Capo missione ‘Alan Kurdi’: “Situazione sempre più difficile, governo ci aiuti”  

Capo missione 'Alan Kurdi': Situazione sempre più difficile, governo ci aiuti

Afp

Pubblicato il: 14/04/2020 20:08

di Elvira Terranova

“La situazione sulla nave ‘Alan Kurdi’ sta diventando sempre più complicata. Ci sono a bordo 149 persone che non hanno spazio per muoversi, e dopo dieci giorni temo che la situazione possa degenerare”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Jan Ribbeck, il capo missione della nave ‘Alan Kurdi’ della ong tedesca Sea Eye, che da più di dieci giorni naviga nel Mediterraneo dopo avere soccorso le quasi 150 persone, tra cui due donne e molti minori. “I profughi possono stare solo in piedi – racconta il capo missione tedesco al telefono dalla nave – perché non sappiamo dove stiparli”. Al momento nessuno di loro accusa i sintomi del coronavirus. Anche se il tampone non è stato fatto, perché a bordo non ci sono.

La nave si trova a “Nord di Palermo”, come dice il capo missione, ma “nonostante le numerose sollecitazioni alle autorità italiane, finora non abbiamo ottenuto risposte“, dice ancora Jan Ribbeck. “Noi seguiamo solo i notiziari per cercare di capire cosa accade – dice ancora – siamo felici che le autorità italiane, grazie anche alle sollecitazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, forse si stanno attivando per trovare una soluzione”. La soluzione potrebbe essere quella di una nave da turismo, come la Gnv Azzurra per effettuare la quarantena.

“Noi capiamo, naturalmente, la grave crisi che sta vivendo l’Italia a causa del coronavirus – dice ancora Jan Ribbeck – Infatti siamo in contatto anche con Germania, perché l’oing è tedesca, noi stiamo chiedendo una soluzione anche alle autorità tedesche. E spero tanto che ci possa essere una cooperazione tra Italia e Germania. Ma temo che sarà molto difficile, vedremo quello che accadrà nei prossimi giorni”.

Poi, il capo missione della nave ‘Alan Kurdi’ ribadisce le condizioni in cui versano i 149 naufraghi a bordo. “Molti di loro hanno subito torture in Libia – dice – e hanno il terrore di essere riportati proprio in Libia da cui sono scappati. Ecco perché dopo dieci giorni chiedono di potere approdare in Europa. A loro non interessa restare in Italia, chiedono di potere andare in un luogo sicuro, senza guerra e dove c’è la libertà”.

Poi, parlando del decreto che è stato firmato nei giorni scorsi da quattro ministri (Viminale, Salute, Infrastrutture ed Esteri) Jan Ribbeck dice: “L’anno scorso Salvini aveva chiuso i porti per un calcolo politico, oggi è diverso. Perché c’è una esigenza di salute per i cittadini a causa del coronavirus e lo posso capire. E’ un diritto nazionale, però noi qui parliamo del diritto alla vita. Significa che ogni persona che si muove deve sottostare alla quarantena, e naturalmente noi ci sottoporremmo volentieri a una quarantena. E’ una misura giusta”.

Jan Ribbeck si augura che “nelle prossime 48 ore si possa trovare una soluzione, anche perché il tempo sta peggiorando”. E spera che possa avvenire il trasbordo s una nave per fare la quarantena. L’ipotesi è al vaglio della Protezione civile, come ha detto oggi il capo della Protezione civile Angelo Borrelli.