Dall’Isis ai talebani, come gli estremisti sfruttano l’emergenza 

Pubblicato da in data 15 Aprile 2020

Dall'Isis ai talebani, come gli estremisti sfruttano l'emergenza

Foto Xinhua

Pubblicato il: 16/04/2020 13:45

Sfruttare l’emergenza creata dal coronavirus per lanciare nuovi attacchi contro le potenze occidentali indebolite dalla pandemia o per mostrare l’efficacia della strategia sanitaria messa in atto nelle zone sotto il loro controllo: così i gruppi estremisti islamici in Medio Oriente, Africa e Asia vogliono sfruttare il momento per reimporre la loro agenda. La prima strategia, ad esempio, è stata adottata dai miliziani dello Stato Islamico (Isis), che hanno lanciato appelli ad approfittare della situazione per compiere attentati. La seconda, invece, è quella messa in atto dai Talebani, che hanno diffuso immagini di come stia funzionando il sistema sanitario nei territori afghani dove sono presenti.

I primi a intervenire sul Covid-19 sono stati proprio i jihadisti dell’Isis, che sulla loro rivista al-Naba hanno descritto il coronavirus come una punizione per le ”nazioni crociate”, sollecitando quindi ad attaccare l’Occiedente indebolito dalla pandemia. Ma le ultime edizioni della stessa rivista sono più caute e invitano i musulmani a non sentirsi immuni dalla malattia, nonostante continui la retorica di accusare gli Stati Uniti dell’ateismo e dell’immoralità che avrebbero causato la pandemia. ”Stanno dicendo che la pandemia è sicuramente una volontà divina, ma l’intenzione non è chiara. Per cui i musulmani si devono pentire e prendere le misure necessarie a evitare di contrarre” il virus, ha detto Aymenn Jawad Al-Tamimi, ricercatore del Programma sull’estremismo alla George Washington University, citato dal Guardian.

”L’Isis sta raccomandando ai suoi membri e ai suoi sostenitori una serie di linee guida per la loro salute, ma li sta anche invitando a non mostrare misericordia verso i Paesi occidentali e a continuare ad attaccarli sfruttando la loto debolezza”, aggiunge al-Tamimi. Sempre l’Isis ha detto ai suoi uomini di non recarsi nei Paesi occidentali per condurre gli attacchi, chiedendo a chi già vi si trova di agire. E’ di ieri l’arresto, da parte della polizia tedesca, di quattro jihadisti dell’Isis sospettati di voler attaccare obiettivi americani in Germania.

Diversa la linea adottata da al-Qaeda, che la scorsa settimana ha pubblicato sei pagine di consigli e commenti sul Covid-19, affermando che il coronavirus ha gettato ”un’ombra dolorosa sul mondo intero” e che l’arrivo della pandemia nel mondo musulmano avrà conseguenze ”sulle nostre anime, sulla corruzione morale e l’oscenità diffusa nei Paesi musulmani”. Il gruppo fondato da Osama bin Laden ritiene quindi che la crisi causata dalla pandemia sia una opportunità ”per diffondere la fede giusta, chiamare le persone al Jihad sulla strada di Allah e rivoltarsi contro l’oppressione e gli oppressori”.

In questo contesto c’è il timore che la crisi causata dal coronavirus possa fornire ai militanti islamici la possibilità di guadagnare sostegno mentre i governi in Africa e Medio Oriente faticano a rispondere alla crisi.

Anche in Somalia, due settimane fa gli al-Shabab si sono riuniti per discutere della pandemia e hanno deciso di consigliere ai musulmani di prendere precauzioni contro quella che hanno definito la malattia delle ”forze crociate che hanno invaso il Paese e degli infedeli che le sostengono”. Un leader di al-Shabab, Fuad Mohamed Khalaf, intervenendo in una moschea nel sud della Somalia ha detto di rallegrarsi dell’Occidente che soffre, affermando che ”il coronavirus ha scoperto la debolezza di chi si ritiene una superpotenza come gli Stati Uniti, la Francia, l’Italia, la Germania e la Gran Bretagna”.

In Afghanistan, i Talebani si sono detti pronti a sostenere qualsiasi organizzazione umanitaria sia intenzionata ad aiutare le vittime del coronavirus o lavori per diminuirne la diffusione, offrendosi anche di collaborare con le autorità locali in alcune zone dell’Afghanistan. I Talebani hanno anche diffuso immagini di loro medici che distribuiscono sapone, maschere e guanti nella provincia orientale di Nangarhar, oltre che di leader che enunciano le precauzioni da adottare per contenere i contagi.

Senza mezzi termini la propaganda adottata da Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram in Nigeria, che ha diffuso un audio nel quale afferma che l’Islam è l”’antivirus” e contesta come un ”attacco alla fede musulmana” la decisione di chiudere le moschee e di sospendere il pellegrinaggio alla Mecca come misura di distanziamento sociale per contenere i contagi.

Ma c’è anche un altro rischio, secondo gli esperti, e riguarda la difficoltà di combattere l’estremismo islamico nel mezzo della pandemia. ”E’ sicuramente corretto affermare che il Covid-19 danneggerà gli sforzi messi in atto per garantire la sicurezza interna e la collaborazione internazionale contro l’Isis, permettendo ai jihadisti di prepararsi meglio a nuovi e grandi attacchi terroristici”, ha affermato l’International Crisis Group. In Iraq ad esempio, dove la diffusione del Covid-19 ha portato all’interruzione delle attività di addestramento della coalizione internazionale a guida Usa e al ritiro di alcune truppe straniere, la scorsa settimana si è registrato un aumento degli attacchi a firma Isis.


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