Coronavirus in carcere, Garante: “Nuovo contagio” 

Pubblicato da in data 25 Marzo 2020

Coronavirus in carcere, Garante: Nuovo contagio

Pubblicato il: 26/03/2020 17:28

Aumentano i casi di contagio da coronavirus in carcere. Oggi un “nuovo caso si è verificato con l’immediato trasferimento in ospedale”, ha riferito il garante nazionale per i diritti dei detenuti Mauro Palma sottolineando che “in taluni casi” non è possibile rispettare i criteri di isolamento all’interno dei penitenziari a causa del sovraffollamento.

Le sezioni di isolamento precauzionale sono 138 in 102 Istituti e ospitano 257 persone detenute. Tuttavia – ha sottolineato Palma – la tipologia delle stanze di questi reparti varia da istituto e istituto e in taluni casi non corrisponde al significato specifico della parola isolamento – denuncia il garante – Per esempio, un reparto di un Istituto a tal fine destinato è costituito da cinque stanze di cui quattro sono a tre letti e una a due letti e ospitano 14 persone“. Mentre “la finalità di efficacemente isolare coloro che possono essere venuti in contatto con altri risultati positivi richiede una numerosità e varietà di spazi che il sistema attualmente non riesce ad assicurare perché tuttora particolarmente affollato”.

Mentrea Milano è morto un assistente capo della polizia penitenziaria. Si tratta di un 48enne pugliese in servizio nel Nucleo provinciale delle traduzioni e dei piantonamenti.

Problemi vengono segnalati anche a Lecce dove, denuncia il Sappe, “da più di 7 giorni le poliziotte aspettano l’esito del tampone“, denuncia il segretario nazionale Federico Pilagatti. “Ancora una volta l’inadeguatezza delle Istituzioni nell’affrontare delicate questioni sanitarie sta penalizzando dei servitori dello Stato che, invece di essere tutelati in questa battaglia al coronavirus – afferma – oltre che essere costretti a combattere senza alcun mezzo di difesa, vengono pure abbandonati al loro destino”.

“Il 12 marzo scorso, nel carcere di Lecce, una detenuta si è sentita male avvertendo i sintomi del coronavirus – riferisce il sindacato di polizia – . Portata in carcere qualche giorno prima insieme alla figlioletta, è stata soccorsa dal personale di polizia penitenziaria femminile e dal personale medico. Alla donna è stato immediatamente fatto il tampone e l’indomani è stata ricoverata all’ospedale di Lecce perché dichiarata positiva”. Da qui la denuncia: “Non hanno avuto la stessa fortuna le poliziotte che sono venute a contatto con la detenuta – spiega Pilagatti – messe in quarantena a casa loro a contatto con i familiari senza sapere se sono state contagiate o meno”. Solo “sei giorni dopo, è stato fatto loro il tampone per verificare la positività o meno al virus. Oggi, 26 marzo (13 giorni più tardi) le poliziotte non conoscono ancora l’alcun esito”.

Ma in questo momento di preoccupazione e paura un gesto di solidarietà e partecipazione arriva dai detenuti di Regina Coeli, che si offrono per donare il sangue per le necessità dell’emergenza sanitaria in atto. I detenuti del carcere romano di Regina Coeli, si legge sul quotidiano online del ministero della Giustizia, “hanno deciso di scrivere una lettera per esprimere vicinanza a chi sta soffrendo e combattendo contro un nemico invisibile e spietato: ‘Nel modo più semplice tendiamo una mano verso il prossimo, sebbene ognuno di noi ha potuto commettere errori, che portano alla privazione della libertà, assumendoci colpe e responsabilità, non rimaniamo indifferenti a questo dramma che sta mettendo in ginocchio non solo la nostra nazione ma il mondo intero'”.

“L’attenzione dei detenuti di Regina Coeli nei confronti di chi si trova in difficoltà ed è in prima linea contro l’avanzare del Covid-19 non si ferma alla sola vicinanza ma si traduce anche in un aiuto concreto”, riferisce il quotidiano online, che riporta il testo della lettera. “Con la nostra solidarietà intendiamo raccogliere una modesta somma di denaro per donarla. Inoltre, siamo a conoscenza che c’è urgente bisogno di sangue, e siamo disposti volontariamente a donarlo. Con questa nostra lettera – concludono i detenuti – vorremmo dimostrare la nostra gratitudine verso i medici, infermieri, volontari e tutti coloro che stanno combattendo contro questo virus mettendo a rischio la propria vita a favore altrui”.


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