Coronavirus, Federfiori: “Negozi non possono aprire, confusione da governo” 

Pubblicato da in data 30 Marzo 2020

Coronavirus, Federfiori: Negozi non possono aprire, confusione da governo

Pubblicato il: 31/03/2020 17:36

La categoria dei fiorai “è in ginocchio” a causa della chiusura delle attività imposta dalle restrizioni per il Coronavirus. “Ogni negozio conta una perdita tra 15 mila e 20 mila euro, tra merce buttata (5 mila euro in media) spese correnti e mancati guadagni” da quando sono state abbassate le serrande, dal 10 marzo. A riferirlo all’Adnkronos è il presidente di Federfiori-Confcommercio Rosario Alfino. “Capiamo che la nostra è un’attività non essenziale ma rischiamo di perdere il business maggiore dell’anno tra matrimoni (anche di stranieri), comunioni, lauree, ecc.” denuncia Alfino.

“Il governo deve chiarire bene. Non è vero che i negozi di fiori al dettaglio possono riaprire la vendita. Il nostro codice Ateco è ben diverso da quello dei florovivaisti”, aggiunge Alfino che, a nome della categoria dei fioristi chiede con forza che “l’Esecutivo faccia chiarezza. La cattiva comunicazione provoca danni gravi di ordine pratico e di ordine morale: non si può essere superficiali in un periodo drammatico” afferma facendo riferimento alle restrizioni imposte alle attività commerciali e imprenditoriali a causa del Covid-19.

In particolare, il presidente di Federfiori fa riferimento a un post su Facebook della ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova del 27 marzo: “Semi, piante, fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, potranno essere prodotti, trasportati, commercializzati. E potranno essere venduti non solo nella grande distribuzione, ma in tutti i negozi dedicati alla loro vendita”. E’ quanto si legge nel post ma “queste parole riprese dai media nazionali principali non trovano riscontro nella realtà” dichiara Alfino.

“Tutti gli iscritti dell’associazione sono stati informati. Ed è stato chiesto a tutti di tenere i battenti delle attività serrati. Fin quando la legge non sarà modificata” sostiene Alfino che cita il Dpcm del 22 marzo in cui “non si parla del codice di apertura per le attività di commercio al dettaglio di fiori e piante alle quali corrisponde il codice Ateco 47.76.10”.

Il provvedimento del governo autorizza ad aprire le porte al pubblico le sole attività aventi codice Ateco 01, vale a dire quelle agricole, di produzione, che nulla hanno a che fare con le attività dei fioristi, della maggior parte dei garden, dei chioschi, dei punti vendita cui hanno fatto riferimento i mass media in questi giorni, e ancora oggi. Sbagliando”.

“A pagare le spese, a causa di questo cortocircuito informativo sono innanzitutto gli addetti ai lavori. – rimarca il rappresentante di Federfiori a cui aderiscono circa 10 mila negozi su tutto il territorio nazionale – sono già disperati per una situazione economica fuori controllo e in più confusi dal tira e molla di dichiarazioni contrastanti e comunque sempre estranee alla legge”. “Il problema è che qualcuno apra e possa rischiare multe salate” aggiungendo oltre al danno la beffa.


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