Oms: “Valutare stato immunitario per ripresa lavoratori”  

Pubblicato da in data 14 Aprile 2020

Oms: Valutare stato immunitario per ripresa lavoratori

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Pubblicato il: 15/04/2020 19:01

“Stiamo cercando di fare una valutazione del rischio molto precisa, tenendo conto non solo della singola attività lavorativa, ma della filiera e dei trasporti. Occorre valutare, nel caso della riapertura, lo stato di salute dei lavoratori, determinarne l’appartenenza a una classe di età a rischio, comprendere molto bene lo stato immunitario e la suscettibilità del contagio“. Lo ha chiarito Ranieri Guerra, direttore vicario Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa alla Protezione civile a Roma. “Le cose cambiano con il tempo e si apprendono diverse nozioni, si sa molto di più dell’andamento epidemico. La valutazione del rischio è la procedura essenziale per capire che cosa può riaprire e in base a quali prerequisiti permettere la riapertura. Intendiamoci, è vitale per la struttura economica del Paese riaprire, ma occorre stabilire il rischio per ridurlo a zero prendendo misure specifiche. La Lombardia sarà la Regione pilota di quello accadrà nelle altre Regioni, credo che in qualche misura debba essere cauta e valutare con estrema attenzione la quantificazione di questo rischio“.

DATI E IMMUNITA’ – “Credo che quando avremo tutti i dati a disposizione, parlo dei dati veri di popolazione di tutti i Paesi avremo una normalizzazione delle curve che saranno tutte estremamente simili, perché questo non è un virus patriota o selezionatore di questa o quest’altra etnia, colpisce tutti allo tesso modo, ci può essere una diversa progressione temporale ma dategli tempo e vedremo che alla fine dell’anno avremo tutti i paesi europei nella tessa condizione”. Rispondendo all’ipotesi del giornalista sul fatto che ci siano disparità fra Paesi nel numero dei guariti, Guerra ha subito premesso “che vengano curati meglio altrove rispetto a noi dubito fortemente, perché il nostro è un sistema all’avanguardia e questo deve essere chiaro a tutti”. Quanto ai dati “ricordiamo che questo è un virus che ha colpito tutti ma anche alcune classi di età e persone con morbosità preesistenti, dunque la revisione analitica di ciò che sta succedendo deve tenere conto della popolazione reale. Bisogna capire il profilo dei malati, dei guariti e dei deceduti”. “Stiamo valutando la durata dell’immunità, al momento non la conosciamo. Pensiamo che l’immunità sia durevole, ma quanto può durare è tutto da verificare”.

MASCHERINE – “La raccomandazione dell’Oms permane per quanto riguarda le persone che camminano per strada: usare le mascherine è fuori dalle raccomandazioni. Può cambiare la previsione su un raggruppamento di persone in luoghi chiusi”. “Le mascherine ci sono”, ha evidenziato Guerra rispondendo ad una domanda. “La quantità di mascherine necessarie dipende poi da quando e da cosa si prevede di riaprire – ha aggiunto – l’approviggionamento andrà rinforzato e si deve avere un target quantitativo che dipende da questo. Poi ci sono anche approfondimenti specifici, ad esempio quante mascherine per persona? Dipende dall’attività lavorativa, a chi è sottoposto ad uno stress lavorativo forte non gli basta una mascherina. Io credo – ha precisato Guerra – che il commissario Arcuri ha bisogno di raccomandazioni precise per l’acquisto di mascherine. Piuttosto che viceversa. Noi dobbiamo dire al commissario, servono 100 milioni di mascherine e il suo target di acquisto sarà quello”.

RESIDENTE SANITARIE ASSISTENZIALI – “Credo che il massacro che abbiamo visto debba essere un’occasione non da disperdere, non da dilapidare, per ripensare seriamente al sistema di erogazione delle cure e dell’assistenza” ha detto Guerra rispondendo alle domande sulle morti nelle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali al centro di inchieste giudiziarie. “La questione delle strutture extraospedaliere è assolutamente fondamentale”, ha sottolineato Guerra, convinto che a “questa situazione drammatica che stiamo vivendo” debba seguire “una revisione dei percorsi di presa in carico e di integrazione socio sanitaria”. Nonché la “comprensione che una popolazione che invecchia probabilmente ha bisogno di qualcosa di più che erogare uno standard di letto o di metratura quadrata. Ci deve essere molto di più”, ha ammonito. In merito alle Rsa, ha continuato il Dg aggiunto dell’Oms, “io faccio parte di un’Agenzia che chiede al Governo cos’è successo? E come mai? Sicuramente ci sono degli standard di prevenzione delle infezioni nosocomiali che devono essere molto, molto più cogenti: procedure vincolanti”, ha precisato, ricordando fra l’altro che “l’Italia, con la Turchia e con la Grecia, era già un Paese record per le resistenze antimicrobiche”. E proprio l’allarme ‘super batteri’ invulnerabili agli antibiotici “era già indicatore di una diffusione non approfondita delle buone prassi per il controllo e la prevenzione delle infezioni nosocomiali”. “Questo credo sia un tema all’attenzione del ministro e delle amministrazioni regionali, perché alla fine la responsabilità per l’erogazione di cure e assistenza sta da quella parte”, ha puntualizzato Guerra auspicando un “rafforzamento forte duraturo di tutto l’impianto territoriale della sanità e dell’assistenza in questo Paese. Perché se è vero che” in Italia “abbiamo strutture ospedaliere di eccellenza, dobbiamo avere anche strutture territoriali di eccellenza. La concertazione con la rete territoriale della medicina generale è fondamentale” e serve un sistema di “sorveglianza attiva. La seconda fase di gestione dell’epidemia – ha avvertito l’esperto – passa inevitabilmente attraverso un territorio più rafforzato”. Secondo Guerra si è spesso enfatizzato il problema del taglio dei posti letto negli ospedali italiani. Ebbene, “io non contesto i tagli – ha chiarito – In alcune situazioni un’ottimizzazione di risorse doveva essere fatta altrimenti il sistema sarebbe stato insostenibile, ed è stata fatta con grande capacità e intelligenza gestionale”. E’ invece “la capacità preventiva del Paese” quella che “è andata diminuendo, a favore di una struttura curativa”. Ma “un Dipartimento di prevenzione” ben funzionante, “una rete di strutture capace di erogare vaccinazioni in modo capillare”, sono per l’esponente Oms “il presidio fondamentale e il pre-requisito di sistema per cui si può pensare alle riaperture. Credo che il ministro” della Salute Roberto Speranza “abbia molto chiaro questo e stia provvedendo a un rafforzamento massiccio delle strutture territoriali”.


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