Coronavirus, presidente Copasir: “Io in quarantena, qui gli amici muoiono” 

Pubblicato da in data 14 Marzo 2020

Coronavirus, presidente Copasir: Io in quarentena, qui gli amici muoiono

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Pubblicato il: 15/03/2020 11:41

di Francesco Saita

“Negli ultimi giorni prima sono stati 33, poi 37, ora 32: i numeri dei morti nella provincia sono sconvolgenti, drammatici, tutte persone che conosci: muore l’amico, muore il vicino di casa”. Parlando con l’AdnKronos, il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, da Palazzolo sull’Oglio, comune di circa 20mila abitanti nel Bresciano, in Lombardia, sottolinea la gravità della situazione nella provincia. “Io – sottolinea – sono in quarantena, ho visto venerdì 6 il prefetto di Brescia, che poi si à rivelato positivo al Covid-19 e ora sono a casa, chiuso qui”. “Qui – spiega il leghista – c’è la percezione chiara dei morti, di gente che conosci di cui non puoi poter fare i funerali, sono persone che conosci”.

“La scorsa settimana – aggiunge – qui c’era già forte allarme, ma pare che fino a quando non hai i morti accanto non lo capisci, a Roma forse non c’è stata la giusta percezione, mentre qui serve subito la partecipazione organizzata dello Stato, perché qui è vara emergenza, serve un intervento forte e meno annunci”.

Le infrastrutture del paese vanno sempre tutelate, questo tanto più in un momento di crisi come questo, continua il presidente del Copasir, mentre sottolinea come il Comitato di controllo parlamentare dei servizi deve mantenere alta la guardia sugli asset strategici del paese, soprattutto in un momento di crisi come questo: “Noi – ribadisce – siamo un organo fiduciario del Parlamento di un paese democratico, tutto quello che facciamo, lo facciamo nell’interesse della nazione”.

Volpi non si tira indietro, nonostante l’isolamento forzato a casa: “Certo – sottolinea – per il lavoro che faccio, il Copasir non lo puoi ‘gestire’ al telefono, trattiamo di vicende delicate, per adesso possiamo far fronte alla normale amministrazione, gli uffici sono a ranghi ridotti, come anche lo stesso Parlamento”.

“Il settore è delicato, di solito il lavoro lo facciamo in ufficio, e anche gli uffici sono a ranghi ridotti, cerchiamo di stare, almeno, sulle cose formali, non rinviabili”, conclude il leghista.


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