Coronavirus: ricercatore Cnr in Artico, ‘continuo mia ricerca in zona immune da contagio’  

Ricercatore Cnr in Artico: Continuo mia ricerca in zona immune da coronavirus

Pubblicato il: 06/04/2020 17:00

“Mi trovo in uno dei due luoghi sulla Terra che non sono stati toccati dal Covid-19. Una situazione impensabile al momento della partenza. La mia data di ritorno in Italia sarà comunque proprio il Coronavirus a deciderla e poiché nessun collega in questa fase può venire qui rimango io, anche perché ho la responsabilità di portare avanti il mio lavoro e non interrompere la serie climatica di dati che l’Italia sta raccogliendo in Artico da oltre 10 anni”. Così Marco Casula, tecnico dell’Istituto di scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isp) di Venezia, che si trova nella Base Dirigibile Italia del Cnr a Ny-Alesund, nell’arcipelago delle Svalbard, in Artico a circa 1.000 km dal Polo Nord. La sua missione è partita i primi di gennaio e sarebbe dovuto rientrare già a marzo, poi il rinvio dettato anche da ovvie ragioni di spostamento legate all’emergenza sanitaria.

Casula è il solo italiano tra i 30 ricercatori presenti a Ny-Alesund, “una piccola comunità – dice – in questo momento unita più che mai data la tipologia della ricerca polare”. L’isolamento non gli pesa (per un ricercatore “vivere isolati non è inconsueto”), tra l’altro, sottolinea, “la mia attuale condizione di isolamento non è proprio la stessa che vivono gli italiani e i cittadini di tanti Paesi: io posso uscire, godermi questi ambienti unici e magnifici, avere contatti umani con i colleghi delle altre stazioni di ricerca internazionali… in questo senso mi ritengo in una posizione privilegiata”. Ma è soprattutto la passione per il proprio lavoro ad “alleggerire il peso della lontananza e della solitudine, anzi – specifica -sto vivendo questa situazione come un allenamento per una prossima missione in Antartide, che mi piacerebbe poter fare. In ogni caso possono tenermi in costante contatto con i miei genitori e i miei amici attraverso internet, per rassicurarmi sulle loro condizioni”.

Ma perché l’Artico è uno dei due luoghi sulla Terra, con l’Antartide, immune dal Covid-19? “Non è tanto una questione ambientale, quanto piuttosto che la comunità delle Svalbard è assai rarefatta. Considerando, ipoteticamente, che si arrivasse lì già contagiati, sarebbero poche le possibilità di estensione del Covid-19”, afferma all’Adnkronos il presidente del Cnr Massimo Inguscio. A riprova dunque di quanto il distanziamento sociale sia efficace e fondamentale per fronteggiare l’epidemia. La crisi che stiamo vivendo, secondo Inguscio, dimostra anche l’importanza delle moderne tecnologie, il loro “trionfo” visto che “il nostro ricercatore, in contatto diretto con le basi che abbiamo a Lecce, può continua a lavorare a un esperimento molto importante che riguarda il nostro pianeta”. Nessuna intelligenza artificiale lì, “la differenza la fa ancora l’uomo collegato con il resto del mondo”.

L’attività principale di Marco Casula riguarda il campionamento di particolato atmosferico e di neve superficiale. In pratica il suo lavoro consiste nel gestire gli strumenti che raccolgono il particolato su filtri che poi verranno analizzati in laboratorio in Italia. Informazioni “utili allo studio dei processi e dei cambiamenti climatici in corso”, assicura il ricercatore. “L’Italia è protagonista nel mondo per questo tipo di ricerche”, aggiunge Inguscio.

“In questa cittadina, che per me ormai è una sorta di famiglia, nessuno è straniero e i rapporti vanno oltre le difficoltà che alle volte si possono incontrare, come quelle linguistiche”, racconta ancora il ricercatore del Cnr rivelando che il primo con il quale ha stretto rapporti a Ny-Alesund è stato proprio un ricercatore cinese. “Tutto sommato, non nego che alle volte un momento di tranquillità da solo me lo prendo volentieri…”

“Questa situazione di emergenza ha ulteriormente rafforzato la necessità di cooperazione scientifica, logistica e operativa tra tutti i paesi che operano a Ny-Alesund e questa – conclude – è una lezione che mi sembra sia da cogliere e mettere in pratica nel futuro, anche quando questa emergenza sarà finalmente superata. Qui alle Svalbard e, in generale, nel mondo”.