Coronavirus, Altomonte: “debito Italia verso 160%, usare Mes” 

Pubblicato da in data 25 Marzo 2020

Coronavirus, Altomonte: debito Italia verso 160%, usare Mes

Pubblicato il: 26/03/2020 18:26

La crisi economica verso cui stanno andando le economie europee farà impennare i debiti pubblici dei Paesi dell’eurozona, che dovranno sostenere le imprese e garantire i prestiti delle banche. Parte di quel nuovo debito pubblico potrebbe però essere garantita dal Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, con basse condizionalità legate al sostegno dell’economia colpita dal Covid-19. Altrimenti a fine 2020, terminato il programma di acquisti della Bce, alcuni Paesi potrebbero trovarsi ad affrontare tensioni sul mercato obbligazionario. Tensioni talmente forti da mettere a rischio la tenuta dell’area euro.

A dicembre, spiega Carlo Altomonte, docente di Economia dell’integrazione europea all’Università Bocconi di Milano, intervistato dall’Adnkronos, quando la Bce avrà terminato il proprio programma di acquisti e la crisi che sarà superata, “ci troveremo con rapporti debito/Pil in tutti i Paesi superiori del 20-30% rispetto ad ora, come in una guerra. Questo ci porrà il problema di come gestire questo debito, posto che in Europa ci sarà un accesso asimmetrico al mercato, dato che ci saranno Paesi che dal 60-65% del debito/Pil arriveranno all’85-90%, come la Germania, e altri, come l’Italia, che dal 120% arriveranno al 150-160%“. Un problema per l’Italia, quando dovrà aprire le aste per rifinanziare il debito.

Bisogna quindi attivare la solidarietà europea, garantendo una parte di quel nuovo debito con il Mes. “Quello che si può fare oggi -spiega l’economista- è utilizzare i prestiti del Mes con una condizionalità molto bassa“, impegnandosi a utilizzare i fondi per ripristinare le condizioni economiche precedenti la crisi e “per sostenere la ripresa post-Covid. Non per comprare Alitalia o finanziare Quota 100″.

In questo momento in Europa il dibattito sull’utilizzo del Mes è molto acceso, con alcuni Paesi, fra cui l’Italia, che vorrebbero utilizzarlo senza le condizioni in stile Grecia attualmente previste, e i Paesi nordici, che chiedono di applicare tutte le condizionalità. Il ricorso al Mes, spiega Altomonte, “in questo momento non è gradito da nessuno, ma probabilmente è proprio lì che arriveremo”. E il punto di incontro fra i fronti opposti potrebbe essere proprio di usarlo con basse condizioni.

In realtà, continua Altomonte, in questo momento basterebbe anche un gesto minimo da parte dei Paesi dell’Eurogruppo. “Se il Mes annunciasse semplicemente l’apertura di una linea di credito da 200 miliardi di euro con prestiti in caso di problemi di finanziamento senza bisogno di andare sul mercato, ma da legare a interventi Covid, per il mercato sarebbe un segnale importante”.

Se invece non si trovasse alcun accordo “fino a dicembre non succederebbe nulla, perché la Bce dovrebbe comprare 120 miliardi di carta italiana”. Poi, però, avverte Altomonte, “cominceranno le tensioni per capire se la Bce può continuare il programma di acquisto. L’Italia a quel punto potrebbe avere problemi nell’accesso al mercato” e potrebbe essere costretta a farsi prestare soldi da altri Paesi, come la Cina. Mettendo a rischio la tenuta della stessa eurozona.


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