Nuovo accordo Commissari e ArcelorMittal, sindacati lo bocciano 

Pubblicato da in data 3 Marzo 2020

Nuovo accordo Commissari e ArcelorMittal, sindacati lo bocciano

(foto Tiziana Fabi / Afp)

Pubblicato il: 04/03/2020 21:30

(di Alessandra Testorio) – Al termine di quattro mesi di un braccio di ferro durissimo ArcelorMittal e i Commissari Ilva in As, con il supporto del Mise, hanno raggiunto un accordo che modifica i termini del contratto di affitto e di acquisto degli stabilimenti dell’ex gruppo Ilva. Si chiude così, con un’intesa extraprocessuale, la guerra giudiziaria in corso che cancella per questo l’udienza che avrebbe dovuto dire l’ultima parola sul dossier, fissata per il 6 marzo prossimo. A firmare l’intesa, nello studio notarile Marchetti a Milano, l’ad di A.Mittal Italia Lucia Morselli e di due commissari. L’accordo conferma in sostanza quanto già tratteggiato nel pre-accordo del 20 dicembre 2019 e disegnato nella richiesta di autorizzazione alla transazione dei Commissari al Mise il 25 febbraio scorso.

Cinque i punti più significativi: il via ad un nuovo piano industriale fondato sulla riduzione del 30% dell’uso del carbone, il rifacimento degli impianti, l’adozione di tecnologie produttive rispettose dell’ambiente (forno elettrico e utilizzo del preridotto) e in prospettiva l’uso di idrogeno con cui si consente la graduale decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto, in una ottica di transazione verso tecnologie green; la conferma che saranno mantenuti gli attuali livelli occupazionali pari a 10.700 dipendenti entro la fine del piano industriale 2020-2025.

E ancora: l’ingresso nel capitale sociale di Am Investco, tramite un aumento di capitale, di investitori pubblici e privati; la possibilità per A.Mittal di recedere entro il 31 dicembre prossimo qualora non si addivenga alla stipula di un accordo di investimento entro il 30 novembre 2020 a fronte del pagamento di una caparra penitenziale , parametrata all’ammontare totale dei canoni di affitto che le affittuarie avrebbero dovuto corrispondere sino all’agosto 2023, di 500 mln. E, infine, l’avvio delle trattative con i sindacati per il ricorso a strumenti di sostegno, compresa la cassa integrazione guadagni straordinaria, con cui a raggiungere la piena capacità produttiva dello stabilimento di Taranto.

Ma sull’intesa è arrivato il no dei sindacati che di fatto hanno bocciato la mediazione tra governo e multinazionale dell’acciaio. “Riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo sul risanamento ambientale, le prospettive industriali e occupazionali del Gruppo”, commentano unitariamente i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Un’incertezza che si somma ad una “totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da Arcelor Mittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine societaria che costituirà la nuova AMinvestco”, accusano ancora.

E un no altrettanto netto arriva dalla Fiom ma anche da Fim, Uilm e Ugl che a breve, Coronavirus permettendo, dovranno avviare la trattativa sulla cassa integrazione che già appare in salita. “Non possiamo essere chiamati a comando per discutere gli esuberi e non si può pensare che il ruolo del sindacato sia quello di un ente certificatore. Quindi, per quanto ci riguarda, o la trattativa è sull’insieme del piano industrialo o la vedo molto complicata. Noi vogliamo fare la discussione che fino ad oggi non c’è stata sul come si da garanzia alla permanenza della siderurgia nel nostro Paese, al mantenimento dell”occupazione e all’ambiente”, ammonisce il leader Fiom, Francesca Re David, conversando con l’Adnkronos.

L’accordo infatti disegna per le tute blu di Cgil Cisl e Uil un ruolo marginale, che sta strettissimo alla Fiom che invece vuole la massima garanzia a che quel piano industriale, messo a punto su tavoli lontani dal sindacato, risponda ad una prospettiva certa sulla salvaguardia della siderurgia, dell’ambiente e dell’occupazione. Ma non solo alla Fiom. Anche per la Fim di Marco Bentivogli: “l’accordo disegna una schizofrenia che pagheranno i contribuenti e i lavoratori. La decarbonizzazione rischia di essere uno slogan, come la tutela occupazionale”, è la critica che rivolge all’intesa di oggi che prevede tra l’altro “una logica che sottende l’inserimento dei due forni elettrici che non capiamo. Mi chiedo a quale scopo”.

Non meno dure le parole della Uilm. “Non siamo disponibili ad avviare una trattativa i cui termini sono stati prestabiliti. Siamo nettamente contrari alla scelta di esuberi strutturali e pretendiamo il rispetto dell’unico piano ambientale, industriale e occupazionale che noi abbiamo, con grande fatica, sottoscritto”, dice il leader, Rocco Palombella per il quale l’accordo è solo “una separazione consensuale, frutto esclusivamente del lavoro dei legali delle due parti che hanno prodotto questo grande e articolato compromesso”. Forte preoccupazione anche da parte dell’Ugl per un accordo “a tutti gli effetti poco trasparente, non solo per il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali ma anche per i contenuti dello stesso pre accordo riguardanti il risanamento ambientale, le prospettive industriali e occupazionali del Gruppo”.

Nessun commento invece dell’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli che ha lasciato l’incontro senza alcuna dichiarazione mentre Alessandro Danovi, uno dei Commissari Ilva, invita a guardare avanti: “abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, non è il momento di fare commenti. Molto lavoro è stato fatto e ce ne è molto da fare”. Apprezzamento arriva comunque da ArcelorMittal.

L’accordo con i Commissari definisce i termini di un investimento significativo da parte di un’entità partecipata dallo Stato italiano in AmInvestCo, costituendo così la base per un’importante nuova partnership tra ArcelorMittal e il governo italiano”, si legge nella nota che spiega anche come “l’investimento azionario del governo italiano in Ilva, da acquisire in un accordo da eseguire entro il 30 novembre 2020, sarà almeno pari alle passività rimanenti di Am InvestCo rispetto al prezzo di acquisto originale di Ilva”.

Per A.Mittal inoltre importanti sono anche gli investimenti green previsti dal piano industriale. “Il cuore del nuovo piano industriale è la costruzione di una struttura Dri che deve essere finanziata e gestita da investitori terzi e un forno elettrico ad arco che sarà costruito da Am InvestCo”, dice ancora accennando in generale, senza invece scendere nel particolare, alla possibilità che “nel caso in cui l’accordo di investimento non venga eseguito entro il 30 novembre 2020, Am InvestCo abbia un diritto di recesso, soggetto a un pagamento concordato”.

Soddisfatto invece il governo. “Siamo soddisfatti per un accordo che assicura da subito continuità operativa all’impianto e pone le basi per un progetto di politica industriale di grande respiro in grado di coniugare, grazie ad importanti investimenti pubblici, il rispetto per la salute e per l’ambiente, la tutela dell’occupazione e la garanzia di concrete prospettive di competitività”, dice il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, annotando come la graduale decarbonizzazione dell’impianto di Taranto, “rappresenti un esempio concreto di quello che potrà significare il Green New Deal in termini di prospettive di crescita e sviluppo”.


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