New York e il cibo made in Italy, il business è crollato 

Pubblicato da in data 7 Aprile 2020

New York e il cibo made in Italy, il business è crollato

(Afp)

Pubblicato il: 08/04/2020 18:48

E’ presto detto, “il giro di affari è diminuito del 90%”. A raccontarlo all’Adnkronos è l’italiano Marco Sueri, che a New York lavora in una società d’importazione di prodotti alimentari made in Italy di qualità destinati ai ristoranti. Ma il problema non è soltanto l’immediata emergenza coronavirus. Se non ci sarà un intervento governativo, spiega, molti ristoranti rischiano di non riaprire più a causa dei costi proibitivi di affitto e assicurazione.

“Noi importiamo ingredienti italiani, ora abbiamo i magazzini pieni di prosciutti, parmigiano, farina, pasta che stanno fermi perché i ristoranti sono fermi”, racconta Sueri dalla sua casa di New York, dove lavora in smart working con i pochi locali che ancora funzionano con le consegne a domicilio. Qualcuno, aggiunge, sta cercando di puntare sul ‘delivery’ di alta cucina per Pasqua.

“I grandi gruppi di ristoranti, hanno chiuso e licenziato subito, tre settimane fa. Il business ha cominciato a crollare più o meno quando è iniziata la crisi in Italia. Quando sono poi apparsi i primi casi, la gente ha cominciato ad andare meno al ristorante, i giovani no, ma i professionisti ricconi e anziani sì, molti sono andati nelle seconde case, del resto qui nessuno qui vieta di farlo”, spiega Sueri. Anche nella società dove lavora ci sono stati “riduzione del personale e degli stipendi di chi è rimasto”, aggiunge, sottolineando che in America “è importante avere un lavoro anche se non ti pagano, perché significa avere l’assicurazione medica”.

Il grosso problema sarà il dopo, sottolinea Sueri. “A New York gli affitti dei ristoranti stellati possono arrivare a 70-80, forse anche 100mila dollari al mese, e tanti ne pagano almeno 20mila. In più c’è l’assicurazione, se hai una cucina di un ristorante devi fare l’assicurazione anti incendio per tutto il palazzo, sono 30-35mila dollari al mese se ti trovi in una bella zona. Se uno riapre fra quattro mesi, non ce la fa con l’arretrato, è un bel problema a New York”, nota Sueri, secondo il quale servirà qualche forma di intervento del governo.

A New York i ristoranti sono tantissimi, “ogni persona mangia in media 3,5 volte fuori casa in una settimana”. E la società dove lavora Sueri non rifornisce solo ristoranti italiani, ma anche americani e francesi. Molto arriva normalmente via nave nei container, dove paradossalmente ora c’è molto posto, ma poca domanda. Gli ingredienti freschi viaggiano in aereo, ma oggi con i pochi voli disponibile è molto costoso. Così, anche se sono arrivate richieste di acquistare mozzarelle e burrate, non è possibile soddisfarle perché si tratta di quantitativi ridotti e il viaggio incide troppo sul prezzo, racconta ancora Sueri.


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