Coronavirus: Tognazzi, ‘così abbiamo spostato a Bergamo un’azienda e 400 dipendenti’ 

Coronavirus: Tognazzi, 'così abbiamo spostato a Bergamo un'azienda e 400 dipendenti'

Pubblicato il: 17/03/2020 11:13

Spostare un’azienda in due settimane e continuare a lavorare mettendo in sicurezza oltre 400 dipendenti mentre in città il virus non dà tregua. A Bergamo c’e’ riuscita la Cx Centax, società specializzata in servizi di contact center evoluti che gestisce ogni giorno oltre 30.000 interazioni, tra chiamate, e-mail e chat per conto di società che operano nei settori finance, nei beni di consumo, nel pharma, nei servizi innovativi, nella logistica e nel Terzo settore. Guidata dall’amministratore delegato Dario Tognazzi, l’azienda racconta all’Adnkronos come ha fatto e si dice pronta a dare a dare una mano al sistema Italia per non farlo affondare sotto i colpi dell’emergenza ”Non potevamo bloccare l’azienda e lasciare i clienti senza servizi -dice Tognazzi- e quando ho iniziato a temere un possibile peggioramento della situazione, come azienda abbiamo preso la decisione: far lavorare tutti da casa”. Così, con un maxi investimento in pc, cuffie, token, licenze l’azienda è partita arrivando a realizzare un intero Contact Center in smart working tra operatori, coordinatori, formatori, tecnici e commerciali. in una quindicina di giorni l’azienda ha completato il processo e dal 13 marzo i contact center di Bergamo e Verona cono chiusi.

”Siamo partiti dal rispetto dei criteri relativi alla sicurezza -spiega- abbiamo configurato i pc e abbiamo iniziato a distribuirli ai nostri dipendenti. Il risultato è che a metà della scorsa settimana abbiamo chiuso le sedi fisiche, quella di Bergamo e quella di Verona. Ora abbiamo oltre 350 persone che gestiscono i servizi da casa e la società è operativa al 100% pur trovandosi in una delle zone più critiche: Bergamo”. Tognazzi assicura che non è stato facile muoversi in questo modo e velocemente, considerato anche che non sono pochi i gruppi internazionali che fanno affidamento su di loro. ”Dall’estero avevano dubbi sulla tenuta della privacy e sulla sicurezza dei dati. Una società quando ha visto cosa stava succedendo a Bergamo ha avuto serie perplessità sul fatto che avessimo deciso di far svolgere tutta l’attività da casa, ma dopo, quando gli abbiamo mostrato cosa stavamo facendo, ci ha chiesto aiuto per fare la stessa cosa internamente al suo gruppo”.

Adesso nella sede centrale ”c’e qualche tecnico per tenere sotto controllo i server e giusto la reception”. Insomma lo spirito ”deve essere quello di non mollare mai. E non è semplice quando in città senti in continuazione le sirene delle ambulanze, quando i tuoi dipendenti lavorano e hanno genitori e parenti contagiati, morti o intubati. Una situazione drammatica”. Ma farli lavorare da casa ”è stato il modo per metterli in sicurezza e per far vedere che il virus non deve averla vinta e che si deve andare avanti”. Ora l’azienda lavora a pieno regime fornendo gli stessi identici servizi di prima ed è pronta, in un settore dove le postazioni di lavoro sono spesso inferiori alle distanze prescritte dalle norme sul coronavirus, a intervenire per cercare di non far interrompere in altre parti d’Italia servizi di altre aziende che, in periodi come questo quasi diventano essenziali.

”L’impressione -dice- è che tutto questo non durerà 15 giorni. C’e da sperare che le misure per frenare il contagio abbiano effetto nelle altre zone d’Italia, perchè lo Tzunami visto a Bergamo non si può nemmeno descrivere. Ma se dovesse succedere, l’azienda è pronta a sostenere carichi di lavoro eccezionali, a venire incontro alle altre aziende che non ce la dovessero fare”. E per questo motivo ” stiamo già pensando alla fase due: nuovi colloqui via skype per assumere e formazione a distanza. Per il resto,dovremo per sempre il nostro grazie ai nostri angeli, medici, infermieri, volontari e tutto il personale sanitario, che ogni giorno, dalla prima ora, in prima linea, stanno realizzando miracoli”.