Istat: nonni baby sitter pilastro famiglie ma al Sud 1 donna su 5 a casa per prole  

Pubblicato da in data 25 Febbraio 2020

Istat: nonni baby sitter pilastro famiglie ma al Sud 1 donna su 5 a casa per prole

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Pubblicato il: 26/02/2020 18:36

(di Alessandra Testorio ) – Sono i nonni ma soprattutto le nonne il vero pilastro delle giovani famiglie italiane. Lo sono sempre stati ma ancor di più oggi rendono possibile e soprattutto sostenibile conciliare vita e lavoro a milioni di donne: baby sitter a tempo pieno almeno fino ai 10 anni dei bambini delle giovani coppie, certifica l’indagine Istat presentata oggi alla Camera dal direttore centrale dell’area statistiche sociali, Linda Laura Sabbadini.

Un impegno che resta difficile se non impossibile a volte, quello di mettere insieme lavoro e famiglia considerato che l’11,1% delle donne che hanno avuto almeno un figlio nella vita non ha mai lavorato per prendersi cura della prole; il 17% nel caso ne abbia avuti 2 e il 19% nel caso ne abbia avuti 3 o più. Troppe se si considera che la media europea si ferma al 3,7%. Ma al Sud la percentuale schizza al 20% dove 1 donna su 5 rinuncia per questo ad entrare nel mercato del lavoro.

“Nei casi in cui entrambi i genitori sono occupati, se ne prendono cura nel 60,4% dei casi quando il bimbo più piccolo ha 2 anni; nel 61,3% quando ha da 3 a 5 anni e nel 47,1% se più grande. Valori che superano il 65% nel caso del Mezzogiorno”, elenca ancora l’Istat che ribadisce come in Italia i figli siano ancora elemento “di forte criticità” per le donne italiane. “La partecipazione delle donne al mondo del lavoro è molto legata ai carichi familiari, il tasso di occupazione delle madri è più basso di quello delle donne senza figli. Nel 2018 aumenta lo svantaggio delle donne (da 25 a 49 anni) con figli in età prescolare rispetto alle donne senza figli. Il rapporto tra i tassi di occupazione dei due gruppi è pari a 73,8 e si è ridotto rispetto al 2017 di 1,7 punti percentuali. Questo vuol dire che il tasso di occupazione delle madri è più basso del 26% di quelle delle donne senza figli“, spiega ancora l’Istat che registra comunque un miglioramento di 4 punti percentuali rispetto al 2015, anno in cui si è registrato il più alto valore del decennio.

Le giovani donne con figli piccoli sono le più penalizzate (-2,1 punti percentuali rispetto al 2017). Il livello di istruzione poi ha “un forte impatto nella mancata partecipazione delle donne con responsabilità familiari”, con il gap rispetto alle donne senza figli, che si riduce al crescere del titolo di studio; il rapporto tra i due tassi sale dal 53,8% per le donne con al massimo la licenza media, al 72,6% per le diplomate, fino ad arrivare al 90,2% per le laureate. Non solo. E’ proprio tutto il carico familiare, nonostante la situazione sia visibilmente migliorata, a gravare essenzialmente sulle spalle delle donne: “la percentuale del carico di lavoro familiare svolto dalla donna tra i 25 e i 44 anni, sul totale del carico di lavoro familiare della coppia, in cui entrambi i componenti sono occupati, diminuisce dal 71,9% del 2008-2009 al 67% nel 2013-2014, ultimo dato disponibile. Ma le donne presentano comunque una maggiore quota di sovraccarico tra impegni lavorativi e familiari: più della metà delle donne occupate (54,1%) svolge oltre 60 ore settimanali di lavoro retribuito e/o familiare (46,6% gli uomini).

E in una coppia, registra ancora l’Istat, sono comunque e soprattutto le donne ad aver modificato qualche aspetto della propria attività lavorativa per meglio combinare il lavoro con le esigenze di cura dei figli: “il 38,3% delle madri occupate infatti ha dichiarato di aver apportato almeno una modifica, contro l’11,9% dei padri occupati. Percentuale che per le madri occupate di bambini tra 0 e 2 anni sale al 44,9%, mentre per i padri con figli nella stessa classe di età è di poco inferiore al 13%”.


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