Coronavirus, in Africa corsa contro il tempo per fermare contagio 

Pubblicato da in data 30 Marzo 2020

Coronavirus, in Africa corsa contro il tempo per fermare contagio

Foto AFP

Pubblicato il: 31/03/2020 13:43

Il numero dei casi di contagio da nuovo Coronavirus nei 47 paesi africani colpiti dalla pandemia ha superato i 5mila e il bilancio dei morti ha oltrepassato i 170. Questi gli ultimi dati forniti dai Centri di controllo delle malattie dell’Unione Africana. I contagi sono esattamente 5.255, 172 i morti, 371 i pazienti guariti. I paesi che non hanno ancora registrato nessun caso sono sempre meno, tra loro figurano il SudSudan, il Malawi, la Sierra Leone.

Il paese più colpito risulta essere il Sudafrica, con 1.326 casi e due morti, seguito da Egitto, con 646 casi e 41 morti, Algeria, 2.167 casi e 118 vittime e Marocco, con 556 casi e 33 morti. Tanzania e Mauritania si sono andate ad aggiungere nelle ultime ore alla lunga lista dei paesi africani in cui il virus ha fatto morti.

La ministra della Salute della Tanzania, Ummy Mwalimu, ha reso noto he un paziente di 49 anni, “che presentava altre complicazioni” è deceduto a Dar es Salaam. Nel paese ci sono 19 casi confermati, secondo quanto riporta il quotidiano ‘The Citizen”.

Ieri sera il ministro della Salute della Mauritania ha annunciato il primo decesso da Coronavirus, una cittadina francese di origine mauritana entrata nel paese proveniente dalla Francia 15 giorni fa. La donna è morta nell’ambulanza che la trasportava dal suo albergo in ospedale.

Intanto il nuovo direttore del Comitato internazionale della Croce Rossa per l’Africa, Patrick Youssef, ha lanciato l’allarme sulle conseguenze devastatrici per la popolazione e i sistemi sanitari che la pandemia può provocare nel continente. “Siamo impegnati in una corsa contro il tempo per fermare la diffusione del Covid 19”, ha aggiunto ricordando che intanto le guerre proseguono, “i combattimenti non sono cessati”.

Youssef ha richiamato l’attezione sul caso del Burkina Faso, dove ci sono 200 contagi, tra cui almeno sei ministri e l’arcivescovo di Uagadugú, la capitale. L’epidemia si propaga tanto nelle zone rurali quanto in quelle urbane: “Temiamo che continui ad avanzare, ancora di più verso nord verso le regioni colpite dal conflitto”, ha affermato con riferimento sia alla violenza jihadista sia ai conflitti intercomunitari, che hanno provocato 800mila sfollati interni.

A Djibo, la cui popolazione è raddoppiata per l’arrivo degli sfollati negli ultimi mesi “sarebbe impossibile imporre agli abitanti le distanze di sicurezza, se persino l’accesso all’acqua e al sapone è limitato”. Quanto alle zone di conflitto armato, “ospedali, ambulanze e personale medico sono oggetto di attacchi”. Nel nord del Mali, il 93 per cento delle installazioni sanitarie sono state distrutte a causa del conflitto. “Come potrebbero dunque far fronte a questa minaccia?”.


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