In Portogallo una giornata per le vittime dell’Inquisizione 

Pubblicato da in data 22 Marzo 2020

In Portogallo una giornata per le vittime dell'Inquisizione

(Credits foto copertina e interno: David Gerbi)

Pubblicato il: 23/03/2020 11:14

Una legge per commemorare ufficialmente le vittime dell’Inquisizione. Questo quanto approvato dal Parlamento portoghese, che ha stabilito al 31 marzo di ogni anno – con ampio sostegno di tutto lo spettro politico – il ‘Giorno della Memoria per le Vittime dell’Inquisizione‘. Una data scelta non a caso: il giorno coincide infatti sia con la firma nel 1492 a Granada, in Spagna, del decreto di espulsione degli ebrei nel Paese, sia con quello della fine dell’Inquisizione in Portogallo, nel 1821. La legge ha come scopo quello di conservare la memoria delle diverse vittime dell’Inquisizione, dagli ebrei ai fedeli di altri credi, dai massoni agli omosessuali fino a tutti quei cittadini che ne hanno subito le tragiche conseguenze. L’ufficializzazione di una riparazione storica, insomma, che tuttavia non mira all’apertura di vecchie ferite, né tantomeno all’incitamento contro qualsiasi istituzione, laica o religiosa, ma che esprime un desiderio di riparazione chiaro, serio e conciliante, insieme a un appello alla tolleranza positiva e alla convivenza pacifica per tutti.

L’Inquisizione, inizialmente creata per contrastare movimenti ritenuti eretici, “pratiche islamizzanti”, stregoneria e omosessualità, nel XVI e XVII secolo pone al centro della sua attenzione gli ebrei portoghesi o i loro discendenti, accusando i ‘nuovi cristiani’ (molti dei quali convertiti forzatamente) di mantenere pratiche giudaizzanti o cripto-ebraiche. In particolare, è nel 1496 che gli ebrei iniziano ad essere espulsi dal Paese. Poi – decenni dopo le ondate di antisemitismo che hanno portato a rappresaglie o a veri e propri massacri, come quello di Lisbona nella Pasqua del 1506 – a sancire la fine catastrofica della vita ebraica in Portogallo, l’arrivo dell’istituzione ecclesiastica e dei suoi tribunali nel 1536, con migliaia di ebrei costretti alla conversione e in fuga. L’impatto è devastante, con l’eliminazione degli ebrei portoghesi dalla comunità nazionale. Ora, a distanza di trecento anni dalla sua fine, il ‘risarcimento’ per uno dei momenti più bui della storia ebraica e portoghese.

A commentare con l’Adnkronos l’approvazione della legge, è la Federazione Sefardita Italiana: “Speriamo che questo giorno creerà una maggiore consapevolezza di questo oscuro capitolo della storia ebraica e portoghese, che getta ancora un’ombra gigantesca in tutto il mondo, con decine di milioni di discendenti di comunità ebraiche spagnole e portoghesi ancora disconnesse da qualsiasi conoscenza dei loro antenati. Discendenti di ebrei in Portogallo, Spagna e America Latina – spiegano – sono sempre più interessati ai loro antenati ebrei e stanno studiando le loro radici attraverso test del DNA”.

Per David Gerbi, presidente della Federazione Sefardita Italiana, “la nuova legge portoghese credo che aumenterà un altro livello di comprensione delle radici profonde e condivise tra il popolo ebraico, il popolo portoghese e le popolazioni latine e ispaniche, molte delle quali sono il risultato della disconnessione forzata dovuta all’inquisizione. Dal 26 maggio al 31 maggio del 2019 – spiega ancora Gerbi – sono stato invitato assieme ad altri presidenti delle federazioni Sefardite degli ebrei di tutto il mondo a visitare il Portogallo ebraico. Sinagoghe di tutti i posti ebraici. Siamo stati ospiti del governo portoghese e accolti dal ministro del turismo portoghese”.

“Tutti posti che ci hanno permesso di visitare – racconta ancora – grazie anche alle guide eccezionali. Ci hanno permesso di conoscere la storia degli ebrei portoghesi dal tempo della nuova emigrazione fino ai nostri giorni. Grazie agli sforzi che sono stati fatti, siamo rimasti molto impressionati dal metodo, dalla professionalità e dalla collaborazione che abbiamo sperimentato nel rispetto della storia ebraica. Mi sento di esprimere anche a nome degli altri il nostro profondo rispetto del ‘Museo della frontiera della pace’ che si trova a Vilar Formoso che ci ha lasciato profondamente colpiti. Un ringraziamento particolare – aggiunge – va ovviamente a sua eccellenza Ana Mendes Godinho (già Segretario a di Stato del turismo del governo del Portogallo, ndr.) e tutto il suo staff per la calda accoglienza, la professionalità, il rispetto per la storia degli ebrei sefarditi e per tutti gli sforzi che sono stati fatti attraverso azioni concrete. Siamo molto grati all’ex presidente della comunità israelitica di Lisbona, Gabriel Steinhardt, e il presidente della federazione Sefardita di Israele, Haim Cohen, per essere riusciti a orchestrare in modo eccellente la vista in Portogallo della prima delegazione mondiale Sefardita di tutto il mondo”.

“E’ stata un’esperienza meravigliosa – sottolinea Gerbi – dove ho ritrovato parti di me riconoscendomi negli sguardi altrui, nei sapori, nei colori e negli odori. Ho gioito e ho pianto nel vedere quanto hanno sofferto i nostri antenati per mantenere viva la religione e la tradizione ebraica. La cosa che mi ha fatto più male – spiega ancora – è stata quella di vedere dipinti in un quadro tanti bambini piccoli e piccolissimi, disperati, abbandonati per strada e levati ai genitori, che venivano incarcerati perché colpevoli di essere ebrei. Bambini abbandonati poi portati in orfanotrofio e convertiti al cristianesimo . Ho pianto di gioia – racconta – nel vedere le strategie delle donne per mantenere di nascosto vivo lo Shabbat, mettendo i due lumini dello Shabbat dentro una apparente oliera”.

“Un viaggio – conclude il presidente della Federazione Sefardita Italiana – pieno di sofferenza, apprezzamento, condivisione e riconoscenza verso il nuovo Portogallo, che riconosce le proprie colpe e se ne assume la responsabilità per costruire un nuovo futuro attraverso il ricordo del passato, il reincontro del presente e la speranza del futuro”.


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