L’imprenditore De Vellis: “Fare presto con liquidità, a rischio il Paese” 

L'imprenditore De Vellis: Fare presto con liquidità, a rischio il Paese

Pubblicato il: 16/04/2020 20:11

Il dl liquidità è un provvedimento vuoto” che non permette di risolvere i problemi dell’accesso alle liquidità alle imprese. E senza “queste liquidità” indispensabili “il sistema rischia di saltare”: “non hanno idea dei problemi concreti, di che cosa sia l’economia reale, dell’impatto di questa crisi sul lavoro e sulle imprese“. A suonare il campanello d’allarme è Ennio De Vellis, l’amministratore delegato di De Vellis Servizi Globali, una società che opera nei settori dei traslochi, dei trasporti, dell’edilizia e dell’ambiente e che occupa circa 160 dipendenti. Per l’imprenditore c’è anche la necessità “di riapre subito le attività” per evitare “danni irreparabili e devastanti“.

“Il dl liquidità – spiega De Vellis – è un provvedimento che crea numerosi problemi. Nel provvedimento vengono collegati i versamenti alla diminuzione del fatturato. Ma il fatturato non implica che l’azienda ha incassato. Potrei avere mantenuto un fatturato sostanzialmente inalterato rispetto allo stesso mese dell’anno scorso perché ho già fatturato servizi ma non aver incassato nulla. E così non avrei diritto alle liquidità per me necessarie. E invece comunque dovrei versare l’Iva e i contributi senza aver incassato nulla. Al mese il mio fatturato è 1,1-1,2 mln di euro ma questo mese ho incassato 150 mila euro“. Quello che manca oggi, quindi, osserva De Vellis, “non è redditività ma liquidità. La redditività probabilmente rischia di mancare più avanti ma in questa fase il problema è la mancanza di liquidità”.

Ma non solo. L’altra perplessità di De Vellis riguarda i prestiti alle imprese da oltre 25.000 euro. “Oltre i 25mila scatta l’indagine da parte delle banche sul merito creditizio. A che cosa serve la Garanzia dello Stato se serve un’istruttoria da parte dell’Istituto di credito. Se un’azienda stava già in difficoltà a febbraio e ancora di più a marzo rischia di non potere avere quel prestito”.

“Per un’indagine sul merito creditizio – osserva poi l’imprenditore – ci vogliono dai 1,5 ai 3 mesi. Si arriverà al 30 giugno e le aziende non avranno i finanziamenti delle banche per poter far fronte agli impegni”, sottolinea l’imprenditore che punta il dito anche “sul fatto che le banche sono lasciate libere. Nel provvedimento non c’è certezza sui tassi di interesse e non sono stati previsti i binari sui quali si dovrebbero muovere le banche. Con una garanzia dello Stato al 100%, e non al 90% come per questa fattispecie, le banche sarebbero più propense a concedere il finanziamento”.

Ad oggi poi, rileva De Vellis che fa l’imprenditore da oltre 40 anni, “nessuno sa niente” nelle banche ma “non c’è tempo da perdere” : “se non si fa presto crolla il sistema”. Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga “poi non ne parliamo. Nel Lazio c’è un ritardo pazzesco”. Con il provvedimento “non è previsto che l’azienda anticipi e quindi i lavoratori devono aspettare che l’Inps eroghi“.

Una situazione, quindi, particolarmente allarmante per le aziende che spesso sono state costrette a chiudere. “Ci ha bloccato lo Stato. Ci hanno detto che dovevamo essere chiusi ma a differenza di altri Paesi non c’è il sostegno necessario. Come facciamo a pagare i fornitori che di solito paghiamo a 60-90 giorni se non abbiamo incassato nulla? Con quale liquidità? Il Governo deve fare presto per fornire le liquidità alle imprese altrimenti il sistema salta. Non conosce l’economia reale: avrebbe dovuto convocare 20 commercialisti, di quelli seri e 20 imprenditori veri al tavolo per capire le dinamiche e quali erano gli interventi necessari”.

“Arriviamo da 10-12 anni di difficoltà. Il codice degli appalti e le gare ‘al maggior ribasso’ hanno ucciso le imprese che producono lavoro e ricchezze. Invece ‘il maggior ribasso’ è il cancro che ha divorato: le imprese serie e reali non si possono permettere di tagliare i prezzi del 30-35-40%”, sottolinea ancora De Vellis. E ora con questa crisi causata dall’emergenza coronavirus “non posso neanche più attingere ai miei risparmi, in 10-12 anni ho finito le riserve”.

Per De Vellis quindi non c’è scelta: l’esecutivo ora “deve parlare urgentemente con le banche” e concedere i finanziamenti “con garanzie al 100% dello Stato” e bisogna riaprire le attività il prima possibile. “La situazione è molto seria. Dobbiamo riapre immediatamente le attività con tutte le precauzioni del caso perché bisogna tutelare la salute dei dipendenti che sono il nostro vero patrimonio. Ma – ribadisce – dobbiamo riaprire subito altrimenti i danni saranno irreparabili e devastanti. Noi siamo pronti a riaprire, i dispositivi per i lavoratori mi sono costati 6-7 mila euro mentre in Germania si distribuiscono dispositivi gratuitamente. Ma tant’è. Siamo pronti a riaprire”.