Coronavirus, “in bimbi meno grave ma occhio a baby-malati cronici” 

Pubblicato da in data 25 Febbraio 2020

Coronavirus, in bimbi meno grave ma occhio a baby-malati cronici

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 26/02/2020 11:04

“Dai dati pubblicati finora, le manifestazioni cliniche e l’andamento dell’infezione da nuovo coronavirusnei bambini sembrano essere meno gravi. E anche i dati di mortalità sono favorevoli: non sono stati registrati decessi in età pediatrica. Non è noto per quale motivo avvenga, ma fino a oggi è stato osservato questo”. A spiegarlo all’Adnkronos Salute Susanna Esposito, presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) e professore ordinario di Pediatria all’università di Parma, dopo i primi 4 casi di contagio fra bambini in Italia.

“Discorso a parte – precisa – vale per quel 20% di bambini che soffre di patologie croniche: in queste situazioni l’allerta deve essere elevata e il controllo molto attento”. “In Italia – ricorda l’esperta – c’è una quota di bambini, pari appunto a circa il 20%, che ha una patologia cronica, come l’asma bronchiale, la fibrosi cistica, oppure una immunodepressione dovuta a cause diverse. In questi casi l’allerta sanitaria deve essere elevata e bisogna far sì che il paziente pediatrico sia comunque ricoverato, perché non è noto quale sia il rischio di complicanze in queste categorie”.

“Mentre, in generale, l’evoluzione dell’infezione nel bimbo sano è favorevole – sottolinea – le condizioni di rischio per una evoluzione complicata sono l’età inferiore ai 6 mesi o la presenza di una malattia sottostante: sono elementi che richiedono sempre il ricovero. I bambini che invece hanno forme lievi possono essere gestiti in isolamento a casa, con controllo attivo e quotidiani da parte dei medici”.

“Molto importante – evidenzia Esposito – sarà capire quanto durerà l’eliminazione (shedding) del virus dall’organismo dei bambini. Di solito questo periodo di tempo per i piccoli è più lungo: per l’influenza si aggira sui 7-10 giorni e per condizioni più complesse sono necessarie anche tre settimane”.

“Ci si chiede perché ci siano meno casi di coronavirus rispetto a quelli di influenza: quest’ultima colpisce per antonomasia i più piccoli a causa della vita che fanno, una vita di comunità in cui hanno contatti con moltissimi coetanei. Il coronavirus, a oggi, è diverso: i bambini non hanno occasione di venirne a contatto perché di certo ora non ci sono gite o viaggi in Cina. E’ logico però che nella situazione attuale, cercando nelle aeree rosse, si trovino dei casi”, conclude.


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