Facci: “Così ho violato le regole, la mia giornata ribelle in montagna” 

Facci: Così ho violato le regole, la mia giornata ribelle in montagna

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Pubblicato il: 14/04/2020 16:45

di Enzo Bonaiuto

“Ora spezzo le catene, martedì vado al mare”. L’annuncio nel titolo della prima pagina di ‘Libero’ nella domenica di Pasqua riportava l’annuncio del suo editorialista Filippo Facci, in aperta ribellione contro le regole anticoronavirus, che impediscono di uscire dal proprio Comune di residenza se non per motivi di lavoro o di salute e limitano ai dintorni della propria abitazione le passeggiate all’aria aperta. E oggi è martedì… “Infatti, ora sto fuori casa: non al mare, come quel titolo erroneamente annunciava, ma da buon ‘alpino’ sto in montagna, sul Resegone“, riferisce il giornalista e scrittore, raggiunto telefonicamente dall’AdnKronos.

“Sono appena arrivato su, non in cima naturalmente ma più in basso, dopo un paio d’ore di camminata; e ora mi preparo a ridiscendere, senza aver incontrato nessuno, neanche la famosa ‘capretta’ del mio articolo di domenica; e dunque senza aver contagiato nessuno né essere stato contagiato da alcuno, rispettando responsabilmente la vita mia e quella degli altri, che nessuna passeggiata in montagna, al parco o al mare potrà mai mettere a repentaglio. Mentre la mia libertà individuale, che vale almeno quanto il diritto alla salute, beh quella sì che è messa a repentaglio dalle continue marce in avanti e indietro di questo governo!”.

Racconta Facci: “Ho preso la tangenziale, direzione Lecco, fino ai piani d’Erna, sotto il Resegone, attorno agli 800 metri d’altitudine e a piedi, con il ‘passo di montagna’ da buon alpino, sarò arrivato in un paio d’ore fin verso i 1.300-1.400 metri. Il tutto, senza Gps e senza la minima intenzione di chiamare il Soccorso Alpino in caso di difficoltà: me la caverò da solo, come sempre. Ma se non mi faccio mettere l’app di localizzazione dal Cai, figuriamoci se me la faccio mettere dal premier Conte! Non mi faccio togliere i diritti civili da questo Governo, obbedisco solo alla Regione Lombardia, sto diventando secessionista…”.

Ora, “dopo aver mangiato due panini e dopo questa telefonata con l’Adnkronos che mi sta facendo rifiatare, mi appresto a ritornare giù, a riprendere l’auto e fare una cinquantina di chilometri per tornare fra un’ora a casa mia”, prosegue il suo racconto Filippo Facci. E il mare? “Quello non l’ho mai detto, nonostante il titolo un poco fuorviante, anche perché il più vicino a me sarebbe quello della Riviera Ligure – osserva lo scrittore -. Ho solo detto che se proprio devo schiattare per coronavirus, molto meglio farlo davanti a una bella spiaggia sul mare che dentro casa davanti a Netflix…”.

In mattinata, la giornata di Facci è trascorsa “andando a prendere con la macchina la mia colf per portarla al mio appartamento e poi alla fine riportarla a casa sua, per evitarle di prendere i mezzi pubblici che lei giustamente ritiene pericolosi; a trovare il mio figlio più piccolo; a fare la spesa al supermercato con annessa inevitabile fila; a scambiare due chiacchiere con il mio portiere, che non vedevo da diverso tempo perché ha appena terminato il periodo di quarantena dopo essere stato contagiato dal coronavirus”.

In tutta la mattinata, come del resto nel pomeriggio, ‘confessa’ Facci, “nessun controllo. Anzi, dirò di più: in giro, per strada e sulla tangenziale, da Milano Lambrate dove abito alle varie mete raggiunte, c’erano molte più persone del solito, c’era quasi traffico rispetto alle strade deserte dei giorni passati. Sembrava quasi che avessero letto tutti il mio articolo di domenica e avessero deciso di attuare la mia stessa forma di protesta… ma questa è solo una battuta, ovviamente”.

Spiegava Filippo Facci nell’articolo domenicale su ‘Libero’: “Io da martedì uscirò liberamente e sfacciatamente per le strade del mio paese e lo farò in spregio a un governo indegno e cialtrone che si illude di poter giocare a tempo indeterminato con le mie libertà individuali e con il mio diritto di parola e di espressione. Voglio chiarire una cosa: io non ho il coronavirus; continuerò a mettere guanti e mascherine e rispetterò le distanze come tutti i cittadini devono fare e come dovranno fare ancora per molto tempo. Ma non mi farò mettere ‘app’ sul telefono che equivalgono al braccialetto dei carcerati o alla dittatura cinese, non mi farò spiare da un drone, anzi se ne vedrò uno o abbatterò con la fionda.

E ancora: “Io non ho affollato e non affollerò autostrade e raccordi come gli idioti ufficialmente ligi alle regole che si sono spostati per Pasqua e Pasquetta ma col giustificativo il tasca. Io continuerò a rispettare le forze dell’ordine per cui ho una deferenza quasi maniacale, patirò le conseguenze delle mie azioni quali che siano”. Ma “io martedì esco, venitemi a prendere. Le leggi e le regole e soprattutto la Costituzione le conosco meglio di voi e lo so bene che un periodo di emergenza può giustificare la limitazione della libertà personale proporzionata al pericolo in corso: ma qui non lo è, non lo è più, perché qui il pericolo non sono io: non sono io se prendo la macchina a vado a farmi un giro in montagna dove rischio di incontrare al massimo una capra”.

Quindi, “bene: il tempo è scaduto. Se il mio Stato si chiamasse Lombardia, continuerei a obbedire come ho sempre fatto, perché è gente seria o farei il mio dovere civico anche se fossi in disaccordo, perché loro, loro sì, hanno fronteggiato uno tsunami da soli. Ma da questo governo non accetto più la privazione dei miei diritti fondamentali a tempo indeterminato, non meno importanti del diritto alla salute, come in altri Stati non accade. Da martedì esco. E se mi ammalerò, se schiatterò, sarò libero di andarlo a fare in una spiaggia vuota, guardando il mare, non Netflix…”.