Coronavirus: Cino Ricci, ‘faccio come Garibaldi, obbedisco e resto in casa’ 

Pubblicato da in data 19 Marzo 2020

Cino Ricci: Obbedisco, come Garibaldi. E resto a casa

Cino Ricci

Pubblicato il: 20/03/2020 12:58

“Faccio come Garibaldi: obbedisco! L’ho dovuto fare, non è così?”. E’ semplice la risposta di Cino Ricci, primo volto della vela italiana a diventare popolare come skipper di Azzurra nell’ormai remoto 1983, a chi gli chiede come stia affrontando i tempi del coronavirus. “Vengo dalle barche da lavoro, le barche da pesca -racconta al sito specializzato Saily.it-. I chioggiotti, quelli che sono sempre andati in mare con qualsiasi tempo, quando arrivava la sburianata, chiudevano tutti i boccaporti, si mettevano dentro, e accendevano il lumino, che era una candela, davanti alle immagini dei santi protettori delle loro città che tenevano sottocoperta. E aspettavano”. Una manovra che, nella marineria italiana, viene chiamata “mettersi alla cappa”.

E la buriana, secondo lo skipper romagnolo, rintanato a casa nella sua Ravenna, rischia di essere lnga. “Io dico che non finisce presto. Lo hanno detto gli scienziati dichiarando che questa non era più una semplice epidemia ma era diventata una pandemia: storicamente le pandemia sono lunghe da passare. L’ultima che ricordo è stata la Spagnola, che tra il 1918 e il 1920 è andata avanti un bel po’ e ha ammazzato un sacco di gente”.

Non mancano i consigli per passare la “cappa” senza perdere la forma, un po’ sulla scia di tutti i grandi dello sport che danno la loro ricetta a dilettanti e amatori, in questo caso della vela: “mettete un tappeto per terra, e fate della ginnastica con le movenze che fareste in barca, gli addominali, le gambe, le braccia. Come faceva Paul Elvstrom, che passava l’inverno senza poter uscire col mare ghiacciato, a rinforzarsi il fisico per essere più forte degli altri nella stagione delle regate”.

“Io stesso, in cantina fissavo una corda di canapa e allenavo le mani da velista: sfregandole sulla cima e provando a issarmi, finchè non venivano i calli e alla fine avevi le mani pronte per la primavera in mare. Oggi ci sono attrezzi ben più specifici, oltre a bicicletta, vogatore. Il lavoro fa passare il tempo. Per il resto ci vuole un’altra dote: la pazienza.”


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