manca chi, allarmatissimo, chiede misure drastiche.

Le chat – soprattutto quelle dei 5 Stelle – sono in subbuglio: “Ieri c’era chi non voleva rientrare, in tanti chiedono di fare il tampone a tutti in Parlamento. Inoltre, alcuni colleghi non vogliono partire in missione”, si sfoga con l’Adnkronos una parlamentare. “Cosa ho risposto? Chi vuole, stia a casa. Così lavoreremo più in fretta con chi c’è!”.

In Aula spunta addirittura la prima mascherina. A sfoggiarla è la parlamentare di Fratelli d’Italia Maria Teresa Baldini, chirurga di professione: “E’ nostro dovere di parlamentari lanciare i messaggi giusti in termini di prevenzione. Non voglio dire ai colleghi cosa fare, è una scelta individuale, ma come medico è una scelta che consiglio”, dice.

Poi la deputata di Fdi va oltre: “Penso che la mascherina dovrebbero indossarla tutti. O, almeno tutti coloro che operano o frequentano luoghi affollati: scuole, cinema, mezzi pubblici”. Drastico il leghista Guglielmo Picchi: “Dopo una seria e approfondita valutazione credo che le attività parlamentari vadano sospese”. Ma da Montecitorio assicurano: “Tutto prosegue regolarmente”.

“Ci sono miei colleghi deputati impediti dal partecipare ai lavori alla Camera perché ‘chiusi’ nei territori sottoposti a restrizioni per l’emergenza coronavirus. Credo che questo sia un vulnus per i nostri lavori”, avverte l’esponente della Lega Roberto Turri, spiegando che per i deputati davanti a Montecitorio si sarebbe “aspettato dei controlli all’ingresso e invece nulla…”.

Ci pensa il deputato Giorgio Trizzino, medico, a tranquillizzare i preoccupatissimi colleghi più giovani: “Non si tratta di nulla che non rientri nella normale ciclicità delle diffusioni virali e batteriche in un mondo che per fortuna ha una immensa diversità naturale. Oggi abbiamo grandi conoscenze e questo grazie ad uno dei sistemi sanitari più efficienti al mondo”, afferma il chirurgo siciliano, facendo appello alla “maturità” dei suoi compagni di partito.

I riferimenti storico-letterari si sprecano. C’è chi ricorda la peste raccontata dal Manzoni ne ‘I promessi sposi‘: “Le misure di contenimento furono adottate dai signorotti locali solo quando loro stessi si videro minacciati fin dentro il loro palazzo, poiché la peste smise di essere una calamità a solo carico della plebe. Le bonifiche, le disinfezioni, le purificazioni degli ambienti malsani e delle paludi avvenne, cioè, solo quando gli ingiusti governi dell’epoca cominciarono a tremare nelle loro fondamenta e temere per la stessa sopravvivenza fisica di chi li reggeva. Non prima! Ma adesso non è più quel tempo, per fortuna”, dice ancora Trizzino.

Qualcun altro invece evoca l’epidemia di colera che si diffuse nel secondo dopoguerra nel Nord Africa e in alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia. Per il grillino Giuseppe Brescia, presidente della Commissione Affari Costituzionali, “servono responsabilità, consapevolezza, scrupolo e attenzione per evitare psicosi, sciacallaggi e allarmismi inutili e dannosi”.

Ma le scene da assalto ai forni trasmesse da siti e canali all news non aiutano l’umore. Eppure, tra un decalogo anti-virus e un post allarmato su Facebook, c’è spazio anche per l’ironia. Come quella che ‘contagia’ i due parlamentari di M5S e Forza Italia che in Transatlantico si scambiano l’amuchina in segno ‘di pace’. Le polemiche per qualche ora restano in quarantena: spazio all’ipoclorito di sodio.