Coronavirus, Antigone: “Braccialetti non possono essere la soluzione per le carceri” 

Pubblicato da in data 30 Marzo 2020

Coronavirus, Antigone: Braccialetti non possono essere la soluzione per le carceri

Pubblicato il: 31/03/2020 15:44

“Abbiamo appreso, dal decreto attuativo del ‘Cura-Italia’, che i braccialetti elettronici messi a disposizione per il controllo delle persone detenute che potrebbero accedere agli arresti domiciliari sono 5.000, di cui 920 già disponibili. Il provvedimento prevede l’installazione di un massimo di 300 apparecchi a settimana. Numeri ampiamente insufficienti per affrontare l’emergenza coronavirus e le ricadute drammatiche che potrebbe avere sul sistema penitenziario. Con il numero di installazioni attualmente previste, gli ultimi detenuti usciranno dal carcere infatti tra oltre tre mesi, quando ci auguriamo la fase acuta legata al diffondersi del Covid-19 sarà già ampiamente alle spalle”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

“Il Parlamento e il governo insieme devono disinnescare i rischi della bomba sanitaria in carcere, ponendo le condizioni affinché in carcere si assicuri distanziamento sociale a garanzia di detenuti e poliziotti. I detenuti con meno di due anni di pena sono circa 15 mila – ricorda Gonnella – Se due terzi di loro oggi uscissero le condizioni sarebbero nettamente migliorate. Si tratta di persone che vanno mandate agli arresti domiciliari entro un paio di settimane e non nell’arco di mesi, con forme di controllo diverse dal braccialetto, altrimenti dal punto di vista sanitario la misura non avrebbe senso. Noi abbiamo presentato diversi emendamenti per arrivare all’obiettivo di ridurre in fretta i numeri, e qualsiasi intervento che vada in questa direzione è benvenuto”.

“Un altro aspetto che va affrontato con urgenza è quello dei trasferimenti dei detenuti – sottolinea ancora il presidente di Antigone – Mentre nel mondo libero stiamo impedendo alle persone di spostarsi dal proprio comune, in quello penitenziario continuano i trasferimenti da un carcere ad un altro, con tutti i rischi che questo comporta e con un importante aggravio del lavoro condotto dal personale medico che presta servizio negli istituti di pena. Bisogna essere consapevoli che l’unico modo per affrontare l’impatto che questa crisi potrebbe avere nel sistema penitenziario è garantire le stesse politiche che si stanno applicando per le persone libere. Ora che si intravede la luce fuori – conclude Gonnella – evitiamo che si entri nel tunnel carcerario”.


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