Coronavirus, Corso (Polimi): “bene smart working ma non solo per emergenze”  

Pubblicato da in data 24 Febbraio 2020

Coronavirus, Corso (Polimi): Bene smart working ma non solo per emergenze

Mariano Corso responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano

Pubblicato il: 25/02/2020 15:09

“Smart working subito senza tutti gli adempimenti previsti dalla legge? E’ un atto correttissimo quello adottato dal governo, a patto che non sia una scorciatoia e che non serva solo per gestire le emergenze”. Lo dice in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. “In questa fase di emergenza – spiega – sicuramente si velocizza l’attivazione dello smart working, ma non si può prescindere dall’importanza di un accordo di responsabilità datore di lavoro-dipendente”. “In pratica – chiarisce – il lavoratore si ‘prende’ l’autonomia di operare da casa, in perfetta flessibilità, e in cambio l’azienda ne misura i risultati. Il lavoratore è comunque subordinato, anche se lavora ‘da casa’, e quindi deve dare conto del raggiungimento degli obiettivi”.

Lo smart working – fa notare Mariano Corso – aiuta le imprese ad assorbire l’impatto del Coronavirus, che è un disastro dal punto di vista economico, facilitando il lavoro a distanza, senza così bloccare il Paese“. “Certo, non tutte le realtà aziendali – ammette – sono uguali. Questi giorni stanno mettendo in luce delle differenze sostanziali tra chi riesce comunque a mantenere l’operatività normale e chi, invece, non riesce ad inserire nell’organizzazione aziendale questo nuovo modello di lavoro. Anche perché non si può pretendere che, da un momento all’altro, il dipendente lavori da remoto. Non è così semplice: non è sufficiente un pc e una connessione Internet. Ci si deve allenare al coordinamento con il datore di lavoro e con un team di riferimento, nel caso si lavori su un progetto a più mani“.

“Per questo – avverte Mariano Corso – va bene fronteggiare l’emergenza con lo smart working, ma sarebbe ancora meglio se si prendesse la consapevolezza che va attuato anche alla quotidianità”. “Nel caso, ad esempio, che – continua – ci sia un black out dei mezzi di trasporto o il rinvio dell’orario di un certo lavoro da consegnare, si deve essere pronti a lavorare lontano dal posto di lavoro e a un orario diverso. Lo smart working è, quindi, uno scambio di flessibilità che deve inserirsi nella normale gestione dell’organizzazione aziendale, a prescindere dalle emergenze“.


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